Motociclismo in lutto: addio ad Alfredo Milani, “leone” della Gilera 500

Milani, campione "senza corona", vice campione del Mondo 500 dietro a Geoff Duke.

Il motociclismo piange Alfredo Milani, deceduto l’altro giorno a 94 anni, uno dei mitici assi dell’epopea eroica del dopoguerra, un gentiluomo schivo, umile, altruista.

Un vessillifero della Gilera (addirittura anche asso col sidecar) pilota temerario ma sempre lucidissimo, capace di girare sullo stesso tempo per i 50 giri di una corsa infernale. Un grande protagonista fino agli anni ’60, campione “senza corona”, nel 1951 (terzo pilota ufficiale della Gilera dopo Masetti e Pagani…), vice iridato nelle 500 sulla 4 cilindri di Arcore dietro al compagno di squadra Geoff Duke dopo aver trionfato nella stessa stagione ai GP di Francia e al GP delle Nazioni a Monza ed essersi piazzato secondo a Spa e ad Assen.

Assente nel mondiale del ’52 per i postumi di una brutta caduta, torna in vetta l’anno successivo, alla fine terzo nella 500 con una nuova grande vittoria al GP del Belgio, a dimostrazione di una propensione per i circuiti veloci, assai rischiosi e da gran pelo come – appunto – quello infido delle Ardenne a Spa.

Milani è un esempio di cosa significa stare al “gioco di squadra” in una grande Casa perché in Gilera non raramente doveva correre col “muletto” e spesso – quando capitava la moto “buona” – doveva chiudere il gas per ordini di scuderia a favore di compagni più … blasonati. Non sempre, però, fenomeni come Milani obbedivano, ragion per cui il clima diventava a volte … incandescente.

Alfredo – come detto – era comunque un uomo Gilera (che considerava la sua famiglia) tanto che neppure un assegno in bianco presentatogli dal Conte Agusta nel 1952 lo convinse a cambiare casacca (dalla Gilera alla Mv Agusta) rimanendo con i bolidi di Arcore fino a fine carriera. Anche questo modo di vivere le corse la dice lunga sul significato della capacità di comprendere la realtà, di rimanere sempre freddi e distaccati in corsa e fuori. Altri tempi! Quando addirittura nella stessa famiglia correvano in tre, in questo caso oltre al famoso Alfredo, anche l’altrettanto fenomeno Albino classe 1910 e Rossano classe 1926.

Alfredo vinse tanto, titoli tricolori quando "pesavano" assai e tante gare internazionali. Ed erano tempi duri per farsi largo in un campionato mondiale che nei primi anni ’50 contava nella massima cilindrata gente dal calibro dei gileristi Pagani, Masetti, Bandirola, poi Duke (prima portacolori della Norton), Leslie Graham, Artesiani, Bandirola, Bertacchini sulle inedite MV Agusta 4 cilindri, quindi il plotone della Guzzi guidato da Lorenzetti, Lomas, Anderson, indi arriveranno Surtees, Cavanagh, Liberati, McIntyre e altri indemoniati inglesi e tedeschi su Ajs, Norton, Bmw ecc. Lotta fra "giganti".

Alfredo Milani fu protagonisti in Italia e fuori fino al 1957 poi subì il forfait della Gilera. Corse da privato – così come l’altro grande gilerista Libero Liberati – con un Gilera Saturno aspettando il grande ritorno delle quattro cilindri di Arcore.
Nel 1964 il … quasi miracolo con la Gilera che concede ad Alfredo una sua 4 cilindri 500. Ma la moto non va e non ci sono i mezzi tecnici ed economici per rimetterla in piedi e renderla competitiva.
A Imola, i5 aprile del 1964, all’età di 40 anni, il canto del cigno, con Alfredo fermo alla Rivazza, a motore spento, fuso, con due lacrime sul viso. Poi la vita normale, lontano dalle corse e dai circuiti. Il cuore del vecchio leone, ancora oggi, batte al ritmo di quella forte, indomabile passione.

Chi era davvero Milani pilota? Gli inglesi, sempre poco propensi a riconoscere le doti dei piloti italiani, applaudirono Alfredo, ritenuto pilota di gran pelo, tecnico certosino, instancabile e provetto collaudatore, superbo stilista. Nel 1953 l’autorevole rivista inglese Motor Cycling scrive: “La maggior parte dei campioni inglesi vi dirà senz’altro che Alfredo Milani non ha pari fra i corridori italiani del dopoguerra”. Lo stesso Duke afferma: “Il più forte, il più completo, il più preparato pilota italiano è Alfredo Milani”. E Motor Cycling commentava così il GP del Belgio: “Quando la polvere sparì dietro le Ardenne, quel giorno di luglio del 1951, Alfredo parve reincarnare Omobono Tenni. Certamente Milani è animato dallo stesso fuoco e dalla stessa temerarietà che si sprigionavano dal povero Tenni”.
Giù il cappello. Grazie, Alfredo. Lassù sarai in buona compagnia.

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