MotoGP: Nakamoto, novello Ponzio Pilato?

Il commento sulle recenti dichiarazioni del Vice President HRC, Shuhei Nakamoto...

MONTMELO, SPAIN - JUNE 16:  Shuhei Nakamoto of Japan and Honda Racing Competition HRC  smiles during the Honda press conference for the 100th victory of Honda in MotoGP class during the MotoGp Tests In Montmelo at Circuit de Catalunya on June 16, 2014 in Montmelo, Spain.  (Photo by Mirco Lazzari gp/Getty Images)

Tra poco più di venti giorni, lunedì 1 febbraio, con i test ufficiali a Sepang, prenderà di fatto il via la stagione MotoGP 2016. Torneremo presto sui motivi di interesse, soprattutto quelli tecnici con le novità delle gomme Michelin e della centralina elettronica unica, ma qui non possiamo non commentare le ultime dichiarazioni del vice-presidente HRC Shuhei Nakamoto, in particolare il riferimento alle polemiche fra Valentino Rossi e il binomio spagnolo Marquez-Lorenzo.

Il boss di HRC, vero plenipotenziario in pista della grande Casa dell’Ala Dorata, oltre a confermare piena fiducia in Marc Marquez: “Marc è il numero uno in termini di velocità. Può migliorare, e migliora ad ogni gara: è un pilota fantastico. Eppure non si è ancor visto il miglior Mar Marquez”, sotto traccia fa una autocritica inequivocabile quando afferma: “Siamo concentrati sul rendere la moto meno aggressiva”, come a voler incolpare Honda per una stagione in chiaro scuro togliendo responsabilità al giovane fuoriclasse spagnolo per le sei cadute nel 2015 e per il mondiale poi dominato dai piloti Yamaha. Meno convincente appare invece Nakamoto nel tornare a mettere il dito nella piaga delle note vicende del quasi caos 2015 fra Rossi e Lorenzo-Marquez e soprattutto quando entra nel merito della stagione 2016. Sul recente passato il capo HRC lancia la pietra ritirando poi la mano.

E’ vero, torna a mettere in croce Valentino: “La storia dimostra che Rossi ha sempre attaccato i suoi avversari durante la sua carriera, come Gibernau e Stoner (e Biaggi? n.d.r.). Questa volta è capitato a Marc, ma Marc è un pilota che ammira Valentino. A Valencia io non ero contento, ma lui ha cambiato idea: Valentino è il suo eroe”: Che vuol dire esattamente Mr Shuhei con questo stop and go che pare proprio il gioco delle tre carte? Poi la chiusa di Nakamoto, tutt’altro che convincente: “Spero che i due (Rossi e Marquez n.d.r.) possano lottare come si deve in pista, senza cominciare a litigare in sala stampa o ai box. Non vorrei vedere mai più questo genere di cose”. Anche noi.

Ma in questi casi non si può continuare ad esibirsi in modo salomonico o nella logica del Ponzio Pilato: chi, come Nakamoto ha responsabilità di altissimo livello deve adoperarsi perché vengano rispettate le regole, in pista e quelle del buon senso, fuori. In pista, i giudici di gara devono agire tempestivamente e inflessibilità, senza guardare in faccia a nessuno. Fuori dalla pista (ma anche in gara), una grande Casa come Honda deve innanzi tutto gestire i propri piloti, con le buone o con le cattive, salvaguardando l’immagine della Casa e deve interagire con le Case avversarie (in primis Yamaha) perché ci sia una visione e una gestione di comportamenti comune e utile a salvaguardare il motomondiale, non inteso come corrida per rese dei conti personali, ma come massimo teatro di sane competizioni tecnico-agonistiche.

Insomma, bisogna saper togliere dal fuoco le patate bollenti, saper gestire situazioni delicate, capire come e quando tagliare i nodi, anche con la spada. Per almeno un decennio, fino alla fine degli anni ’50, Guzzi, Gilera, MV Agusta, Norton, Ajs, Bmw ecc avevano squadre con 3-4 piloti ciascuna, con più galletti nello stesso pollaio e con fiocinate – in pista e fuori – fra piloti di Case diverse. La polemica e gli sgarbi – in pista e fuori – non mancavano ma dopo il primo richiamo al pilota che “sgarrava” arrivava il telegramma con una sola parola: licenziato!

Ma anche successivamente la situazione dei momenti caldi e dei rapporti turbolenti non mancarono: Ubbiali e Provini alla MV Agusta, Provini e Agostini alla Morini e poi Agostini e Grassetti alla Morini, Hocking e Hailwood e poi Hailwood e Agostini alla MV Agusta, Agostini e Read alla MV Agusta, Read e Ivy alla Yamaha, su su fino ai giorni nostri. Raramente le situazioni di tensioni fra piloti hanno messo a rischio il buon nome della Casa e del motomondiale. Sempre si è trovato il modo per rimettere a posto le cose. Si dirà: ma oggi è tutto diverso e c’è più libertà di movimento e di parola.

E’ vero. Ma oggi, ancor più di ieri – vuoi per l’impatto del tam tam mediatico vuoi per il gran giro di soldi del business – deve prevalere un sano senso di responsabilità personale e collettivo. Vogliamo mettere il bavaglio ai piloti? No! Vogliamo che (anche) i piloti si comportino da campioni in pista e fuori dalla pista, specie davanti alla tv e sui media. Devono rimanere – specie per i giovani – un esempio di campioni da rispettare perché loro per primi sanno rispettare gli altri, a cominciare dai rispettivi avversari.

Un conto è la battuta (anche al vetriolo) per tener viva la polemica sportiva alla Coppi-Bartali un conto è giocare sporco, strumentalizzare tutto, soffiare senza fine sul fuoco di diatribe infinite. Il 2015 è alle spalle, la stagione 2016 è prossima: spetta alle Case e alla Dorna-Fim far capire che l’aria è cambiata, che non esitono intoccabili e che chi sbaglia paga.

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