BMW F800GS: in viaggio dall'Italia alla Norvegia [day-9]

Da Vik a Bryggja, passando per il ghiacciaio più grande d'Europa e dalla spiaggia bianca che sembra caraibica. Il nostro viaggio in Norvegia con la BMW F800GS è a metà.

Sarà il vociante peregrinare nell'aria dei gabbiani in arrivo dal vicino Sognefjorden, piuttosto che il suono cupo della vicina Botnefossen, ma di certo non è il sole (il cielo è grigio topo sporco e bagnato), a farmi svegliare presto, almeno per i canoni di una vacanza (sono le sette).

Meno male però, in quanto di lì a poco, il solerte gestore del Dampen B&B (72 € a notte per una doppia), busserà alla porta con un mega-vassoio per la colazione, rigorosamente gluten-free, pane compreso, per la gioia di Alessandra.

img_8931.jpg

Va bene a me e male a lei, in quanto si tratta di cibo in larga parte salato, ma è l'ennesima dimostrazione della cultura e sensibilità nordeuropea per le intolleranze alimentari, che non sono scelte/mode come l'essere vegan.

La giornata di oggi rappresenta l'ultima del girone di andata di questo viaggio, che finora ha dato molto, ma dal quale si attende ancora di più, visto che la salita verso nord non è ancora terminata. L'iniziale piano di arrivare a Trondheim per poi iniziare il ritorno verso l'Italia, è cambiato. Il nuovo obiettivo è raggiungere il Circolo Polare Artico, quella linea immaginaria situata a 66°33'39" di latitudine Nord, oltre la quale si verifica il fenomeno del sole di mezzanotte.

img_8954.jpg

Consumata la colazione ed i consueti rituali di manutenzione e carico della moto, ci mettiamo in viaggio. In una dozzina di chilometri di Statale 13 raggiungiamo Vangsnes, da dove un traghetto ci trasporta a Balestrand. E' l'occasione per scambiare quattro chiacchiere con un motociclista tedesco sulla cinquantina, che viaggia con la compagna.

Provenienti dal lago di Costanza, i due andranno fino a Nordkapp, per poi fare rotta verso casa passando per Svezia, Finlandia, Estonia, Lettonia, Lituania, Polonia e Repubblica Ceca, oltre che, ovviamente, Germania, un gran bel giro. Mi racconta che ha una sorella che abita in Toscana e che, quando va a trovarla, sistematicamente viene omaggiato da almeno una costosa fotografia dalle forze dell'ordine italiane (leggi Autovelox, Velo-ok ecc).

img_8978.jpg

Il biker teutonico ne ha però anche per le autobahn, secondo lui troppo tormentate da innumerevoli cantieri, e per i tedeschi stessi, che sulle loro strade non rispetterebbero fedelmente i limiti, ammettendo  di appartenere a quella categoria. Penso per un attimo alla differenza di concetto del rispetto delle regole tra loro e noi, ma è già tempo di sbarcare. Dopo i saluti, ripartiamo imboccando la Strada 55, tra uno squarcio di cielo azzurro ed un ripiombare nel plumbeo più assoluto.

La carreggiata è stretta, con numerosi punti dove, da un lato c'è il costone roccioso e dall'altra il mare, cosa che ha impedito di realizzare una strada a doppia corsia. C'è spazio per un mezzo e, ad intervalli più meno brevi e regolari, ci sono piazzole di sosta che rendono possibile l'incrocio tra veicoli che provengono da direzioni opposte.

Il problema sono i camion, che non rallentano per nulla al mondo. La lezione però si impara in fretta. Basta dover fare picchiata degna di un Zero a Pearl Harbour in una di queste per evitare uno Scania a quattro assi carico di terra. Il percorso è inoltre a tratti parecchio tortuoso, ma la F800GS si disimpegna sempre alla grande, dimostrando la validità della scelta, di cui vi parlerò a parte.

img_1362.jpg

Proseguendo, confluiamo nella Statale 5. Il paesaggio è straordinariamente ripetitivo. No, non è un ossimoro, ma la realtà di una terra dove acqua, alberi, montagne e cielo sono i protagonisti, sempre uguali nel loro essere laghi, fiordi, alture e boschi, ma sempre differenti, di molto, e, anche per questo, sistematicamente in grado di stupire.

Nei pressi di Fjaerland, la vista cade su un malandato molo di legno con, poco al largo, una barca ormeggiata. Il paesaggio circostante, approfittando di uno sprazzo di “quasi sole”, si riflette nelle acque. E' il luogo ideale dove fare uno spuntino. Pronti, sbrano, via e di nuovo in marcia, che lo Jostedalsbreen ci attende.

Con lui, anche la nostra più fedele compagna di viaggio, la pioggia, che torna a marcare il territorio. Bastano pochi chilometri ed arriviamo al cospetto di quello che, con 487 chilometri quadrati, è il più grande ghiacciaio continentale di tutta l'Europa.

img_9007.jpg

Dalla strada si vede solo una piccola lingua, dal momento che il resto, dove il ghiaccio raggiunge i 600 metri di spessore, si trova su un falsopiano al di fuori dalla visuale. L'impatto è comunque da brivido. L'azzurro del ghiaccio, lo scuro della roccia tritata dall'imponente massa, che si muove moltissimo ed il cupo del cielo, formano un cocktail incredibile.

Ripresa la marcia, le montagne lentamente si abbassano, con i ghiacci che fanno solo più sporadicamente capolino giusto in prossimità delle vette, niente a che vedere con lo Jostedalsbreen. La particolarità è che molte pareti, dall'andamento nemmeno troppo brusco, sono dilavate da una grande quantità di acqua che proviene da più in alto, e che si getta in prati così verdi che sembrano ritoccati con Photoshop.

Giunti a Skei, la Statale 5 viene inglobata dalla E39. Per la già citata prima regola delle strade norvegesi, la velocità media diminuisce. Per fortuna il nostro itinerario prevede, a Byrkjelo, di prendere una strada in apparenza senza nome e che, dopo un tragitto di 16 chilometri che comprende un valico montano, conduce ad Utvik, dove si inizia la circumnavigazione dell'Innvikfjorden.

img_9033.jpg

Qui il traffico è pressoché nullo e, mentre procedo, ragiono sul fatto che, finora, le pattuglie di forze dell'ordine incontrate sono state numerose quanto i mezzi con targa italiana... zero! La strada è al solito caratterizzata da un fondo perfetto e, complice il fatto che in questa zona non è piovuto, ma è soltanto nuvoloso, l'asfalto è asciutto, condizioni ideali per alzare un po' il ritmo.

Lungi dall'essere una moto sportiva e/o da piega, la F800GS sembra però chiedere di sgranchirsi un po' le forcelle, nei limiti di ciò che un agglomerato di ferro, plastiche e carne umana a ridosso dei 400 chili può consentire. Detto, fatto. I successivi trenta chilometri sono da sorriso nel casco, con una curva dietro l'altra, di ogni tipo.

Dalla sequenza di tornanti stretti invisa a molti biker, alla rapida successione di curvoni veloci, dove servirebbe forse un pizzico di sostegno in più dall'anteriore un pelo morbido (pur con le sospensioni settate su Sport), ma che resta estremamente prevedibile nel comportamento e consente di guidare in totale scioltezza e divertimento.

img_9073.jpg

Superata la cittadina di Faleide, ritroviamo la E39 e tutto ciò che avevamo lasciato prima, con l'eccezione di ciò che vediamo alla nostra destra. La lunga distesa di acqua di cui la strada segue l'andamento non è di mare, ma dolce. E' l'Hornindalsvatnet, il lago più profondo della Norvegia, con i suoi 514 metri, che ci accompagna fino a Mogrenda.

Da lì, la Strada 15 ci conduce al Nore Fjordsenter di Bryggja (Indre Nore 6711 l'indirizzo esatto), dove  abbiamo prenotato un bungalow, che scopriamo essere con vista diretta sul fiordo. Il prezzo (88 € per una notte) non è proprio popolare ma, considerando il costo medio della vita in Norvegia, ci può stare.

Quattro i posti letto, di cui due a castello, immediatamente occupati dalle masserizie. Interessante la presenza di un soggiorno con angolo cottura, ma ancora di più quella deld riscaldamento a pavimento, che consente di asciugare gli oggetti bagnati con calore costante e non elevato. Sono le 20,30, ma il cielo è, al solito, ancora molto chiaro, pur se denso di nuvole.

img_9101.jpg

Decidiamo così di fare un salto a Refviksanden, nota per essere un angolo di Caraibi in terra norvegese, non certo per il clima, quanto piuttosto per la sabbia bianca della sua spiaggia. Torniamo in sella e la F800GS, liberata da bauletto, borse laterali e borsa serbatoio, è ancora più guizzante e leggera.

Proseguiamo per la Strada 15 e, dopo un bel tratto di saliscendi montano, superiamo il bel viadotto che separa Deknepollen a Maloy. Da lì la strada diventa la 617 fino a Raudeberg, dove si svolta a destra e si percorre la FV602, la quale conduce in riva al mare.

Lì, in realtà siamo già dentro al campeggio, dove però la fermata temporanea è concessa a tutti. Arrivando attrezzati, con tenda, camper o roulotte, ci si connette alla rete elettrica e si usufruisce dei servizi della struttura che, altro non è, se non un prato in riva al mare.

img_9114.jpg

Si paga l'eventuale pernottamento nell'area (circa 16 €) e, prima di partire, si lascia il denaro in una apposita cassetta di metallo fissata ad un muro della costruzione dove ci sono i servizi. Chissà in Italia, la mattina, quanti soldi ci sarebbero dentro? Più che altro, ci sarebbe ancora la cassetta?

La particolarità di questo sistema ritarda di un attimo la visita della spiaggia. Sembra il quadro di un pittore. A destra e sinistra la montagna che arriva a lambire il mare, sopra il cielo plumbeo, sotto la sabbia bianca ed in sfondo una barca a vela ormeggiata nell'insenatura, dove l'acqua è di un calmo totale.

Il silenzio è unicamente rotto dai soliti gabbiani, dallo scroscio di onde alte a malapena dieci centimetri che si infrangono sulla battigia e da un gruppo di ragazzi inglesi che, chitarra alla mano, intonano pezzi dei Beatles. L'atmosfera sarebbe più da musiche di Woodstock, ma Hey Jude va ugualmente bene.

img_9132.jpg

Risaliamo in sella su consiglio dei nostri stomaci. Si sta facendo tardi e la priorità diventa la cena. Tornati a Maloy e sfruttiamo la connessione Wi-Fi libera presente in tutti i comuni norvegesi per cercare un ristorante. La scelta cade su Kraftstasjonen (Gate 1, 6700 Måløy), locale ricavato in uno degli edifici dei docks della cittadina e che ha anche un'area adibita alla vendita di prodotti enogastronomici del luogo e non.

Pur essendo frequentato dalla movida della zona, non c'è partita. Al confronto di alcune tavolate di eleganti persone di età compresa tra i 30 ed i 50 anni, il nostro outfit, fatto di tuta antipioggia con tanto di calzari, ci pone decisamente su un altro piano, quello semi-interrato!

Tranquillizzati gli astanti sul fatto che non siamo alieni venuti per divorare loro, quanto piuttosto del buon cibo locale, ci sediamo e gustiamo ottimo pesce, dalla zuppa di baccalà alle aringhe cucinate in vari modi. Nessun problema, come sempre, per il senza glutine, con il conto (circa 70 € per due persone) da considerarsi nella norma.

20160729_213146.jpg

Per chi capitasse in zona, una location suggestiva è il Krakenes Fyr, un faro posizionato su uno spuntone di roccia. Ci si accede andando verso il campeggio, imboccando ad un certo punto, prima di costeggiare il lago Refvikvatnet, la FV60o .

L'ombra della sera non ne vuole proprio sapere, di calare, ma l'epilogo della giornata è vicino. Ci restano 30 km di strada, ancora da fare, per tornare a Bryggja, che utilizzo per un bilancio del viaggio finora compiuto. Alla fine concludo che nonostante freddo, pioggia e quant'altro, ne sta valendo la pena, ed alla grande.

Siamo così giunti alla boa di metà giro, ergo c'è ancora molto da fare e vedere. Il bicchiere è sempre mezzo pieno ed il sorriso nel casco, anche se la F800GS sta andando dritta come un fuso, fa il giro della testa. Chi ha detto che il miglior regalo che si può fare a sé stessi è viaggiare aveva capito tutto. Buona notte!

img_9148.jpg

Vota l'articolo:
4.00 su 5.00 basato su 197 voti.  
  • shares
  • +1
  • Mail

I VIDEO DEL CANALE MOTORI DI BLOGO