MotoGP Jerez, il ritorno in pole di Pedrosa. Dominio Honda. Seconda fila per Vinales e Iannone, terza per Rossi e Lorenzo

La Casa dell'Ala dorata detta legge in qualifica. Ma la gara è domani...

No, non è la Moto3, ma anche in MotoGP come nella classe cadetta tre Honda occupano di forza la prima fila con il resuscitato Pedrosa in pole (1’38.249) davanti a Marquez per 49 millesimi e a Crutchlow (pure scivolato) per due decimi (+0.2014).

Non è stata una passeggiata, anzi, una dura esaltante battaglia sul filo dei millesimi di secondo fin sotto alla bandiera a scacchi che alla fine premia il guizzo di Pedrosa, tornato davanti a tutti – seppure per adesso solo in qualifica- dopo due lunghi anni di astinenza, dal round della Malesia nel 2015.

Sorride sornione il piccolo Dani, anche dominatore delle libere, forse più preoccupato che felice per aver messo dietro, seppur di un soffio, l’iper blasonato coéquipier. Ma Marc sta al… gioco, solo imbronciato per la sua sbavatura alla curva 12, e invece gongola per l’exploit del connazionale finalmente di nuovo ai vertici e forse utile in gara e in campionato nel gioco di squadra contro gli avversari.

Da dietro, primo della seconda fila, Vinales si gode – si fa per dire – la scena sperando invece che i tre davanti domani, più che aiutarsi fra loro, si ostacolino a vicenda permettendogli sin dalle prime battute l’aggancio con i battistrada e soprattutto la possibilità di battersi senza interferenza con il suo vero “nemico”, Marquez.

Jerez è circuito tecnico e “da pelo” dove conta il manico e conta, più del motore, una moto equilibrata per cui appare strano vedere oggi tre Honda scodinzolanti davanti a tutti e le Yamaha solitamente “sui binari”, dietro, in seconda e terza fila le due ufficiali di Vinales e Rossi (settimo +0.659) e sempre in seconda fila con Zarco (sesto tempo +0.612).

Vedremo in gara, anche perché se in gara farà più caldo sarà il solito terno al lotto scegliere la gomma giusta che permetta il passo adeguato dall’inizio alla fine. In queste due giornate, pur se inizialmente ostacolate da uno tempo malandrino, c’è stato anche il ritorno al festival delle carene coi… “baffi”. Si capirà, prima o poi, fra regolamenti inutili e esigenze reali di aerodinamica e di guidabilità, se queste famose “alette” (diverse fra le varie Case) avranno o no un futuro.

Non ci siamo dimenticati di Rossi, già nominato sopra per il suo non esaltante crono ma, visto il passato, è lecito pensare che domani in gara Valentino ritrovi il suo passo “corsaiolo” buttandosi nella mischia per il podio. Nel 2016 il Dottore fece cappotto: pole e trionfo in gara! E domani?

Tanto meno ci siamo dimenticati di Andrea Iannone, giunto dalla Q1 dopo prove difficili, poi in gran recupero e splendente e alla fine in seconda fila (+0.495), attaccato a Vinales, sperando che l’abruzzese della Suzuki possa finalmente battersi con i primi senza … esagerare, con la lucidità adeguata. Sia il pilota che la Suzuki meritano un risultato eclatante in grado di dimostrare con i fatti il potenziale espresso ancora in modo incompiuto.

E Lorenzo? E Dovizioso? Il maiorchino della Ducati scatterà domani dalla casella numero otto (+0.661), praticamente a un …palmo da Rossi. Bei tempi, quando i due erano così vicini ma due file più avanti. Tant’è. Jorge è apparso decisamente più rinfrancato dei primi tre round stagionali: non è ancora padrone della moto come ai tempi della Yamaha ma non pare più così intimorito. Vietato illudersi ma non è vietato sognare.

Dovizioso pare avere il mal di mare, un week end fin qui, davvero in burrasca, alla fine nelle nebbie della 14esima posizione. Scherzi della sorte: fin qui era Lorenzo a soffrire e Dovizioso a fare sperare, a Jerez è stato fin qui il contrario.

Aprilia e Ktm meritano un discorso a parte, aspettando la corsa. Domani gran gara, gran circuito, gran pubblico. Festa del motociclismo rientrato finalmente in Europa.

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