Indy e Misano: tragedie, rischi e sicurezza delle corse

Tomizawa nel 2009

Gli ultimi due incidenti mortali sui circuiti di Misano e di Indianapolis rinfocolano vecchie e nuove polemiche e ripropongono gli interrogativi di sempre sulla sicurezza e sui rischi delle corse.

Rispetto all’incidente in America il tema riguarda soprattutto i regolamenti internazionali e non c’è bisogno di girarci tanto attorno. Semplicemente bisogna porre un tetto di età a seconda dei tipi di competizione.

Una cosa è permettere a un bambino di 10-14 anni di correre con una minimoto, un’altra di correre con un mezzo che ha potenza e velocità di una moto da Gran Premio di piccola e/o media cilindrata normalmente in mano a piloti professionisti e esperti.

Rispetto alla tragedia del Santamonica, la bandiera rossa andava data e la corsa fermata. In quel caso l’epilogo sarebbe stato lo stesso. Ma in altri casi, no.

Ciò detto, va ribadito che il motociclismo da competizione (come l’automobilismo) non è un gioco, che il rischio non è eliminabile e anzi è una componente di questi sport: è uno degli ingredienti del suo fascino. Chi lo nega, mente sapendo di mentire.

Negli ultimi anni, si è fatto molto per la sicurezza, anche a scapito dello spettacolo (per esempio con l’abbassamento delle medie sul giro, con la proliferazione di chicane, con circuiti da …”go kart”, per non parlare dell’uso invasivo dell’elettronica ecc).

Più che altro per esigenze di business (il circus deve funzionare sempre e con tutti i protagonisti in campo, ecc.) si punta verso la ricerca della massima sicurezza, addirittura con l’obiettivo dell’annullamento del pericolo. Che, però, resta una utopia.

Eliminare completamente i pericoli delle corse è impossibile perché c’è l’imponderabile.

L’impegno per migliorare la sicurezza deve essere permanente e totale da parte di tutti. Le corse non sono una corrida, i piloti non sono gladiatori, i mezzi non sono strumenti offensivi.

Ma occorre equilibrio: la ricerca della massima sicurezza possibile non può portare allo snaturamento delle competizioni motoristiche, che erano, sono e resteranno “rischiose”.

E comunque va messa al bando ogni forma di ipocrisia e di strumentalizzazione. Perché o si smette di piangere o si smette di correre.

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