Moto elettriche: Brasile accelera mentre l’Europa rallenta, tra politiche e ostacoli

Il mercato delle moto elettriche in Brasile cresce del 145% grazie a incentivi e politiche green, mentre l’Europa fatica tra limiti normativi e mancanza di strategia.

Moto elettriche: Brasile accelera mentre l’Europa rallenta, tra politiche e ostacoli
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Fabio Chiarani
Pubblicato il 12 gen 2026

Il mercato delle moto elettriche sta vivendo un’evoluzione sorprendente, ma con traiettorie opposte tra Brasile ed Europa. Da un lato, il paese sudamericano segna un vero e proprio boom, con una crescita del 145% nelle vendite nel 2025 e oltre 22.000 unità commercializzate; dall’altro, il Vecchio Continente sembra bloccato, incapace di trovare una strategia chiara per sostenere la mobilità sostenibile su due ruote. Questo scenario mette in luce non solo le differenze tra i due mercati, ma anche il ruolo decisivo delle politiche pubbliche e dei contesti energetici nella definizione delle scelte di mobilità del futuro.

In Brasile, la rivoluzione della mobilità elettrica su due ruote rappresenta una rottura netta rispetto alla storica dipendenza dal bioetanolo. Le elezioni presidenziali del 2024 hanno portato una svolta nelle priorità nazionali, inserendo l’elettrificazione dei trasporti tra i temi centrali delle agende ambientali. Il vero motore di questa crescita è stato il programma Mover, un’iniziativa federale lanciata lo scorso anno che ha saputo catalizzare il mercato attraverso una serie di misure concrete. Tra queste spiccano gli incentivi fiscali diretti, agevolazioni per la circolazione urbana, tariffe energetiche ridotte e semplificazioni burocratiche per il parcheggio. Questo insieme di strumenti ha creato un ecosistema particolarmente favorevole all’adozione delle due ruote elettriche, favorendo una transizione più rapida rispetto ad altri mercati emergenti.

Un elemento chiave del successo brasiliano è la matrice energetica nazionale, composta per il 90% da fonti rinnovabili. Questa peculiarità rende l’utilizzo delle moto elettriche non solo conveniente, ma anche perfettamente allineato agli obiettivi di sostenibilità ambientale del paese. La coerenza tra politiche di incentivazione e disponibilità di energia pulita rappresenta dunque un vantaggio competitivo che difficilmente trova eguali a livello globale.

Se si attraversa l’Atlantico, la situazione cambia radicalmente. In Europa, le due ruote elettriche, pur avendo storicamente un ruolo fondamentale nella mobilità urbana, faticano a trovare spazio all’interno delle strategie di transizione ecologica. A differenza delle auto elettriche, che beneficiano di piani strutturati e incentivi di lungo periodo, le motociclette rimangono ai margini delle politiche pubbliche. Questa mancanza di attenzione si traduce in un mercato stagnante, privo di una visione industriale condivisa e incapace di stimolare la domanda o l’offerta in modo significativo.

Il confronto tra Brasile ed Europa evidenzia come il successo della mobilità elettrica a due ruote non dipenda solo dall’innovazione tecnologica, ma soprattutto dalla capacità dei governi di creare le condizioni favorevoli per la sua diffusione. Tuttavia, il modello brasiliano non è privo di sfide. Uno degli ostacoli principali è rappresentato dal prezzo delle moto elettriche, che resta significativamente più alto rispetto ai modelli tradizionali a combustione. In un contesto dove il motociclo è spesso uno strumento di lavoro essenziale, questo divario rischia di limitare l’accessibilità a fasce ampie della popolazione.

Un altro punto critico riguarda l’autonomia dei veicoli attualmente in commercio. Per i corrieri urbani e per chi utilizza la moto per spostamenti su lunghe distanze, la limitata capacità delle batterie rappresenta un freno all’adozione su larga scala. A ciò si aggiunge la questione delle infrastrutture di ricarica, che in Brasile sono concentrate prevalentemente nelle grandi città, lasciando scoperti i quartieri periferici e le aree rurali, dove la domanda di mobilità su due ruote è spesso più elevata.

L’esperienza brasiliana suggerisce che la crescita della mobilità elettrica su due ruote può essere sostenuta solo da una sinergia tra incentivi mirati, una matrice energetica favorevole e una rete di infrastrutture di ricarica capillare. Se il paese riuscirà a colmare i gap infrastrutturali e a rendere più accessibili i veicoli elettrici, potrebbe affermarsi come modello di riferimento per la transizione ecologica in ambito motociclistico. L’Europa, al contrario, rischia di perdere un’opportunità storica per rilanciare un settore tradizionalmente centrale nella propria cultura della mobilità, lasciando spazio ai mercati emergenti e confinando le due ruote elettriche ai margini della rivoluzione verde.

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