Bufera sul Colorado Motorcycle Expo: spunta merce nazista tra i banchi

Al Colorado Motorcycle Expo 2026 un banco è stato accusato di vendere merchandise nazista vicino all'area Sons of Silence.

Bufera sul Colorado Motorcycle Expo: spunta merce nazista tra i banchi
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Massimiliano Vetrone
Pubblicato il 5 feb 2026

La recente edizione 2026 del Colorado Motorcycle Expo si è trasformata in un caso nazionale dopo la scoperta di merchandise nazista esposto su uno dei banchetti presenti all’evento. Un episodio che ha sollevato una tempesta di polemiche e acceso i riflettori sulla gestione dei controlli, sulla trasparenza organizzativa e sulle responsabilità legate alla prevenzione di infiltrazioni estremiste all’interno della comunità motociclistica.

Tutto ha avuto origine da una segnalazione virale apparsa su Reddit, in cui un utente documentava la presenza di articoli con simbologie riconducibili al nazismo presso un banco situato nella zona ristoro del piano superiore. L’area, frequentata anche da club storici come i Sons of Silence, è diventata rapidamente il centro di una discussione accesa che ha travalicato i confini della piattaforma: nonostante la rimozione del post da parte dei moderatori, screenshot e testimonianze hanno continuato a circolare su altri social network, amplificando il dibattito pubblico e richiamando l’attenzione dei media.

Il regolamento ufficiale del Colorado Motorcycle Expo è molto chiaro: ogni forma di esposizione o vendita di oggetti che possano incentivare odio, discriminazione o estremismo è espressamente vietata. L’evento si presenta come un appuntamento “family friendly”, e gli organizzatori si riservano il diritto di rimuovere qualsiasi materiale giudicato offensivo, inappropriato o contrario alla legge. La scoperta del merchandise nazista ha dunque messo in evidenza una discrepanza significativa tra le regole dichiarate e la realtà dei fatti, sollevando interrogativi sulla reale efficacia dei controlli.

A seguito della bufera mediatica, la direzione dell’Expo ha preso posizione dichiarando pubblicamente di non tollerare, sostenere o giustificare in alcun modo la presenza di merchandise nazista o di qualsiasi forma di hate speech. Gli organizzatori hanno sottolineato che i venditori operano in qualità di soggetti autonomi e hanno annunciato l’apertura di un’inchiesta interna per verificare l’accaduto e adottare eventuali provvedimenti disciplinari nei confronti dei responsabili che abbiano violato il codice di condotta dell’evento.

Fonti interne hanno spiegato che i controlli più stringenti sui banchi vengono effettuati principalmente nella fase di allestimento iniziale. Tuttavia, una volta che la manifestazione è avviata e gli articoli sono già in esposizione, il monitoraggio diventa più complesso e meno efficace. In risposta a quanto accaduto, la direzione del Colorado Motorcycle Expo ha dichiarato la volontà di rivedere e rafforzare i protocolli di sorveglianza, per prevenire il ripetersi di simili episodi in futuro.

Nel frattempo, anche Visit Denver, l’ente turistico dello stato, è intervenuto ricordando che ogni segnalazione relativa agli eventi viene sottoposta a un procedimento di revisione preliminare. L’ente ha invitato i visitatori a rivolgersi direttamente agli organizzatori per qualsiasi richiesta di chiarimento, aprendo un dibattito sulla responsabilità delle piattaforme di promozione quando si tratta di eventi di grande richiamo.

Questo episodio riporta alla ribalta una problematica ben nota nel mondo delle due ruote: l’appropriazione di simboli estremi da parte di alcune frange della comunità motociclistica. In particolare, gruppi outlaw hanno storicamente utilizzato riferimenti al nazismo come strumento di provocazione o intimidazione. Tuttavia, la maggioranza degli appassionati e degli operatori del settore prende nettamente le distanze da queste derive, ribadendo che il motociclismo dovrebbe essere una passione inclusiva, capace di superare ogni barriera sociale e culturale.

Dal punto di vista normativo, la legislazione statunitense non vieta in modo automatico la vendita di cimeli nazisti, a meno che questi non incitino esplicitamente all’odio o non infrangano specifiche leggi anti-propaganda. Tuttavia, gli organizzatori di eventi privati come il Colorado Motorcycle Expo hanno piena facoltà di vietare la circolazione di tali oggetti nei propri spazi. Le eventuali sanzioni saranno quindi determinate dall’esito dell’indagine interna e dalle decisioni assunte dalla direzione della manifestazione.

L’episodio ha spinto visitatori e associazioni motociclistiche locali a chiedere maggiore trasparenza sull’inchiesta in corso e un rafforzamento dei controlli sui vendor. Molti partecipanti hanno sottolineato la necessità di tutelare gli spazi pubblici dall’infiltrazione di messaggi discriminatori e divisivi. L’attenzione della comunità rimane alta, in attesa degli sviluppi che gli organizzatori hanno promesso di comunicare a breve.

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