Fisco, la Cassazione accoglie il ricorso di Max Biaggi

Non sono rari i contenziosi fra gli uomini dello sport e il fisco italiano. Biaggi vince una battaglia nella lite con l’erario.

VALENCIA, SPAIN - NOVEMBER 07: Max Biaggi of Italy looks on in paddock during the qualifying practice during the MotoGP of Valencia - Qualifying at Ricardo Tormo Circuit on November 7, 2015 in Valencia, Spain. (Photo by Mirco Lazzari gp/Getty Images)

Alcuni piloti di motociclismo sono finiti nelle maglie del fisco nel corso degli anni. Fra questi anche Max Biaggi. L’asso romano, quattro volte campione del mondo nella classe 250 e due volte campione mondiale Superbike, si era visto contestare alcune condotte tenute nella veste di contribuente.

Contro le salatissime cartelle esattoriali ricevute, aveva presentato ricorso alla Commissione Tributaria regionale del Lazio che nel 2013 aveva confermato il dovere di Biaggi di pagare una multa fuori dalla portata dei comuni mortali. Ciò non era piaciuto al centauro di casa nostra e al suo staff legale. Convinto delle proprie ragioni, il sei volte iridato si era appellato alla Cassazione, giudice di legittimità di ultima istanza delle sentenze emesse dalla magistratura ordinaria. Quest’ultima ha accolto in questi giorni il ricorso, con sentenza 19484/2016.

Per fare chiarezza, entriamo più nel dettaglio. All’origine di tutto c’era un avviso di accertamento dell’Agenzia delle Entrate, con il quale venivano ipotizzati redditi personali più alti nel 2003, partendo dal presupposto della natura fittizia della residenza nel Principato di Monaco di Max, in relazione alla sua adesione allo scudo fiscale del 2001 per regolare attività possedute all’estero.

Questa prova implicita dell'ente di riscossione è stata ritenuta debole dalla Cassazione, che nella sua interpretazione sostiene che l'adesione allo scudo fiscale non dimostra la residenza fittizia all’estero, poiché il contribuente può presentare prova contraria per superare la presunzione di legge. Ciò non chiude il caso, perché lascia aperta ai giudici di merito la possibilità di motivare in modo diverso la pretesa. Al momento Biaggi si gode l’annullamento con rinvio della sentenza di condanna, in attesa di una nuova valutazione.

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