Grazie Max, grazie Aprilia


E’ fatta! Con una gara d’anticipo, e soprattutto in Italia, su un circuito mitico come quello di Imola, Max Biaggi conquista il titolo di campione del mondo della Superbike 2010.

Dopo 22 anni di WSBK, Biaggi è il primo pilota italiano ad aggiudicarsi il massimo alloro nelle derivate di serie, il primo titolo iridato SBK anche per l’Aprilia.

Prima di Biaggi, solo un altro pilota proveniente dal Motomondiale di velocità (John Kocinsky classe 250, 1990) è riuscito nell’impresa di aggiudicarsi il titolo iridato nei due massimi campionati del motociclismo. Non è poco. Considerando anche che il pilota italiano vanta un albo d’oro di ben altro peso rispetto all’americano.

Max accende così, a ridosso dei 40 anni, la sua quinta candelina iridata: suggello di una esaltante stagione e di una carriera straordinaria, non priva di limiti e debolezze.

Senza cadere in facili sentimentalismi, non si può però restare indifferenti di fronte al tricolore che sale sul più alto pennone e alle note dell’inno di Mameli che aleggiano sulle rive del Santerno.

Le cose vanno chiamate per nome: quella di Biaggi e dell’Aprilia è una impresa che segna in modo indelebile la storia del grande motociclismo, oltrepassandone i confini.

Una impresa tutta italiana: del motociclismo italiano, dello sport italiano, di quel Made in Italy che non si da per vinto, che studia e lavora, che sa vincere e rende orgogliosi e onora (una volta tanto), accumulandoli, tutti gli italiani.

Biaggi, l’Aprilia (il main sponsor Alitalia) hanno vinto una sfida su cui pochi all’inizio avrebbero scommesso un euro bucato. Perché? Perché si pensava a un pilota oramai “spremuto”, a una Casa oramai “out” e, soprattutto, perché il binomio italiano doveva misurarsi in una arena da “alle cinque della sera”, con tutti i nomi della grande industria motociclistica mondiale. Dalla (buona) semina al (buon) raccolto, quindi.

Il trionfo è del “corsaro”, che ha ritrovato lo smalto dei bei tempi dei quattro titoli mondiali consecutivi nella 250 GP, ed è nel contempo dell’Aprilia, in quanto team e industria, determinata prima ad accettare la sfida industriale (dentro una durissima crisi internazionale) e tecnologica e capace poi di costruire passo dopo passo la vittoria.

Mettere insieme due “elementi” particolarmente complessi come un pilota e una moto da corsa, rendendoli vincenti, è davvero difficile: ecco perché questo trionfo ha un sapore speciale che merita il plauso incondizionato di tutti, avversari compresi.

ù Il pilota romano, riappropriandosi, con forza e intelligenza, del vessillo nero del “corsaro”, non solo aggiunge una stella particolarmente brillante nel firmamento del suo fulgido palmares, ma diventa anche stimolo ed emulazione per i giovani (non solo piloti) nel non mollare mai, nel credere nei propri mezzi, e nel lottare per raggiungere i traguardi sognati.

Per tutto questo, grazie Max, grazie Aprilia! Sulla "collina del batticuore", alla Rivazza di Imola, lo striscione sintetizza la festa: "Biaggi, orgoglio d'Italia".

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