PiperMoto J Series: quando le apparenze ingannano

Prendete il monocilindrico 4T più potente sul mercato e nascondetelo sotto alle improbabili vesti di uno scooter anni '50: è quello che ha fatto John Piper, partendo da una KTM Duke 690

Tra motociclisti e scooteristi, si sa, non corre buon sangue. Chi guida un mezzo a due ruote dotato di cambio a pedale spesso guarda con sospetto a coloro che cavalcano un commuter urbano con variatore, tanto da non considerarli nemmeno appartenenti a quella elitaria cerchia di "veri" utenti delle due ruote.

Ma come la mettiamo se sotto all'aspetto di un tranquillo scooter classico si celasse una fun bike sotto mentite spoglie? Se dietro a quelle forme retrò e a quell'aspetto un po' goffo, si nascondessero il monocilindrico più potente disponibile sul mercato e una ciclistica con cui potersi lasciare alle spalle una bella fetta di supersportive sui passi di montagna?

Eh sì, perchè come dice la saggezza popolare, le apparenze ingannano. Quello che vedete nelle foto è il PiperMoto J Series, scooter realizzato dall'ingegnere britannico John Piper e messo in vendita su ordinazione ad un prezzo non ancora definito.

Che c'è di strano, direte voi. Guardate bene le ruote a raggi da 17", l'impianto frenante con pinza radiale, la grossa forcella WP da 43 mm a steli rovesciati che sbuca dall'abbondante scudo anteriore... vi ricorda qualcosa?

Esatto: dietro al look vintage anni '50 c'è ben altro. E pure di sostanza: le sovrastrutture nascondono infatti il monocilindrico da 690 cc di una KTM Duke, oltre che parte della ciclistica prelevata dalla fun bike austriaca.

I 67 cv del bombardone di Mattighofen permettono a questo singolare scooter di accelerare da 0-100 km/h in poco più di 4 secondi, e raggiungere una punta velocistica di oltre 190 km/h.

Il peso è stato contenuto facendo ampio ricorso ai materiali compositi: la carenatura è realizzata in fibra di carbonio mentre il telaio è un tubolare in acciaio e cromo molibdeno, così da poter rimanere entro i 160 kg.

Molto bello il "cofano" posteriore che si solleva lasciando scoperta la meccanica: ricorda un po' le vecchie auto da corsa a motore centrale, come i leggendari sportprototipi che correvano a Le Mans negli anni '60-'70. Tutto è curato nei minimi dettagli compresa la strumentazione, che con un look decisamente retrò non tradisce affatto il -falso- aspetto mansueto di questa fun bike travestita da... Lambretta.

Allora, avete cambiato idea sugli scooter?

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