Lucio Cecchinello: "Un trofeo per i team satellite"

Lucio Cecchinello LCR Honda

36 gare vinte su 36 disputate, 97 dei 108 gradini del podio occupati da piloti factory. Il bilancio di questi ultimi due anni di MotoGP a 800 centimetri cubici parla chiaro: i team ufficiali hanno una marcia (due?) in più .

L'ultima vittoria clienti risale al 2006, Gran Premio del Portogallo, con un Toni Elias (allora con Honda Gresini) da applausi che combatte e beffa Valentino Rossi sulla linea del traguardo.

Per Lucio Cecchinello, patron dell'omonima scuderia, ai team satellite dovrebbe andare un particolare riconoscimento per lo sforzo sfatto nel corso di ciascuna stagione sportiva. "Non vogliamo dividere in due la MotoGP, ma un trofeo, un premio, potrebbe motivare team manager e piloti considerati di seconda fascia a dare ancora di più" - ha dichiarato l'ex centauro della 125 a Crash.net.

"Noi "piccoli" contro i colossi delle due ruote. Cerchiamo di ingegnarci in tutti i modi per poter competere con le strutture ufficiali. Una gestione oculata delle spese, la ricerca di giovani talenti e di sponsor che ci possano garantire la necessaria liquidità, rappresentano gli elementi che ci permettono di sopravvivere in una categoria costosissima."

Herve Poncharal
condivide solo in parte le parole di Cecchinello: "Credo che istituire un nuovo premio non sia la cosa giusta. La maniera migliore per attirare sponsor e avere maggiori possibilità di competere è quella di fare buoni risultati come è accaduto lo scorso anno ad Andrea Dovizioso. In questo modo si è inquadrati più spesso dalla televisione, vengono rilasciate più interviste e si diventa ancora più appetibili per le aziende."

Insomma, apparire in TV ha un prezzo: vincere. Ma se non si hanno i soldi come si fa ad essere competitivi ed a salire sul podio? Una bella gatta da pelare...

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