Amarcord, quel mitico e magico appuntamento del 19 marzo a Modena

Ogni anno nell'inimitabile scenario dell'autodromo emiliano l'apertura stagionale delle corse internazionali

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Per 15 anni, dal 1961 al 1975, il 19 marzo ha rappresentato per gli appassionati di motociclismo, una data mitica. Nel giorno di San Giuseppe, infatti, all’autodromo di Modena terminava il lungo letargo invernale di circa sei mesi, un appuntamento da non perdere perché avviava ufficialmente la nuova stagione delle corse di velocità valide per il campionato italiano seniores ma con l’ambita qualifica “internazionale”. Quindi i piloti italiani si misuravano quindi con i principali assi stranieri fra cui Surtees, Hailwood, Saarinen, Read, Ivy, Redman, Taveri, Bryans, Degner, Perris, Andersson, Sheperd, Minter, Torras, Nieto, Findlay, Gould, Lansivuori ecc.

Le corse si svolgevano in uno scenario particolare, davvero splendido e maestoso, nello spettacolare autodromo (chiamato aerodromo perché sede dell’aeroporto) nel cuore della città, all’ombra della stupenda e imponente Ghirlandina, un maxi stadio con vista sull’intero tracciato. Solo in quel circuito emiliano, in inverno dominato da una fitta nebbia, era possibile osservare l’intero percorso seguendo in tempo reale le battaglie dei propri beniamini, senza perdere neppure un metro. Ciò dava a questo autodromo davvero un tocco magico, con un pubblico sempre numerosissimo ed entusiasta.

Dalla mia città, Pesaro, si partiva verso la città emiliana verso … mezzanotte, per lo più in comitiva, su camioncini di fortuna, appiccicati dentro la Topolino o la 500 di un amico, o con Vespe, Lambrette e motorini, una … avventura lungo la via Emilia alberata e nebbiosa.
Il sottoscritto, da semplice tifoso poi da inviato di quotidiani e periodici nazionali e da supporter e/ manager di piloti e Team, non ha mai mancato l’appuntamento del 19 marzo, festa di San Giuseppe.

Una storia indimenticabile con pagine di grandi corse, dalla prima del 1961 con le vittorie del compianto Franco Farnè (Ducati) nelle 125, Provini (Morini 250) e Liberati (Gilera 500). Nel 1962, Francesco Villa (Mondial 125), Provini (Morini 250), Hailwood (MV Agusta 500); nel 1963, Torras (Bultaco 125), Provini (Morini 250), Hailwood (MV Agusta 500); nel 1964, Spaggiari (ultima vittoria MV Agusta 125), Agostini (prima vittoria Morini 250), Venturi (Bianchi 500); nel 1965, Mandolini (Mondial 125), Provini (Benelli 250), Agostini (MV Agusta 500); nel 1966, Bryans (Honda 125), Provini (Benelli 250), Agostini (MV Agusta 500); nel 1967, Walter Villa (Mondial 125, Grassetti (Morini 250), Pasolini (Benelli 500); nel 1969, F. Villa (Honda 50), Walter Villa (Montesa 125), Pasolini (Benelli 250 e 500).

Gare da epopea, inserite nella insuperabile cornice della Mototemporada, un funambolico tour con tappe che iniziavano il 19 marzo a Modena, proseguivano sui circuiti cittadini e non a Riccione, Rimini, Cesenatico, Cervia Milano Marittima, Imola, Pesaro, Monza, Vallelunga, San Remo Ospedaletti e nei primi anni in molte altre città. Per non parlare dei tanti circuiti cittadini teatro del campionato velocità juniores 125-175-250 e side.

La Mototemporada emiliano-romagnola (allargata geograficamente) era – come già scritto - un tour pre-mondiale e, oltre ai piloti big del mondiale (stranieri e italiani), contava sulla forte presenza di Case Made in Italy quali MV Agusta, Benelli, Morini, Bianchi, Aermacchi, Mondial, Ducati, Villa, MotoBi, Paton, Linto, Parilla, Rumi (prima anche Moto Guzzi e Gilera e poi Morbidelli, Minarelli, MBA, Sanvenero, Aprilia): una presenza che garantiva qualità tecnico-agonistica, show e tifo … da stadio, anche se – come abbiamo più volte scritto su Motoblog – non era tutto oro quel che luccicava.

Malati di nostalgia? Male non fa. Senza memoria non c’è futuro. E si capisce poco anche il presente.

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