Puch Maxi a 5 cilindri: il ciclomotore più folle di sempre

Un preparatore tedesco ha trasformato un vecchio Puch Maxi in un mostro a 5 cilindri da 350 cc: rumorosissimo, ingestibile e unico al mondo.

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Massimo Schimperla
Pubblicato il 18 mag 2026

Ci sono elaborazioni estreme, progetti senza compromessi e poi c’è questo Puch Maxi a 5 cilindri, probabilmente uno dei ciclomotori più assurdi mai costruiti. Nato dalla mente del preparatore tedesco Uwe Oltmanns, questo esperimento meccanico prende un tranquillo ciclomotore degli Anni ’70 e lo trasforma in qualcosa che sembra uscito da un laboratorio clandestino più che da un’officina.

Il risultato? Un mostro a due tempi da 350 cc, cinque cilindri e un livello di rumore dichiarato di oltre 127 decibel. Talmente estremo che, secondo il suo creatore, per spegnerlo bisogna rimuovere manualmente tutte le candele.

Sì, davvero.

Come nasce il Puch Maxi a 5 cilindri

Per capire quanto sia folle questo progetto bisogna partire dalla base. Il Puch Maxi originale era un piccolo ciclomotore diffusissimo tra la fine degli Anni ’70 e l’inizio degli ’80, soprattutto nel Nord Europa. Economico, semplice e facile da modificare, è diventato nel tempo una tela perfetta per gli appassionati di elaborazioni.

Ma Uwe Oltmanns ha deciso di spingersi molto oltre.

Partendo da un Puch Maxi S del 1976, il preparatore tedesco ha recuperato altri quattro motori identici, smontandoli completamente per creare una configurazione unica nel suo genere. Ogni cilindro è stato modificato per arrivare a una cilindrata di circa 70 cc, fino a raggiungere una cilindrata complessiva di 350 cc.

Una soluzione totalmente irrazionale per un ciclomotore nato per muoversi lentamente in città.

Ogni unità motrice dispone del proprio carburatore e della propria frizione a volano, mentre la trasmissione è stata completamente ripensata. I tre motori inferiori sono collegati tramite un albero centrale, mentre gli altri due lavorano attraverso trasmissioni indipendenti a cinghia.

Tecnicamente ha senso. Razionalmente molto meno.

Un motore assurdo da 350 cc e 127 decibel

La parte più incredibile del progetto è probabilmente il funzionamento stesso del motore. Avviare questo Puch Maxi non è semplice come girare una chiave o premere un pulsante.

Il primo motore viene acceso facendo ruotare la ruota posteriore. Una volta entrato in temperatura, gli altri propulsori vengono attivati progressivamente intervenendo manualmente sulle frizioni. Una procedura quasi da prototipo sperimentale.

E quando bisogna spegnerlo?

Secondo quanto raccontato da chi lo ha visto in funzione, il sistema più efficace è rimuovere le cinque candele. Questo perché il motore continua letteralmente a girare anche dopo aver interrotto l’alimentazione tradizionale.

Il problema, però, non è solo meccanico. È anche fisico.

Il livello di rumore supera infatti i 127 dB, una soglia vicina a quella di un jet al decollo. A questo si aggiunge il calore generato dai cinque cilindri due tempi, descritto come quasi insopportabile durante l’utilizzo.

Il risultato finale viene definito da molti in un solo modo: inguidabile.

Ciclistica racing e dettagli completamente artigianali

Se il motore sembra uscito da un esperimento industriale, il resto della moto non è da meno.

Pur mantenendo il telaio originale del Puch Maxi, Oltmanns ha completamente rivoluzionato la ciclistica. Al posteriore troviamo infatti un forcellone derivato dall’Aprilia RS 125 R utilizzata da Ralf Waldmann nel Motomondiale del 1993.

La sospensione lavora con un ammortizzatore da mountain bike nascosto e componenti lavorati CNC direttamente nell’officina del preparatore tedesco. Anche la forcella anteriore arriva dal mondo racing Aprilia ed è stata adattata tramite piastre di sterzo artigianali.

Non manca nemmeno un impianto frenante specifico con dischi in acciaio e pinze ad alte prestazioni, mentre le ruote utilizzano componenti PVM in magnesio.

Anche il design segue la stessa filosofia estrema. La carrozzeria è rifinita con aerografie personalizzate e dettagli completamente realizzati a mano. Persino il faro ha una storia particolare: sarebbe nato durante una notte passata in officina dopo una festa, progettato quasi per scherzo utilizzando macchine CNC.

Ed è forse proprio questo il bello di questa moto.

Non nasce per essere razionale, pratica o veloce nel senso tradizionale del termine. È una dimostrazione di pura creatività meccanica, una costruzione fuori da ogni schema che esiste semplicemente perché qualcuno ha deciso che doveva esistere.

E considerando che il suo creatore sta già lavorando a un nuovo progetto con motore V10 longitudinale, probabilmente questa follia non è nemmeno il capitolo finale.

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