Telaio Norton e motore Kawasaki triple: nasce la spettacolare Norsaki

La Norsaki combina un telaio Norton Featherbed del 1955 con un motore Kawasaki Mach II due tempi da 400 cc.

Telaio Norton e motore Kawasaki triple: nasce la spettacolare Norsaki
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Marianna Bortevi
Pubblicato il 20 mag 2026

Nel mondo delle café racer esistono progetti che puntano sull’eleganza, altri sulla performance estrema e altri ancora che sembrano nati semplicemente per rompere ogni regola. La Norsaki appartiene decisamente a quest’ultima categoria.

Dietro questo nome curioso si nasconde una special artigianale costruita partendo da una Norton Dominator del 1955 con telaio Featherbed e da un motore Kawasaki S3 Mach II tre cilindri due tempi del 1974. Un mix improbabile sulla carta, ma sorprendentemente affascinante nella realtà.

La moto è stata realizzata da David Morales di Davmomoto, preparatore texano noto per le sue creazioni fuori dagli schemi. Il progetto nasce dalla richiesta di Richard Aspery, collezionista e appassionato motociclista che da anni accumulava componenti per costruire una moto speciale da utilizzare sulle strade del Texas Hill Country.

Una café racer che mescola Inghilterra e Giappone

L’idea di fondo era molto chiara: mantenere la raffinatezza estetica e la ciclistica della Norton Featherbed, ma abbinarle a un motore più rabbioso e adatto a uscire forte dalle curve. Ed è qui che entra in scena il due tempi Kawasaki Mach II.

Per gli appassionati di moto classiche il telaio Featherbed rappresenta quasi un oggetto sacro. Negli Anni ’50 e ’60 era considerato uno dei migliori telai motociclistici mai costruiti grazie alla sua rigidità e precisione di guida. Proprio per questo molti preparatori dell’epoca iniziarono a montarci motori Triumph, BSA o Vincent, creando leggende come Triton e Norvin.

La Norsaki riprende esattamente quello spirito, ma lo porta in una direzione completamente diversa. Al posto del classico bicilindrico inglese troviamo infatti un tre cilindri giapponese due tempi da 400 cc, famoso per il suo carattere esplosivo e per l’erogazione brutale tipica delle Kawasaki Mach degli Anni ’70.

Gli scarichi passano dentro il telaio

Dal punto di vista tecnico, il progetto è stato tutt’altro che semplice. Quando David Morales entrò nel lavoro, il motore era già stato installato nel telaio grazie a supporti custom costruiti artigianalmente. Ma la vera sfida riguardava tutto il resto: carrozzeria, scarichi, ergonomia e gestione degli spazi.

Ed è proprio osservando gli scarichi che si capisce quanto questa moto sia speciale.

Invece di seguire un percorso tradizionale laterale, gli scarichi passano letteralmente dentro la struttura della moto e terminano sotto la sella. La soluzione nasce da un vecchio episodio legato al Tourist Trophy, dove una moto con configurazione simile ebbe problemi perché le espansioni toccavano l’asfalto in curva.

Per evitare il problema, il proprietario immaginò un sistema completamente integrato nel telaio. Il risultato finale è spettacolare: le espansioni sembrano scolpite dentro la moto e contribuiscono a creare una linea molto pulita e aggressiva.

Il lavoro sugli scarichi è stato affidato a Randy Blevins, specialista conosciuto per la costruzione di impianti artigianali ad altissimo livello. Ogni elemento è stato realizzato a mano e progettato per lavorare con tolleranze minime.

Una special piena di dettagli artigianali

Anche il resto della moto è pieno di dettagli maniacali. Le forcelle Norton originali sono state aggiornate con componenti Showa moderni per migliorare il comportamento dinamico. Il freno anteriore Grimeca arriva da una vecchia collezione privata, mentre il mozzo posteriore proviene addirittura da una rarissima Vincent Black Lightning.

La moto monta inoltre cerchi Akront con raggi Buchanan inox e pneumatici Avon moderni, così da mantenere l’aspetto vintage senza rinunciare a una guida più attuale.

Molto particolare anche il lavoro fatto sul serbatoio. È stato rialzato di circa un pollice per creare spazio sufficiente all’isolamento termico necessario a proteggere il carburante dal calore degli scarichi che scorrono immediatamente sotto la struttura. Per fissarlo è stata utilizzata una fascia inox montata sopra pelle e lana di pecora, dettaglio che contribuisce ulteriormente all’estetica rétro della moto.

L’airbox custom è stato probabilmente uno degli elementi più difficili da realizzare. Lo spazio disponibile tra carburatori, scarichi, telaio e serbatoio era praticamente inesistente. Il preparatore racconta che per installarlo è necessario smontare buona parte della moto, tanto era complessa l’integrazione dei vari componenti.

Il fascino brutale del due tempi

Nonostante tutta questa complessità tecnica, la Norsaki riesce ad apparire incredibilmente armoniosa. La verniciatura grigio Norton, il codone classico, il serbatoio allungato e le linee pulite mantengono viva l’eleganza delle café racer britanniche degli Anni ’60.

Poi però basta accendere il motore per capire che questa moto appartiene a un’altra categoria. Il tre cilindri Kawasaki due tempi cambia completamente il carattere della moto, trasformandola in qualcosa di molto più aggressivo, rumoroso e imprevedibile rispetto a una classica Norton. Ed è proprio questo contrasto a rendere la Norsaki una delle special più affascinanti viste recentemente nel panorama custom internazionale.

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