Rikuo RT2 del 1958: la rarissima “Harley giapponese” cerca qualcuno che la restauri
Una rarissima Rikuo RT2 del 1958 è in vendita negli Stati Uniti a 12.500 dollari: ha un V-Twin 750 di derivazione Harley-Davidson, ma necessita di un restauro completo.
A prima vista potrebbe sembrare una vecchia Harley-Davidson dimenticata per decenni in qualche garage americano. In realtà arriva dal Giappone ed è molto più rara di quanto suggeriscano le sue condizioni. Questa è una Rikuo RT2 del 1958, una moto con motore V-Twin di 750 cc che racconta una delle pagine più curiose della storia motociclistica giapponese. L’esemplare è attualmente in vendita negli Stati Uniti per 12.500 dollari, ma c’è un dettaglio non proprio secondario: per riportarlo su strada serviranno tempo, competenze e una lunga ricerca dei componenti mancanti.
L’annuncio parla chiaro. La RT2 viene venduta nello stato in cui si trova, come moto incompleta destinata a un progetto di restauro oppure all’esposizione. Mancano diversi pezzi importanti, compresi componenti interni del motore. Non è quindi la classica moto storica sulla quale cambiare olio, batteria e pneumatici prima di ripartire.
Il fascino, però, è proprio nella sua storia.
Rikuo e Harley-Davidson: una storia iniziata quasi un secolo fa
Per capire perché questa moto assomigli tanto a una Harley bisogna tornare alla fine degli anni Venti.
Con la Grande Depressione, Harley-Davidson si trovò ad affrontare un crollo delle vendite e cercò nuove opportunità commerciali. In Giappone, attraverso il lavoro di Alfred Rich Child e della società Sankyo, prese forma un accordo per produrre localmente motociclette utilizzando tecnologia e progetti della Casa di Milwaukee. Le ricostruzioni storiche collocano l’avvio di questo rapporto tra la fine degli anni Venti e i primi anni Trenta, con la produzione completamente giapponese ormai avviata a metà del decennio.
Il nome Rikuo, traducibile approssimativamente come “Re della Strada”, arrivò successivamente. Le moto continuarono a utilizzare una meccanica fortemente legata alle Harley-Davidson a valvole laterali, anche dopo la fine della collaborazione diretta con l’azienda americana.
La RT2 rappresenta uno degli ultimi capitoli di quella storia.
Il modello del 1958 utilizzava un bicilindrico a V di 747 cc raffreddato ad aria, con distribuzione a valvole laterali. La potenza era di appena 22 CV a 4.250 giri/min, mentre il cambio aveva quattro rapporti. La scheda tecnica storica indica inoltre freni a tamburo, forcella telescopica e retrotreno rigido.
Numeri che oggi fanno sorridere pensando a una 750, ma perfettamente coerenti con un progetto nato molti decenni fa. E anche il peso non era trascurabile: le fonti storiche indicano oltre 230 kg.
Non era quindi una moto veloce. Era soprattutto robusta, semplice e figlia di un’epoca completamente diversa.
Questa Rikuo RT2 è arrivata negli USA nel 1960
L’esemplare oggi in vendita aggiunge un’altra storia interessante a quella già particolare del modello.
Secondo quanto riportato dal venditore, la moto sarebbe stata portata negli Stati Uniti nel 1960, smontata e sistemata in una cassa, da un militare dell’US Air Force che rientrava a Las Vegas. Una volta arrivata negli USA sarebbe stata riassemblata e, secondo l’annuncio, sarebbe rimasta sostanzialmente intatta da allora. Trattandosi della ricostruzione fornita dal venditore, questa provenienza va considerata come dichiarata e non come una storia documentata indipendentemente. Il contachilometri indica 37.077 km.
Le fotografie mostrano chiaramente che gli anni non sono passati senza lasciare traccia. C’è ruggine superficiale, la vernice è segnata e l’intera moto presenta una patina molto evidente. Il venditore ritiene che la particolare combinazione cromatica verde acqua e rosa sia una finitura applicata all’epoca.
Il risultato è certamente particolare. Ma per un collezionista di motociclette storiche il problema principale non sarà decidere se conservare o meno quei colori.
Sarà trovare tutto quello che manca.
Il motore è incompleto: restaurarla non sarà semplice
Questa Rikuo RT2 del 1958 viene proposta esplicitamente come progetto e l’elenco dei componenti assenti spiega immediatamente il perché.
Mancano gli alberi a camme interni, il pedale e l’albero del kickstarter, il coperchio esterno laterale della trasmissione e l’intero impianto di scarico. Non ci sono inoltre alcuni bulloni della forcella, gli emblemi di serbatoio e parafanghi e diversi piccoli componenti.
Non sono esattamente pezzi che si possono ordinare con un clic dal catalogo di un normale ricambista.
Ed è questo il vero ostacolo del progetto. Il prezzo richiesto è 12.500 dollari, con possibilità di fare un’offerta, ma l’acquirente deve considerare anche tutto ciò che servirà successivamente. L’annuncio specifica che la moto viene venduta “as-is”, quindi nelle condizioni attuali, per ricambi o esposizione.
La rarità, in questo caso, è contemporaneamente il suo punto di forza e il problema più grande.
Restaurare una moto comune degli anni Cinquanta può già richiedere mesi di ricerca. Farlo con un marchio scomparso e con un modello scarsamente diffuso fuori dal Giappone alza inevitabilmente il livello di difficoltà.
Una 750 da 22 CV che racconta la nascita dell’industria giapponese
Guardare questa Rikuo soltanto come una vecchia bicilindrica malconcia sarebbe però riduttivo.
Il suo interesse è soprattutto storico. La RT2 appartiene a un’epoca precedente all’esplosione internazionale di Honda, Yamaha, Suzuki e Kawasaki. Rikuo fu tra i primi costruttori motociclistici importanti del Giappone e nel secondo dopoguerra riprese la produzione civile quando l’industria nazionale delle due ruote era ancora agli inizi.
Negli anni Cinquanta, però, il mercato giapponese stava cambiando rapidamente. Le moto più moderne e leggere iniziarono a mettere in difficoltà i grandi modelli Rikuo, ancora strettamente legati a impostazioni tecniche nate molti anni prima. La storia del marchio si concluse tra la fine degli anni Cinquanta e l’inizio del decennio successivo. Il RT introdotto nel 1958 fu uno degli ultimi 750 prodotti dalla Casa.
Ed è proprio questo contesto a rendere interessante l’esemplare oggi comparso sul mercato.
Non è una moto per chi cerca un restauro semplice e probabilmente nemmeno per chi vuole un mezzo storico da utilizzare immediatamente nei raduni. Con componenti meccanici importanti assenti e 68 anni sulle spalle, riportarla alle condizioni originali potrebbe trasformarsi in un progetto lungo e costoso.
Ma se qualcuno accetterà la sfida, non salverà soltanto una vecchia 750.
Salverà un pezzo poco conosciuto della storia che lega Harley-Davidson alla nascita dell’industria motociclistica giapponese. E in questo caso i 22 CV contano decisamente meno della storia che c’è dietro.