Assen, prima fila con i "soliti" Stoner, Pedrosa, Lorenzo. Ma domina il tormentone Rossi-Yamaha (o Honda). E Ducati tace

Come sempre, Assen si presenta con un meteo ballerino, fra uno scroscio d’acqua e un raggio di sole. In pista, in queste qualifiche, domina il vento, così com’è il gossip, specie nei commenti tv, a farla da padrone rispetto ai tempi e alla griglia di partenza. Valentino Rossi non “esiste” in pista ma detta legge lo stesso negli infiniti bla bla di chi si arrampica sugli specchi ed elude la realtà del Gran premio.

Questo passa il convento, una minestra riscaldata che nulla aggiunge e nulla toglie a quanto si sapeva e si sa sul tormentone Rossi e dintorni. Contenti? In Ducati fanno buon viso a cattivo gioco. Di fatto ingoiano rospi senza battere ciglio. In altri tempi, nelle grandi Case italiane, Moto Guzzi, Gilera, Mv Agusta, Benelli ecc., la risposta sarebbe stata già data, non con fumosi comunicati stampa o dichiarazioni contorte, ma con chiare scelte aziendali di svolta.

Perchè di debacle si tratta: tutti responsabili, quindi tutti sempre al proprio posto? Siamo nel buco nero. Tant’è. Possiamo leggere le qualifiche dal miglior tempo (Stoner 1’33.713) o rovesciarle, dall’ultimo della top ten (Rossi +1.344): la musica non cambia. Il “canguro” è acciaccato per il gran volo della mattinata ma, in una pista dove il manico fa la differenza, fa... la differenza. Appunto.

Pedrosa fa il suo dovere (+0.288), così come Lorenzo (+0.288), nel ruolo di controllore, a difesa del porprio bottino in classifica generale. Seconda fila con tre giovani leoni, occhio a Bradl (+0.322), in forte e costante ascesa. Crutchlow (+0.773), Spies (+0.931) e Dovizioso, settimo (+0.985) si marcano stretti: c’è in gioco il futuro in Yamaha (factory). Quindi Bautista (+1.004) e Hayden che chiude la terza fila (+1.038) davanti a Rossi che apre la quarta (+1.344). Amen. E se domani piove...

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