Politica, via dalle corse! Di Pietro e Grillo, giù le mani dall'autodromo di Imola!

Le corse, si sa, sono un rischio ma nell'Italia autolesionista in mano alla malapolitica vecchia e nuova, a rischio si mettono gli impianti, senza i quali le competizioni motoristiche non si fanno. Per anni, autodromi quali Imola, Monza, Misano, Vallelunga, Pergusa ecc. si sono divincolati in situazioni di gravi difficoltà economiche con cambi di gestione, di proprietà e anche con libri contabili portati in tribunale.

Montagne di soldi pubblici sono stati erogati per coprire le voragini dei debiti e per i “normali” contributi annui. Gli autodromi permanenti, fuori dal giro della F1, annaspano, come quello di Imola che, dopo infiniti stop and go e cambi del timoniere, nonostante la sua tradizione e bellezza, dal dopo Senna, per sbarcare il lunario ha sbiadito la propria identità tentando anche il … Sonisphere Festival (musica heavy metal), ma non è più riuscito ad organizzare la Formula 1 né la MotoGP.

La crisi economica generale incide e morde anche nel mondo delle corse, da anni gestite in totale regime monopolistico (F1 in mano a Ecclestone e Motomondiale e WSBK in mano a Dorna), piegate solo agli interessi di queste multinazionali del business, fuori da ogni effettivo controllo, data l’irresponsabile assenza e miopia delle burocratizzate federazioni internazionali e nazionali. Ci sono anche seri problemi di gestione degli autodromi dovuti alla proprietà degli impianti e delle (appetibilissime) aree dove essi sorgono e al rapporto fra questi e il potere politico, che apre e chiude i rubinetti esclusivamente a proprio uso e consumo di stampo elettoralistico.

Non c’è dubbio che, pur fra alti e bassi, autodromi come Monza, Imola, Mugello, Misano sono sempre stati una risorsa, hanno prodotto enormi ricadute positive – finanziarie, sociali, di immagine e promozione – ai rispettivi territori e all’intero Paese. Solo l’ottusità e la strumentalizzazione della politica non capisce e non apprezza e non valorizza queste eccellenze del Made in Italy.

E i politici, come sempre, tutti pronti a sputar fuoco quando il vento soffia all’incontrario e poi tutti in fila minacciosi a chiedere pass per foraggiare grandi elettori e a voler presenziare i podi delle premiazioni col sorriso a quattro ganasce di fronte alle tv e agli elettori plaudenti.

Stavolta torniamo su Imola perché è dal fronte politico che viene l’ultimo minaccioso attacco populistico all’autodromo emiliano: non per migliorare ciò che non va, con un oculato piano di rilancio sganciato dai tentacoli della politica e da chi di corse non ne capisce un acca, ma per eliminarlo con un colpo di spugna, magari vomitando sul meraviglioso parco delle Acque Minerali “Checco Costa” milioni di metri cubi di cemento per nuovi palazzi a schiera, dormitori o cimiteri fa lo stesso, macchine da soldi per palazzinari che ringrazieranno con le tangenti.

Nella cittadina emiliana si voterà nella primavera 2014 e quindi i partiti affilano le armi sparando dove c’è più … selvaggina. Dopo gli stucchevoli attacchi dei Verdi, quelli sconsiderati dell’Italia dei Valori: “il modello di sviluppo industriale rappresentato dall’Autodromo è in declino, per questo non deve essere un tabù considerare di chiuderlo definitivamente”, (infatti nelle economie mondiali che tirano i nuovi autodromi nascono come funghi …), quelli dei comitati anti rumore, anti smog, anti rischi, anti droga, anti tutto, pro fringuelli&cavedani, adesso sul piatto si buttano gli ultimi arrivati, i grillini, il cui programma politico brilla per obiettivi e chiarezza:

“Il futuro non passa dagli scarichi a 120 db di motori a combustione interna. Oggi l’autodromo è una struttura che comporta costi elevati e danno ambientale, intendendo per danno non solo l’aspetto relativo ad un inquinamento ad emissioni in aria, quanto quello relativo alla rumorosità eccessiva”.

Ecc. ecc., bla, bla, bla. La risposta, articolata e approfondita, a Grillo e ai suoi candidi “colonnelli”? Solo un ecologico, virtuale educatissimo “vaffa!”

© Foto Getty Images - Tutti i diritti riservati

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