MotoGP e WorldSBK, svolta sicurezza: stop ai riavvii in pista dal 2026
Dal 2026, in MotoGP e WorldSBK vietato riavviare le moto in pista dopo una caduta. La FIM introduce nuove regole per aumentare la sicurezza.
Dal 2026 assisteremo a una svolta epocale nei principali campionati motociclistici: non sarà più possibile effettuare il riavvio moto direttamente in pista o nelle vie di fuga. La decisione, presa dalla FIM, segna un cambiamento profondo nelle regole della MotoGP e del WorldSBK, ponendo la sicurezza di piloti e addetti ai lavori al centro di ogni scelta. Un nuovo regolamento che mira a eliminare i rischi inutili, imponendo procedure rigorose in caso di caduta o spegnimento del mezzo durante la gara.
La nuova direttiva prevede che, in caso di incidente o arresto della moto, il pilota debba condurre immediatamente il veicolo oltre le barriere di protezione prima di tentare qualsiasi riavvio. Questa misura trasformerà radicalmente le strategie di gara e le abitudini consolidate nel paddock, obbligando team e piloti a rivedere le proprie prassi operative. Non sarà più consentito intervenire direttamente sulla moto nelle aree di fuga o in pista, aree che da sempre rappresentano una zona critica sia per la tutela degli atleti sia per l’intervento tempestivo dei soccorsi.
L’episodio emblematico che ha contribuito ad accelerare questa decisione è quello avvenuto a Portimao nel 2024: in quell’occasione, Francesco Bagnaia si allontanava dalla propria moto dopo una caduta, mentre Marc Marquez riusciva a ripartire riavviando il mezzo in pista. Situazioni di questo tipo, spesso cariche di tensione e potenzialmente pericolose, saranno definitivamente bandite. La commissione della FIM ha infatti stabilito che ogni moto spenta dovrà essere portata dietro le barriere, dove sarà possibile riavviarla in condizioni di maggiore sicurezza, lontano dal passaggio delle altre moto e dalle traiettorie di gara.
Il cuore della nuova regolamentazione è la sicurezza: proteggere i commissari e i piloti da rischi evitabili è diventato un imperativo categorico. Troppo spesso, infatti, i commissari sono stati costretti a intervenire in zone ad alto rischio, esponendosi a pericoli inutili. Le aree di fuga, progettate per assorbire l’energia degli impatti e garantire la sopravvivenza degli atleti, non dovranno più essere compromesse dalla presenza di mezzi fermi o persone impegnate in operazioni di soccorso.
Nella MotoGP, il nuovo regolamento impone che la ripresa della gara sia consentita solo dopo aver trasportato la moto dietro le barriere e averla riavviata sulla via di servizio. Nel WorldSBK, durante le prove e la Superpole, sarà ancora possibile rientrare ai box dalla pista, ma in gara la prosecuzione sarà subordinata alle condizioni della moto e alla valutazione dei commissari. Se il motore è ancora funzionante, il pilota potrà rientrare, ma i commissari avranno la facoltà di vietare la ripartenza qualora rilevino danni potenzialmente pericolosi, come perdite di fluidi.
Un aspetto rilevante della nuova normativa riguarda la possibilità di intervento sulla moto: solo il pilota potrà effettuare riparazioni o regolazioni dietro le barriere, con l’assistenza limitata dei commissari. Questa scelta rafforza la responsabilità individuale dei piloti e riduce ulteriormente il rischio di esposizione per il personale di pista. La FIM ha ammesso che l’applicazione delle nuove regole potrebbe comportare alcune difficoltà iniziali, ma ha ribadito che la riduzione dei pericoli resta la priorità assoluta.
All’interno del paddock, la nuova direttiva ha generato opinioni contrastanti. Da un lato, molti piloti e team riconoscono la necessità di aumentare la sicurezza, specialmente dopo gli incidenti più recenti che hanno evidenziato la vulnerabilità dei commissari. Dall’altro, alcuni temono che la spettacolarità delle gare possa risentirne, così come la rapidità degli interventi e la possibilità di recuperare posizioni dopo una caduta. Le squadre stanno già lavorando su nuove strategie per velocizzare le operazioni di recupero dietro le barriere, consapevoli che ogni secondo risparmiato potrà risultare decisivo ai fini della classifica.
Questa svolta regolamentare si inserisce in un percorso di costante innalzamento degli standard di sicurezza, un percorso che la FIM sta portando avanti anche in altre discipline come l’Endurance. L’obiettivo dichiarato è quello di garantire che lo spettacolo delle corse motociclistiche non sia mai ottenuto a scapito dell’incolumità di chi corre e di chi lavora sulle piste. Un messaggio chiaro, che pone la tutela della vita umana al di sopra di ogni altra considerazione e che ridefinisce le priorità dell’intero movimento motociclistico internazionale.