Honda CX 500 cafe racer by Kingston Custom

La Honda CX 500 non è certo stata un best seller della Casa giapponese ma conta comunque un discreto numero di estimatori, come dimostra questa realizzazione in stile cafe racer realizzata dall’officina tedesca Kingston Custom. Caratterizzata dal motore bicilindrico a V longitudinale “tipo Moto Guzzi”, con la V tra i cilindri di 80°, anziché 90° come sui bicilindrici lariani, la CX venne presentata nel 1977, quindi oggi è una quasi quarantenne che porta bene i suoi anni.

Un’interpretazione in chiave cafe racer della indimenticata Honda CX 500

Da questo modello, originariamente con cilindrata di 496 cc e 50 CV di potenza, derivarono poi diverse versioni, tra cui si ricorda la Turbo del 1980, mentre la cubatura salì a 673 cc sulla versione 650 del 1982. Questa moto oggi rappresenta una buona base per una customizzazione in stile cafe racer. Molte sono quelle che sfoggiano un look minimalista, un po’ in stile Deus.

Amanti delle meccaniche di un tempo, i tedeschi di Kingston Custom, capitanati dal customizer Dirk Oehlerking, si dedicano da tempo a trasformazioni in stile bobber, scrambler o cafe racer su basi essenziali, tutto sommato semplici da reperire con poca spesa, come Yamaha SR 500 o XS 650, Kawasaki W650, ma anche una Royal Enfield e, ultima in ordine di tempo, una BMW R 75/6 trasformata in una sorta di bobber. Questa è la loro interpretazione in chiave cafe racer di una CX 500 che non lascia nulla al caso o all’improvvisazione.

È l’evoluzione di una precedente versione terminata nel marzo 2013, contraddistinta dalla colorazione marrone scuro che la rendeva più seriosa. Questa volta i tedeschi si lasciano andare a un’interpretazione più audace, senza per questo essere pacchiana o troppo appariscente. La moto è realizzata quasi per intero in maniera artigianale, con pezzi autocostruiti o presi da altre moto e modificati, ma tutti pensati per rendere questo progetto elegante e minimalista.

Una volta smontata, il motore riceve un trattamento superficiale di annerimento, mentre i collettori dello scarico vengono bendati. Quest’ultimo proviene da una Harley-Davidson e se nella prima versione aveva dei curiosi terminali con una pinna finta tipo fish tail, in questa seconda interpretazione sono sicuramente meno fantasiosi ma più eleganti e ricordano vagamente nella forma quelli della vecchie Ducati anni Ottanta, tipo 750 F1.

Dall’avantreno sparisce il piccolo cupolino in plastica, che all’epoca diede a questo modello il soprannome di "plastic maggot".Al suo posto un faro Bates, ornato con una “visiera” donata da un H-D Sportster. Modificata anche la sospensione anteriore mentre tutta la parte posteriore viene alleggerita eliminando i fianchetti laterali e l’ingombrante sellone biposto, sostituito da un sellino monoposto artigianale old style.

Il parafango anteriore è stato tolto, ma il pezzo, opportunamente tagliato, è servito come parafango posteriore, contribuendo ad alleggerire la linea del retrotreno. I semimanubri provengono invece dal catalogo Fehling, mentre i freni utilizzano tubazioni in treccia aeronautica Spiegler e le pedane invece sono quelle di una Yamaha XT 600.

Le gomme Avon da 4.00-19 davanti e 5.00-16 dietro hanno le classiche misure da bobber. I tipici cerchi ComStar, che equipaggiavano anche le Honda GoldWing, hanno le stesse misure di quelli montati sulle versioni Deluxe e Custom, per cui c’è da presumere che i tedeschi abbiano lavorato su questo modello e non sulla versione “base” che invece montava il 18” posteriore.

È bastato riverniciarle in una tinta dorata per donare loro una nuova vita, grazie a un design ancora oggi attuale. La colorazione d’oro prosegue poi su telaio e serbatoio, su quest’ultimo intervallata da un tenue color panna. Infine il ponte di comando è stato semplificato, montando solo un semplice contachilometri, mentre sulla testa della forcella compare una… candela d’accensione.

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