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Storie di uomini, moto e passioni

Raramente guidando una moto ci si pongono domande su chi o su ci sia dietro il progetto di quel modello o come è nato il primo input che ne ha poi portato alla realizzazione. A volte dietro a tutto questo ci sono delle attente ricerche di mercato, altre volte tanta tecnologia o il rinnovamento di


Raramente guidando una moto ci si pongono domande su chi o su ci sia dietro il progetto di quel modello o come è nato il primo input che ne ha poi portato alla realizzazione. A volte dietro a tutto questo ci sono delle attente ricerche di mercato, altre volte tanta tecnologia o il rinnovamento di un modello esistente, altre volte tanta passione o l’intuizione di un singolo uomo.

Spesso però c’è molto di tutto questo e tanto altro ancora. Le storie di passione solitamente restano legate alle piccole aziende e a modelli di nicchia e molto specifici, mentre le grandi Case procedono solitamente su binari chiari e ben definiti. Per questo ci piace raccontare la storia della nuova CB1000R descrivendola partendo da un volto umano che è quello del suo progettista e raccontando la storia intrisa di passione e spirito di iniziativa che ha ne ha guidato la realizzazione.

Perché se guardiamo con attenzione la nuova Honda CB1000R si capisce subito come questa moto rompa con molti degli schemi finora visti nella maggior parte della produzione giapponese. Sembra quasi una Special realizzata nell’atelier di un bravo preparatore, o una streetfighter di quelle autentiche tanto apprezzate dai motociclisti francesi.

Honda CB1000R
Paolo Cuccagna
Daniele Lucchesi

Invece esce da una catena di grande produzione e reca sul serbatoio il simbolo della Honda, da sempre forse la più tradizionalista e conservativa delle sorelle giapponesi. Questa volta nascosto dietro una moto della casa dell’ala c’è un volto umano, passionale, ma soprattutto europeo dietro il quale di nasconde quello di un simpatico, estroverso e stravagante designer italiano e di altri uomini e tecnici che insieme a lui hanno realizzato la moto.

Paolo Cuccagna, un ragazzone simpatico di quasi due metri, abiti informali, aspetto da rapper con capelli lunghi, pizzetto e pantaloni larghi, parlando con lui ci affascina per il suo parlare schietto e diretto al nocciolo del discorso. Fa il designer al reparto R&D di Honda Europa e vicedirettore del Centro Stile, che per sua fortuna ha sede a Roma, perché Paolo oltre ad essere un appassionato di moto è un romano di quelli autentici, con tutta la carica di simpatia e solarità che da questo spesso consegue.

Honda CB1000R
Kudo e ingegneri giapponesi
Vito Cicchetti

Tanta voglia di parlare di moto e la battuta sempre pronta, ci trasmette da subito quella stessa passionalità e partecipazione messa in campo nella sua prima intuizione sul design della nuova CB 1000, partecipazione poi ritrovata tra le righe delle nostre emozioni al momento di accomdarsi in sella ed iniziare a ruotarlgi gas.

Al fianco di Paolo al momento di ideare e dare forma al primo embrione della bellissima CB 1000 c’era fortunatamente il più accademico Daniele Lucchesi, responsabile pianificazione prodotto del reparto R&D italiano che più che un collega diventa negli anni un amico fraterno per Paolo tanto in ufficio quanto lontano dal suo tavolo di lavoro. Un viaggio a Milano al ritorno un volo cancellato per neve e da li 24 ore da passare inaspettatamente in un albergo nelle adiacenze di Linate.

Sei uomini del centro stile Honda intorno ad un tavolo davanti ad una birra a raccontare storie da li l’idea di una nuova moto, un foglio di carta, il primo bozzetto e le linee del primo embrione della CB 1000 che prendono magicamente forma.

Da qui inizia un lungo percorso che si snoda attraverso le intricate arterie burocratiche di una grande azienda come la Honda perché la nascita di un nuovo modello non nasce di solito dal basso ma viene solitamente indicata dalle “alte sfere”. Ma proprio qui sta il valore aggiunto di questo modello che intreccia fortunosamente con la storia di alcuni uomini e con le loro passioni, amicizie che vanno oltre il lavoro e grandi manager dal volto umano che diventano così la testa d’ariete di questo progetto quando è necessario sfondare il muro fatto di burocrazia interna e di pianificazioni aziendali del gigante di Tokio.

Perché proprio durante l’analisi di fattibilità effettuato sulle prime bozze del geniale disegnatore romano fino alla modellizzazione del primo esemplare in “Clay”, il futuro della CB10000 trova un valido e insostituibile alleato proprio in Vito Cicchetti, altro “omone” da due metri, anche lui simpatico ed appassionato che vanta però l’importante pregio di rivestire la carica direttore generale di Honda Italia. A quel punto la strada sembrava appianarsi e le reticenze di Honda Giappone asciugarsi come neve al sole ed infrangersi contro le “convincenti” motivazioni “dell’imponente” figura di Cicchetti.

Ma la nostra è una storia resta una storia di uomini e di passioni perché a quel punto perché il design sinuoso e conturbante della nuova CB doveva trovare un riscontro in doti dinamiche e ciclistiche di primo ordine. A questo punto entra in gioco un altro uomo, un ingegnere giapponese, a capo di un test team di provata efficacia, buon pilota lui stesso che prende a cuore il progetto CB curandolo amorevolmente come figlio a cui è il momento di insegnare a camminare.

CB1000R Concept
Cuccagna - Lucchesi
Paolo Cuccagna
Lucchesi - Castagna - Cicchetti

Il suo nome è Tetsuya Kudo, ingegnere e tester di Honda Giappone, che tra un dimensionamento di un telaio e di un angolo di sterzo ama scorazzare con i futuri modelli nella pista di Suzuka. Tra le sue mani è passata l’industrializzazione di numerose moto, tra le altre ha curato lo sviluppo di “oggettini” prelibati come la Honda RC 30 e la “evangelica” NR 750 con pistoni ovali ed otto valvole per cilindro. Non a caso durante la piacevole chiacchierata con Kudo non ci nasconde la forte partecipazione e il coinvolgimento personale legato a questo progetto, tanto che con orgoglio si lascia sfuggire un “my own bike” mentre ci parla della nuova CB1000.

E proprio su Kudo si chiude il nostro cerchio partito dalla matita dello stravagante disegnatore romano che ora davanti a noi inserisce la prima e va via guidando quel suo bozzetto di una notte d’inverno. Un disegno che stavolta non finisce nei cassetti stracolmi di una grande azienda, ma diventa realtà grazie un pizzico di fortuna e al coraggio di alcuni uomini che nonostante il loro ruolo mantengono un cuore da appassionati motociclisti.

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