E il design che fine ha fatto?

Aprilia Tuono V4 R 2011,

C'è un modo in cui possiamo descrivere, in linea generale, il design che negli ultimi anni sta distinguendo i nuovi prodotti? "Conservativo" può essere una parola valida. Guardandoci intorno le rivoluzioni stilistiche si contano sulle dita di una mano, e per lo più rappresentano nicchie di mercato che poco contano nelle classifiche di vendita mondiale.

Possiamo prendere come esempio Ducati, per una piccola analisi delle creazioni post-Terblanche, quando Del Torchio, prendendo in mano l'azienda, ha deciso di indirizzarla verso un mercato più ampio, generalista e "di compromesso" stilistico, manifestato per la prima volta con la 1098. Non me ne vogliano gli estimatori, la Superbike di Borgo panigale è bellissima, ma non ha portato niente di nuovo nel panorama mondiale. L'iconica 916, come la controversa 999, sono lontane anni luce in termini di personalità, elemento sacrificato sull'altare dell'efficienza e del gusto per tutti i palati.

Scelta azzeccatissima in termini di mercato, un po' meno in termini di carattere e passione, che anche con le nuove Monster, Streetfighter e Multistrada 1200 sembra essersi affievolita. L'ultima Diavel si inserisce nella piccola nicchia, come già detto, delle moto con mercato limitato e carattere prepotente. Le Sport Classic, moto di ispirazione vintage ed ereditiere della gloriosa ed incompresa SS, sono rimaste a loro volta poco capite, e addio alla produzione.

TEST Yamaha XT1200Z Super Tenere 1200
TEST Ducati 848 Evo e 1198SP
TEST Ducati 848 Evo e 1198SP
TEST Ducati 848 Evo e 1198SP
Honda Crossrunner
Honda Crossrunner
Triumph Tiger 800: Foto ufficiali
Triumph Tiger 800: Foto ufficiali

Possiamo applicare lo stesso concetto di design sportivo ad MV Agusta, alle sue Bellissime F4 ed F3, belle perchè sempre uguali, mentre anche Triumph sta accompagnando i suoi designer verso lidi stilistici più globalizzati. BMW, con la sua asimmetria si salva in corner, forte dell'aver fatto nascere una categoria come quella delle enduro stradali con la GS, che fa dello sguardo schizzato un simbolo da una decina d'anni, poi esteso al resto della produzione fino alla S1000RR, che se non fosse per lo strano schema dei proiettori e degli sfoghi d'aria, non avrebbe nulla di diverso dalle concorrenti.

Saltando in oriente, non cambia la questione per Yamaha che con la Super Ténéré 1200 crea una moto dinamicamente fantastica ma un po' anonima. Pensare che due anni fa ha osato inserendo un frontale mai visto sulla sua sportiva R1, un totale cambio di rotta anche in termini meccanici (albero a croce) che ha avuto un risultato non eccelso nel cuore degli appassionati di moto sportive e nei fan del modello.

Tornando per un attimo in Italia, e dedicando un paragrafo alle tradizioni, non possiamo tralasciare l'ormai impopolare V trasversale Moto Guzzi o l'ultima Aprilia Tuono. La Sportiva scarenata di Noale avrebbe potuto rappresentare l'anti Streetfighter per eccellenza, ma si è preferito tenere la caratteristica del modello invariata: Superbike spogliata e con il manubrio alto, nessun fronzolo modaiolo e risultato che punta solo sull'efficienza e sullo stile rozzo. Risultato deludente per la maggior parte dell'utenza.

Honda è l'unica che ha spostato l'asticella avanti in questi due anni, proponendo prima la VFR1200F, e poi le figlie di un design che guarda davvero al futuro, che si rispecchia nei concept presentati all'Eicma 2010 e nella Crossrunner. Elemento di rottura che punta ad un mercato ampio con una personalità forte, difficile da analizzare prima di vederla sui listini.

Ma se esagerare con mezzi personali la maggior parte delle volte non paga, e rompere di netto con un passato importante ma pesante è una scelta folle, come si fa a portare avanti un concetto di vera bellezza? Come potrà nascere la prossima icona di stile e successo a due ruote se ogni modello è figlio di altri dieci?

Le cause potrebbero essere scovate nella crisi internazionale, con le case che limitando i budget dei vari reparti stile e ricerca/sviluppo versano i capitali su soluzioni dal successo assicurato. L'utenza finale, di conseguenza, punta su prodotti con un buona tenuta di valore, sbilanciando il mercato dell'usato e condannando le moto più radicali ad un futuro ipersvalutato. Un loop infinito, un nastro di Möbius che potrebbe spezzarsi solo con un reale cambio di rotta ed investimenti importanti. Honda ci sta provando, quando seguirà tutto il carrozzone?

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