MotoGP, Mamola spiega perché le moto moderne sono molto più faticose
Randy Mamola spiega perché le MotoGP moderne sono molto più impegnative fisicamente: protagonista l'aerodinamica e lo sguardo è già rivolto al 2027.
Le MotoGP non sono mai state così veloci, sofisticate e tecnologicamente avanzate. Ma tutta questa evoluzione ha un prezzo, spesso invisibile agli occhi degli appassionati: lo sforzo fisico richiesto ai piloti. A sostenerlo è Randy Mamola, quattro volte vicecampione del mondo della classe 500, che attribuisce gran parte di questo cambiamento all’evoluzione dell’aerodinamica, oggi elemento fondamentale nello sviluppo dei prototipi della classe regina.
L’aerodinamica ha cambiato il modo di guidare una MotoGP
Secondo Randy Mamola, la MotoGP moderna è profondamente diversa da quella degli anni Ottanta. Se un tempo lo sviluppo aerodinamico aveva come obiettivo principale l’aumento della velocità massima, oggi le appendici aerodinamiche servono soprattutto a generare deportanza.
Questo maggiore carico migliora stabilità, accelerazione e frenata, ma costringe anche i piloti a sostenere uno sforzo fisico decisamente superiore durante tutta la gara.
Mamola riassume così questa trasformazione: un tempo si correva per la velocità, oggi si corre soprattutto per la deportanza aerodinamica.
L’ex pilota spiega che nelle curve più veloci una MotoGP può sviluppare circa 50 chilogrammi di carico aerodinamico. Una forza che aumenta la pressione esercitata sulla moto e rende più impegnativi i cambi di direzione e le staccate.
Per questo motivo, anche piloti del livello di Marc Márquez devono affrontare una fatica enorme per mantenere un ritmo competitivo. Mamola descrive una situazione in cui, già dopo pochi giri, molti piloti arrivano a respirare con difficoltà a causa dello sforzo richiesto dalle moto attuali.
L’americano ricorda inoltre che Honda aveva già sperimentato in passato soluzioni aerodinamiche simili. Tuttavia, quei progetti furono accantonati perché i collaudatori giudicarono la moto troppo faticosa da guidare. Negli anni successivi è stata Ducati a puntare con decisione su questa filosofia tecnica, dando il via a un’evoluzione che oggi coinvolge l’intera griglia della MotoGP.
Perché il 2027 potrebbe segnare una svolta
Per Mamola, una parte della soluzione potrebbe arrivare con il nuovo regolamento previsto per il 2027.
Le modifiche annunciate, secondo quanto riportato dalla fonte, prevedono la riduzione della deportanza aerodinamica e l’eliminazione dei dispositivi di abbassamento della moto. Cambiamenti che potrebbero ridurre il peso della tecnologia e riportare il pilota al centro della prestazione.
L’ex vicecampione del mondo ritiene inoltre che questo scenario possa favorire anche il ritorno ai vertici dei costruttori giapponesi, impegnati da alcune stagioni nel tentativo di recuperare terreno rispetto ai marchi europei.
Un altro momento chiave della gara, secondo Mamola, arriva quando gli pneumatici iniziano a perdere prestazioni. È proprio in quella fase che emergono le differenze tra le moto e la sensibilità dei piloti, perché non tutti i prototipi richiedono lo stesso livello di energia per mantenere un passo competitivo.
Mamola elogia Márquez e il metodo di allenamento della VR46 Academy
Oltre agli aspetti tecnici, Randy Mamola sottolinea come il talento e la sensibilità restino elementi fondamentali anche nella MotoGP moderna.
Tra i riferimenti assoluti cita ancora una volta Marc Márquez, considerato uno dei piloti con la maggiore capacità di interpretare il comportamento della moto.
L’ex pilota spende poi parole di apprezzamento anche per Pecco Bagnaia, Marco Bezzecchi e gli altri piloti cresciuti nell’orbita della VR46 Academy. Secondo Mamola, il loro allenamento sulle piste di dirt track rappresenta un vantaggio importante perché permette di sviluppare sensibilità, controllo delle derapate e capacità di percepire il limite di aderenza sia dell’anteriore sia del posteriore.
Infine, l’americano cita anche Johann Zarco, elogiandone il particolare metodo di allenamento. Mamola racconta di averlo visto girare a lungo utilizzando lo stesso pneumatico ormai consumato, una pratica che, a suo giudizio, contribuisce a sviluppare quella sensibilità indispensabile per essere veloci ai massimi livelli.
Per Randy Mamola, quindi, la MotoGP continua a premiare il talento dei piloti, ma le moto di oggi hanno raggiunto un livello di complessità e di impegno fisico senza precedenti. Un equilibrio che potrebbe cambiare con il regolamento del 2027, quando parte delle innovazioni aerodinamiche oggi protagoniste lasceranno spazio a una filosofia tecnica diversa, con l’obiettivo di riportare il pilota ancora più al centro della scena.