Valentino Rossi, icona del motociclsimo, verso l' "empireo"

Rossi ed il Team Yamaha al completo

Non è ancora sul tetto del mondo Valentino Rossi. Ma con il suo ottavo titolo iridato conquistato di forza a Motegi il “fenomeno” di Tavullia è molto in alto nell’albo d’oro, quasi in vetta.

Per la storia, adesso davanti a lui ci sono solamente Carlo Ubbiali (9 titoli, 6 in 125 e 3 in 250) e Mike Hailwood (9 titoli, 3 in 250, 2 in 350, 4 in 500) , Angel Nieto (12+1, 6 in 50 e 7 in 125) e, sull’empireo, Giacomo Agostini (15 titoli, 7 in 350 e 8 in 500).

Valentino Rossi si lascia oramai dietro campioni che sono da sempre nel firmamento di questo sport: John Surtees (unico con i suoi 7 titoli, 3 in 350 e 4 in 500, più l’iride in Formula uno con la Ferrari), Phil Read (7 titoli, 1 in 125, 4 in 250, 2 in 500), Geoffrey Duke (6, 2 in 350 e 4 in 500) e Jim Redman (6, 2 in 250, 4 in 350), Mick Doohan (5 titoli in 500) e Anton Mang (5, 3 in 250, 2 in 350). E ci fermiamo qui.

Il campionato del mondo di motociclismo parte nel 1949. Ovvio che anche prima, grandi campioni hanno animato le scene internazionali: ne citiamo solo tre: Tazio Nuvolari e Achille Varzi negli anni 20 e Dorino Serafini (pesarese) che nel 1939 vinse il campionato d’Europa (l’attuale motomondiale) delle 500 con la Gilera quattro cilindri con compressore.

Da sempre si è accesa la discussione su chi è il più grande dei grandi. Ma è tempo perso. Perché ogni grande campione è figlio della propria irripetibile epoca.

Valentino Rossi è però, indiscutibilmente, l’icona del campione di motociclismo dell’epoca moderna. Nessuno come lui è entrato nell’immaginario colletivo per identificare un campione e il motociclismo. Ciò grazie anche ai potenti mezzi di comunicazione e alle nuove tecnologie, prima impensabili.

Ma il merito va soprattutto alla classe e ai risultati di Valentino, alla sua capacità di inventare e interpretare un “personaggio” discutibile ma impareggiabile, unico. Soprattutto a questo personaggio il motociclismo deve oggi il successo e la popolarità acquisite in Italia e fuori.

C’è una frase pronunciata a caldo da Rossi. dopo il trionfo di Motegi, che sintetizza il campione e l’uomo: “Le sconfitte degli ultimi due anni – ha affermato il pesarese – mi hanno fatto crescere. Mi hanno insegnato a perdere e sono tornato più forte di prima”.

Valentino Rossi non è un Dio. E non è esente da limiti e errori. In pista e fuori. Ma questa dichiarazione, oltre a incorniciare lo straordinario ottavo titolo mondiale, rende merito alle qualità umane di un ragazzo che ha raggiunto la “maturità”.

Tutto il motociclismo, a cominciare dai grandi avversari di Valentino, può esserne orgoglioso.

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