Amarcord, Motomondiale 1956: 60 anni fa i brindisi per i trionfi iridati delle Case italiane

Quel 1956 con le Case italiane sugli allori. Poi la doccia gelata a fine ’57 e l’addio alle corse!

Amarcord Motomondiale – Sessant’anni fa, nel 1956, si chiudeva una stagione iridata solo apparentemente in salute, dominata dai bolidi dell’industria italiana, di fatto rimasta padrona unica del Motomondiale. Nella quattro cilindrate “sciolte”, infatti, le nostre moto dominarono, specie le MV Agusta iridate con Carlo Ubbiali nelle 125 e 250 e con John Surtees nelle 500 nonché con la Moto Guzzi con Bill Lomas nelle 350. Agli tedeschi il… contentino dei sidecars con la BMW di Noli-Cron.

Insomma, in Italia di questi giorni pre natalizi i reparti corse delle nostra principali Case si preparavano a un grande 1957 cercando il bis del 1956 e la stessa FIM (all’epoca l’organizzatrice del Motomondiale) ringraziava il Made in Italy senza il quale le corse non si sarebbero potute fare, non certo a questo livello tecnico e agonistico. Gli acerrimi e storici avversari degli italiani, le Case inglesi e tedesche, avevano di fatto alzato bandiera bianca accampando scuse di vario tipo. La verità era una sola, la totale supremazia delle moto Made in Italy e l’incapacità di Norton, BMW, Ajs ecc. a contrastarle.

A dire il vero, la BMW e la Norton cercarono ancora quell’anno di tener botta affidando la Casa tedesca le sue bicilindriche 500 al signorotto di Hammerau Water Zeller (alla fine secondo dietro a Surtees-MV Agusta) e ai non eccelsi Klinger e Riedelbauch e la Casa inglese le sue monocilindriche ufficiali 500 a tre ottimi giovani, John Trow, Bob Mc Intyre, John Artle di cui – gli ultimi due – diverranno straordinari assi pur se falcidiati anzitempo dalla dea bendata.

All’opposto, in Italia, altre Case si stavano preparando per le corse: la Mondial con una 250 bicilindrica nata dal monocilindrico 125; la Ducati con una fiammante 125 desmodromica affidate alla promessa Degli Antoni, a Romolo Ferri e a Montanari; la Benelli, che pensava al grande ritorno nella 250 dopo la conquista del titolo mondiale del 1950 e il forfait del 1951 causato dalla morte ad Albi di Dario Ambrosini (in effetti la Casa pesarese rientrerà con una inedita mono 4 tempi bialbero nel 1958 a Monza con Silvio Grassetti) e altri marchi “minori”.

Tanto più che le grandi Case alzavano ancora più in alto l’asticella ampliando pure la partecipazione in altre cilindrate. Un esempio viene dalla Gilera che oltre a rafforzarsi nelle cilindrate superiori debutta in 125 con un bicilindrico da 20 CV a 12.000 giri da quasi 200 Kmh! E soprattutto viene dalla Guzzi che dopo il lavoro in gran segreto di oltre due ani, fa debuttare a Imola il 2 aprile 1956 la sua straordinaria 500 8 cilindri 4 tempi, il colpo di grazia – quanto meno sul piano psicologico – per tedeschi e inglesi i quali definirono il bestione di Mandello: “la moto del 2000” non senza prendere un … granchio perché, come si sa, il futuro riserverà a quel bolide e alla Casa dell’Aquila ben altre sorti.

Che il 1956 fosse già un anno di gran tempeste – è l’anno della rivolta d’Ungheria con l’invasione sovietica a Budapest – anticipatore della crisi che di lì a pochi mesi investirà il motociclismo è dimostrato dalla rivoluzione del calendario del motomondiale dove addirittura tre Gran Premi – Spagna, Francia, Svizzera – saltano riducendo il campionato stesso da nove a sole sei prove. Ma i guai non finivano lì. Infatti dal campionato venivano esclusi ben 17 piloti squalificati ad Assen nel 1955 per una protesta sugli ingaggi da… fame: fra questi c’era il fior fiore, gente come Duke, Masetti, Milani, Amstrong, Colnago ecc. Insomma, un gran casino.

Un raggio di sole brillò subito grazie alla MV Agusta che si presentò nel 56 con il nuovo giovane ribelle scanzonato John Surtees, presto il fenomenale “figlio del vento”, l’unico a diventare campione del mondo in moto (7 volte! Su MV Agusta) e in Formula 1 (su Ferrari!).

Fu anche l’anno della prima doppietta nello stesso giorno di un pilota al TT: Ubbiali trionfatore sotto il diluvio delle125 e 250, qui davanti alla inedita Montesa spagnola di Cama. Finalmente l’8 luglio a Spa tornano in gara i 17 piloti squalificati così che Gilera (con Armostrong, Masetti, Duke, Monneret) e Guzzi (con Lomas, Dale, Kavanagh, Grant e Keith Cambell già vittorioso al debutto con la 8 cilindri a Senigallia) potevano schierare le loro armate per contrastare le MV Agusta 125, 250 e 350 e 500 che invece confermarono con Ubbiali e con Surtees una supremazia assoluta che alla fine consentirà la conquista dei quattro titoli mondiali. Mai a nessuna Casa era riuscito prima un tale poker! Per la MV Agusta sarà l’inizio di una lunga serie di trionfi.

A Natale panettone e spumante nei reparti corse dell’industria italiana per brindare ai successi della stagione e a quelli considerati imminenti nel 1957. Domineranno ancora le nostre Case: Mondial (125 con Tarquinio Provini e 250 con Cecil Sandford), Guzzi (350 con Keith Campbell), Gilera (500 con Libero Liberati). Ma, alla fine del ’57, non ci saranno più brindisi. Come una tegolata giunge l’addio alle corse di Guzzi, Gilera, Mondial. E’ la fine di un’epoca, anzi di una epopea. Un colpo durissimo per le corse e per l’industria italiana. La via aperta ai giapponesi.

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