SBK, spunta la "3a gara". E’ questa la "trovata" salva-crisi?

Per aumentare l'audience della Superbike spunta l'idea di portare a tre le gare di ogni round...

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Campionato Mondiale Superbike 2017 - Quasi tutti gli addetti ai lavori insistono nel non ammettere la crisi della Superbike ma continuano a cercare "vie nuove" per riportare il mondiale delle "derivate" di serie agli antichi splendori. Se il giocattolo funziona perché modificarlo? Evidentemente la crisi del Mondiale SBK c'è e non riguarda solo lo show sbiadito causa la "dittatura" del binomio Rea-Kawasaki bensì l'identità stessa di una categoria che non è più né carne né pesce e non ha più nemmeno un campione-star, personaggio emblematico e rappresentativo di questo tipo di corse, né tanto meno un binomio in armi del tipo Agostini-Pasolini o Rossi-Biaggi.

Le ultime "trovate" della Dorna – l'anticipo al sabato di Gara-1, le ulteriori modifiche "livellatrici" ai regolamenti tecnici e la nuova griglia-bluff di Gara-2 – non hanno migliorato lo stato di salute della Superbike che ha addirittura fatto passi indietro con la Superpole privata oramai di gran parte del suo antico interesse, con la presenza di una sola gara domenicale ecc. In Italia (con due Case ufficiali "tricolori" in lizza quali Ducati e Aprilia e nostri Team d'eccellenza, oltre a piloti di valore) la Superbike si "difende" ancora negli ascolti tv (anche perché è a febbraio-marzo l'unica possibilità per superare l'astinenza... invernale) pur rimanendo dentro il perimetro dei "soli" appassionati (audience rispettabile ma al livello di una media partita di calcio di serie A e abissalmente inferiore a quello della MotoGP) e rischiando di essere presto "dimenticata" quando inizierà il mondiale MotoGP, forte di ben altro appeal e di ben altri numeri davanti alla tv e sugli spalti degli autodromi.

In questo quadro, appunto, c'è chi si affanna a tirar fuori l'ennesimo coniglio dal cilindro, stavolta proponendo una Superbike con... tre gare ogni round invece di due: di fatto cancellando la Superpole sostituita sabato mattina con una mini-gara (una decina di giri poco più, circa quindici minuti di corsa-bagarre), con griglia stabilita dai tempi del venerdì, con Gara 1 e Gara2 possibilmente riportate entrambe di domenica, la prima più corta con start alle 11, la seconda di lunghezza "normale" con start alle 13. E' l'idea giusta? Mai dire mai. Però pare proprio solo una tempesta (annunciata) in un bicchier d'acqua, una riproposizione del "già visto" anche perché le tre gare nello stesso week end ci sono già a Brands Hatch nella finalissima del British Superbike.

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Il problema non è quello di dividersi fra "rivoluzionari" e "conservatori" ma capire che la rivoluzione non è il ballo delle debuttanti e se si fa davvero (la rivoluzione) deve cambiare la sostanza della realtà – appunto – rivoluzionandone la radice, non con "trucchetti" che coprono solo le rughe e lasciano il tempo che trovano. Insomma, se si rigira nel pentolone lo stesso minestrone, minestrone resta. Allora? Allora serve una analisi seria e approfondita sullo stato di salute reale della Superbike, sulle cause vere della sua crisi, proponendo un "nuovo" campionato nel contesto di quello che è oggi la velocità del motociclismo dominato dal Motomondiale, in primis dalla MotoGP. Il fatto che i due campionati hanno lo stesso "proprietario" (Dorna) dovrebbe favorire la ricerca della migliore soluzione.

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Nei fatti non è così (almeno fin qui) perché Dorna ha fatto e fa (giustamente?) della MotoGP il proprio gioiello essendo la "sua" gallina dalle uova d'oro. Dorna ha acquistato il WSuperbike perché non voleva alcun concorrente sul campo mondiale delle corse di velocità. In altre parole ha tagliato le gambe all'ulteriore sviluppo della Superbike lasciandola quindi a bagnomaria, in mezzo al guado. La crisi economica mondiale ha fatto il resto, per cui Dorna non sa più che pesci prendere limitandosi a gestire i frutti della dorata MotoGP. Dorna deve dire che cosa vuole dalla Superbike, dove portarla, in quale rapporto con la MotoGP. Il punto è uno: la Superbike "autonoma" dal Motomondiale (MotoGP) o due categorie complementari? Riportare la Superbike a vere e proprie derivate dalle moto supersportive di serie (addirittura con gare "dentro" il we del Motomondiale, al posto della Moto2?) o accentuare le caratteristiche da quasi prototipi in un campionato proprio com'è oggi? La strada da battere è quella della partnership dei due campionati, salvaguardando l'autonomia di entrambi. C'è una importante questione che riguarda i piloti.

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Alla Superbike serve una rinnovata griglia di partenza formata da un mix di due diverse generazioni di piloti con due diversi tipi di percorso e di esperienza: servono nuovi giovanissimi piloti prodotti e provenienti da una nuova categoria di moto derivata dalla serie quale ad esempio la inedita 300cc bicilindrica dai costi abbordabili e accanto a questi "giovani leoni" servono piloti-campioni, già affermati e di prestigio, validissimi "seniores" della MotoGP pronti a cambiare campionato – dalla MotoGP alla Superbike - non nella logica del "cimitero degli elefanti" bensì nel concetto (soprattutto per motivi anagrafici) che ogni stagione dà i suoi frutti e quindi poter affrontare la Superbike come nuova avvincente sfida in una diversa fase della attività sportiva professionistica.

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Abbiamo già scritto su Motoblog: "Per incentivare questo passaggio serve un limite di età dei piloti MotoGP: arrivati ad esempio a 35 anni (o dopo determinati punteggi in classifica) non si può più rimanere in MotoGP. I passaggi fra le due categorie di grandi campioni come è stato per Biaggi, Melandri, ecc. poi Hayden, Bradl ecc. non avverrebbero più come mosche bianche prese al volo ad uso e consumo di una stagione ma in modo organico e sulla base di regolamenti validi per tutti, con l'ausilio diretto di grandi case e grandi Team, in rappresentanza di più Nazioni ecc.

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Ciò, oltre a dare una prospettiva nuova a chi esce dalla MotoGP, oltre a galvanizzare la nuova Superbike, produrrebbe un valore aggiunto sulla produzione di serie per l'apporto di esperienza altamente qualificate di certi campioni, come hanno già dimostrato Max Biaggi e Carlos Checa per Aprilia e per Ducati. Non solo, con l'uscita dalla MotoGP di piloti per limiti di età, si aprirebbero spazi per nuovi giovani talenti". In definitiva, non è il momento dei palliativi: è l'ora del coraggio per una svolta vera. Altrimenti la Superbike rischia, se non di scomparire, di retrocedere a campionato di serie B.

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