Beta gamma Enduro 2017: primo contatto

Luca Viglio ha testato per noi i nuovi modelli che compongono la gamma Beta RR 2017. Pochi ma efficaci upgrade rispetto al 2016, per RR che si riconfermano validissime in ogni situazione.

Test di Luca Viglio

Il 2016 continua ad essere un anno di successi per Beta, il brand italiano che, nel Mondiale Enduro, ha riscosso importanti successi con i piloti Holcombe, Aubert e il nostro Salvini.

Visti gli ottimi risultati a livello agonistico, dove le moto hanno debuttato con una struttura di base più che valida, Beta ha voluto continuare sullo stesso filone per lo sviluppo dei M.Y. 2017, basandosi principalmente sulle caratteristiche che hanno permesso alle RR di contraddistinguersi: facilità di guida, feeling immediato, design e qualità.

Le nuove RR M.Y. 2017 sono una diretta evoluzione dei modelli della gamma precedente, upgrade che derivano direttamente dal mondo delle corse grazie ai feedback di Holcombe e Aubert per il 2t e di Salvini per il 4t.

Cosa è cambiato?

Per quanto riguarda la parte ciclistica, troviamo il telaio in acciaio al cromo-molibdeno con doppia culla sdoppiata sopra la luce di scarico, abbinato ad una forcella Sachs con corsa aumentata di 5mm per un miglior assorbimento degli urti, e olio Liqui Moly, con migliori caratteristiche di stabilità alla temperatura ed ottime doti di scorrimento.

Le piastre di sterzo ricevono un nuovo disegno che le rende più rigide e leggere, mentre al di sopra troviamo un nuovo strumento digitale con funzioni di contaore, contachilometri (parziale e totale), velocità istantanea, media e massima, si aggiunge la funzione di carica della batteria.

Al posteriore rimane il mono Sachs che vanta adesso un nuovo sistema di regolazione delle alte/basse velocità. Cerchi ruote silver con raggi neri Excel, nuovo tappo benzina con valvola integrata e nuova veste grafica a corredo di questi nuovi modelli.

Veniamo adesso ai motori, partendo dai 2t, dove non poteva mancare il comodissimo miscelatore automatico. Entrambe le unità ricevono l'omologazione Euro4 e la centralina è predisposta per la connessione via CAN, che permette di dialogare con gli strumenti di diagnosi generici.

Per la gamma 4t invece, vengono introdotti nuovi assi a camme con profili di alzata che cambiano il carattere dei propulsori rendendoli più facili da guidare ma mantenendo alte prestazioni, troviamo poi nuove molle valvola che consentono di migliorare il rotolamento dei motori al minimo e di ridurre l’effetto del freno motore. Anche qui troviamo la centralina predisposta per la connessione CAN.

Come vanno?

Ho guidato Beta per molti chilometri in gara, disputando una Dakar in Sudamerica e un Merzouga Rally in Marocco. Ho sempre amato questo tipo di moto perché mi ha sempre "portato per mano", rivelandosi una moto concreta, facile, amichevole e veloce.

Ero quindi curioso di provare le rinnovate moto di serie, anche perché, appunto, di serie non le avevo mai provate! Al briefing introduttivo alla prova ci hanno parlato, oltre che delle moto, dei numeri di Beta.

Lungi dall'essere una noiosa autocelebrazione, la cosa ha invece aumentato il mio interesse alla prova. Due dati su tutti: Beta è il secondo produttore di moto da enduro sul mercato italiano, secondo a KTM, e si parla di 950 moto/anno per gli austriaci e 850/anno per Beta. Inoltre, la 300 2t è stata la moto da enduro più venduta nel 2015.

Ho quindi “messo la prima”, pensando che queste cose non succedono per caso. Premesso che amo i motori 2t, ma nell’enduro mi trovo maggiormente a mio agio con i 4t, ho apprezzato sia la 250 sia la 300 a miscelatore; leggere, svelte, con un gran motore.

Quel “qualcosa” in più nel motore della 300 la rende eccellente anche per l’amatore che non deve fare il tempo, mentre sulla 250 ho trovato un animo più orientato al racing, esprime il meglio in mani esperte.

Validissime, per il mio gusto personale, le 4t. La 350 o la 390 sarebbero la mia scelta se dovessi comprare una Beta da enduro: il rapporto tra le ottime prestazioni, la messa a punto del motore e la facilità di guida data dalle ridotte masse volaniche e dal peso ridotto, è davvero ottimo.

Sono moto che si fanno guidare davvero benissimo, ad andature da passeggiata, da trasferimento, o da prova speciale. Come immaginavo le 4t grosse mantengono l’equilibrio eccellente delle piccole, con motori dalle prestazioni maiuscole, senza perdere nulla dell’eccellente messa a punto delle cilindrate minori; anche l’equilibrio dinamico resta validissimo, pur con una piccola e naturale diminuzione dell’agilità.

Alla fine della prova ho trovato conferma alla mia idea: il successo di Beta è dovuto, molto banalmente, al fatto che produce ottime moto da enduro. Sono moto equilibrate, facili, amichevoli ma davvero prestanti; moto con cui l’amatore si trova subito a proprio agio, e con cui il pilota può dare il massimo in gara facendo affidamento su una moto dalle grandi qualità dinamiche.

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Nella pagina successiva, le caratteristiche tecniche

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