Rally di Monza 2016, è Rossi lo “show”. Che male c’è?

Il "Dottore" fa volare l'evento monzese. Anche le polemiche!

Rally Monza Show 2016 - Puntuali come treni svizzeri arrivano i “pro” e i “contro” sul Rally automobilistico di Monza in programma il prossimo week end all’autodromo brianzolo con la presenza di alcuni campioni di motociclismo fra cui i super iridati Valentino Rossi e Tony Cairoli. Abbiamo già illustrato l’intenso programma della manifestazione che seguiremo dal circuito brianzolo. Va subito detto che a dominare, specie sui social, sono le “solite” stantie polemiche per lo più insensate perché basate su una incapacità di “comprendere” il tipo di manifestazione, strumentalizzandola, cogliendo l’occasione per una... aggressione a Rossi & C.

Diciamo che – come già accaduto anche nel 2015 - quando ai primi di dicembre nelle brume brianzole oltre 50 mila persone sfidano anche il freddo e pagano un consistente biglietto di ingresso per essere presenti significa che c’è qualcosa e o qualcuno che li attira. In questo caso, l’abusata parola “evento”, qui ha un senso. E l’evento c’è e regge perché il perno è Valentino Rossi senza il quale una manifestazione così sarebbe come tante altre, una “sagra” paesana fra intimi, poco più. Perché una gara di rally auto, di così grande appeal fondamentalmente grazie al motociclista Valentino campione-star-emblema del nostro sport, dovrebbe dispiacere proprio agli appassionati di motociclismo? Perché – si dice – è una corsa-bluff!

Ogni gara, quando c’è un regolamento che ne delimita il livello e le modalità, quando c’è una partenza e un arrivo, quando ci sono dei concorrenti in pista in lotta fra loro e con il cronometro, c’è alla fine una classifica e un podio, è una... gara. In questo caso è quel particolare “tipo” di gara senza altre ambizioni più o meno mascherate. Ma, fin troppo ovvio, c’è gara e gara, con un valore tecnico e agonistico rapportata al contesto, in primis ai protagonisti in pista. In questo caso non si tratta di una gara “titolata” valida per “nessun” campionato internazionale o nazionale. Si chiama evento-show che significa approfittare di una competizione – comunque corsa è – per offrire agli appassionati uno spettacolo dove ognuno si prende ciò che vuole, portandosi a casa, felice o deluso, la propria porzione di quel che ha visto. Non a caso il programma è intenso e articolato e, come si dice, ce n’è per tutti i gusti. O quasi.

E’ solo una manifestazione pubblicitaria? Sì, ma diverte e funziona anche perché non deve sostituire nessun’altra “vera” corsa e nessun altro “vero” campionato. E resta il fatto che senza la presenza di una o più “star” l’evento non decolla. Un esempio? La due giorni motociclistica del Sic Day all’autodromo di Misano dei primi di dicembre 2015 – di fatto la manifestazione di Latina approdata in Romagna - per onorare la memoria del compianto Marco Simoncelli non ebbe il successo che meritava proprio per l’assenza del campione-star. Piaccia o no, è così.

Caso mai, non aiutano, per la credibilità della manifestazione monzese, la partecipazione come … “piloti” di esponenti del clan di Rossi, dando alla stessa il carattere di “bisbocciata”. Tantè. Sabato e domenica il pubblico va al Parco di Monza soprattutto per “vedere” Valentino Rossi: accorrerebbe in massa anche se il 9 volte campione del Mondo si limitasse a firmare autografi prendendo un caffè nel bar davanti all’ingresso di Vedano al Lambro senza neppure scendere in pista con la sua 4 ruote super competitiva super ufficiale.

Si chiama carisma e non si compra al supermercato. E qui il carisma ce l’ha Valentino e ciò trasforma una modesta corsa come il Rally di Monza in un evento con grande pubblico e codazzo di media e diretta tv. E’ comunque un modo – magari per i “puristi” come chi scrive, non il più ortodosso – per fare festa, per aggregare giovani e non, per alimentare la passione per le corse.

Ma quello di Valentino è solo show, solo “finta”, solo “cornice”? No. Scrivevamo su Motoblog.it: “Se, quello di Valentino, fosse solo show, un evento come quello d Monza sarebbe al limite del bluff. Ma qui lo show non è “inventato” perché si regge su un pilota dalla carriera (nel motociclismo) quasi inimitabile, fatta di corse vere, di duelli veri, di rischi veri, con campioni veri. Ecco perché, oltre agli aficionados, fanno la coda gli sponsor, capaci di convertire i risultati di immagine, validissimi ma a lunga scadenza, in risultati di vendita immediati e tangibili, come si usa fare in un qualsiasi investimento pubblicitario. Lo sguardo di Rossi dentro l’auto con le pupille dinamicamente ferme, diventa un messaggio subliminale. Così la pubblicità precede la sponsorizzazione. Chi oggi, è meglio di Valentino Rossi, come testimonial? Così che anche a Monza, nelle giuste proporzioni e senza ingigantire il carattere e il valore agonistico del Rally, ci guadagno tutti, motociclismo compreso”. Confermiamo.

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