Honda RC213V-S: quando "sotto" c'è una vecchia CBR

Sognate una Honda RC213V-S ma i 185.000 euro necessari per portarvela a casa non li avete nemmeno a Monopoli? Non preoccupatevi, è un problema comune a molti di noi: proprio per questo, un appassionato inglese ha deciso di farsela da sé!

La Honda RC213V-S, la versione stradale della MotoGP portata in gara da Marc Marquez e Dani Pedrosa, ha fatto parlare molto di sé fin da quando era solo una voce di corridoio, un'indiscrezione che circolava sulle pagine della stampa specializzata e sulle bocche degli addetti ai lavori: inutile dire che alla sua presentazione la race replica dell'Ala Dorata ha generato un vero e proprio vespaio di polemiche, dividendo letteralmente gli appassionati.

C'è chi la accolta come l'ennesimo capolavoro tecnologico di "mamma Honda", chi si è limitato a un "Bella, ma che prezzo!" e chi invece -mosso probabilmente da una certa antipatia per la casa di Tokyo- l'ha bocciata sul nascere.

I detrattori hanno puntato il dito principalmente contro la cifra da capogiro necessaria per portarsela a casa (185.000 euro, effettivamente non proprio a buon mercato) e contro una scheda tecnica che non è poi così strabiliante da giustificare il surplus di costo rispetto alle molto più economiche supersportive "comuni".

Honda RC213V-S 2015

Non entreremo in questa diatriba, limitandoci a dire che sì, effettivamente forse il prezzo è eccessivo anche per un simile gioiello su due ruote, ma sfidiamo chiunque a dire che, trovandosi nelle condizioni economiche di poter sborsare una simile cifra, non si porterebbe a casa questa MotoGP stradale sorella dei prototipi che vincono sulle piste del Motomondiale.

Ovviamente a sognarla sono in tanti, a potersela permettere molti di meno: come con tutti i mezzi da sogno, che si tratti di moto sportive, da corsa o di supercar, c'è chi nell'impossibilità finanziaria di mettersela in garage ha pensato di costruirsela in casa, partendo da una base decisamente più alla portata di tutti.

Quella che vedete nel video in apertura è infatti una replica costruita dagli inglesi di LambChop, realizzata prendendo come base una ventennale Honda CBR 900 RR del 1996.

honda_cbr900rr_1996.jpg

Il lavoro di trasformazione di questa vecchia Fireblade è iniziato nel 2011, ma con tutt'altre intenzioni: si voleva ringiovanirne un po' il look senza però stravolgerne l'aspetto, apportando migliorie anche sul lato tecnico.

Ecco che allora sono arrivati la forcella anteriore di una CBR 1000 RR del 2004, forcellone posteriore e mono-ammortizzatore Ohlins di un'Aprilia RSV 1000, cerchi OZ di alluminio forgiato e una nuova verniciatura ispirata ai tipici colori HRC.

honda_cbr_900_rc213v_replica-5.jpg

Per quanto riguarda il propulsore, invece, il quattro-in-linea da 113 cavalli alla ruota della CBR 900 è stato sostituito da un'unità motrice da un litro di cilindrata proveniente da una CBR 1000 RR del 2005. La potenza è quindi salita a 175 cv all'albero (circa 158 alla ruota) grazie anche allo scarico Akrapovic con collettori in titanio proveniente da una Suzuki GSX-R 750.

Dopo qualche tempo, però, i piani sono cambiati: il risultato non deve aver soddisfatto del tutto i ragazzi di LambChop, che si sono messi al lavoro su modifiche estetiche più radicali.

Nel gennaio 2016, grazie ad alcuni contatti all'interno di Honda Racing, sono riusciti a mettere le mani sulla carenatura in fibra di carbonio di una Honda RC213V del 2013 e su un parafango anteriore proveniente direttamente da una MotoGP ex-Marquez.

Non è dato sapere, invece, da che moto provenga il codino: a prima vista, potrebbe trattarsi del posteriore di qualche moto da Gran Premio (Honda RS 250 o RS 125 modificato?) degli anni 2000.

Contemporaneamente è arrivato anche un telaietto posteriore fabbricato artigianalmente in alluminio, oltre che un nuovo impianto frenante Brembo donato da una Suzuki GSX-R 1000 del 2014 (è Brembo anche la pompa radiale).

Anche la copertura del serbatoio del carburante è in fibra di carbonio, mentre sul versante della strumentazione troviamo un quadro digitale HM.

Grazie alla permissiva legislazione britannica in termini di omologazioni, il proprietario di questa CBR-RC213V ha potuto "metterla in strada" regolarmente: una speciale licenza "Day Time MOT" gli permette di circolare in orario giornaliero anche in assenza della fanaleria anteriore, ovviamente a patto che ci sia luce.

E noi in Italia dobbiamo sentirci dei "fuorilegge" per uno scarico aftermarket...

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