8 Ore Suzuka: nessuna traccia o quasi di moto europee

La 8 Ore di Suzuka vinta dalla Yamaha R1 pochi giorni fa è stata l'ennesima gara sul circuito giapponese dove le moto di casa hanno dominato. E le europee?

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Diciamoci la verità... chi, a parte noi pochi appassionati, disposti a guardare ogni gara che veda impiegate almeno due ruote ed un motore, fino a pochissimo tempo fa aveva mai filato la 8 Ore di Suzuka?

Nell'edizione di quest'anno invece è bastata la presenza di Casey Stoner in gara a catalizzare l'attenzione dei media e, conseguentemente degli spettatori. Al di là di questo però, la gara giapponese, che fa parte del circuito del campionato mondiale endurance, resta una ”bestia” strana.

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Strana perché per i costruttori nipponici una vittoria a Suzuka conta quasi come un titolo iridato e strana perché i marchi europei, da quelle parti, ci entrano sempre in punta di piedi, per uscirne senza lasciare grosse tracce (leggi piazzamenti degni di nota).

Ma com'è possibile, che moto come la Aprilia RSV4 e la Ducati 1199 Panigale, protagoniste assolute del mondiale Superbike insieme alla Kawasaki ZX10-R, non riescano a raccogliere risultati nella terra del Sol Levante?

I motivi sono molteplici. Il primo è relativamente facile da comprendere: siamo in Giappone, patria di quattro costruttori che hanno contribuito a scrivere la storia del motociclismo, con i nipponici che sono tendenzialmente nazionalisti.

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Il secondo è perché non si tratta di SBK, ma di endurance, dove conta la regolarità nel lungo periodo molto più della performance sul giro secco, cosa avvalorata dalle molte vittorie della Honda CBR 1000 RR, che nella massima categoria delle derivate di serie non ha mai fatto faville ad eccezione del titolo conquistato da James Toseland nel 2007.

Si tratta perciò di un mix di più bilanciato tra prestazioni di moto e pilota, un po' come avviene nelle road-race (non a caso, nel TT, la Honda sta vincendo a mani basse, in tempi più o meno recenti, con John McGuinness).

Però-però... se si cerca bene nella classifica finale e si ha cura di guardare oltre la top-ten, in effetti qualche moto “straniera” c'è, a cominciare dalla quindicesima e diciassettesima posizione, occupate da delle BMW S1000RR, moto che ha conquistato anche il 29° ed il 30° posto assoluto, subito davanti all'unica KTM RC8 schierata al via.

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Una sola italiana al traguardo delle due che hanno preso il via, la Ducati 1098R del Team Sugai Racing, giunta trentasettesima a diciotto giri dai vincitori, mentre la 1199 Panigale del Banner HKC Racing si è ritirata ad un terzo di gara.

Visto lo schieramento di forze messo in campo dai quattro costruttori giapponesi, sarebbe una bella sfida, da parte di quelli europei, impegnarsi maggiormente per interrompere un predominio che dura da sempre a Suzuka, da quando cioè nel 1978 fu corsa la prima edizione.

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