Honda CB750: all'asta il rarissimo esemplare fatto a mano del 1968

Un prototipo dell'Honda CB750 va all'asta Mecum Las Vegas 31/01/2026. Restauro filologico e premiato, pezzo chiave della storia.

Honda CB750: all'asta il rarissimo esemplare fatto a mano del 1968
F C
Fabio Chiarani
Pubblicato il 28 gen 2026

Un evento destinato a entrare nella storia del motociclismo mondiale: il prossimo 31 gennaio 2026, durante la prestigiosa asta organizzata da Mecum a Las Vegas, un esemplare unico farà battere il cuore di appassionati e collezionisti. Non si tratta di una moto qualunque, ma del primo prototipo di CB750, una leggenda assoluta, realizzato a mano dal genio visionario Soichiro Honda e spedito negli Stati Uniti nell’ottobre del 1968. Questo veicolo, considerato una vera e propria pietra miliare nella storia delle due ruote, si appresta a tornare sul mercato con la prospettiva di raggiungere quotazioni da capogiro e di suscitare una competizione senza precedenti tra privati e istituzioni museali.

Un capolavoro che ha rivoluzionato il motociclismo

Il valore di questa Honda non risiede soltanto nella sua rarità, ma soprattutto nell’impatto rivoluzionario che ha avuto sull’industria motociclistica. Il CB750 ha introdotto per la prima volta su larga scala innovazioni tecniche straordinarie: il motore quattro cilindri trasversale da 736 cc, l’avviamento elettrico, il cambio a cinque marce e il freno a disco anteriore, elementi che hanno ridefinito il concetto stesso di motocicletta. Questo prototipo precede di ben quattro mesi i modelli pre-produzione ufficiali e segna l’inizio dell’era della “superbike accessibile”, dando vita al concetto di Universal Japanese Motorcycle, destinato a influenzare generazioni di motociclisti e progettisti.

Dettagli esclusivi che raccontano un’epoca

L’esclusività di questo esemplare si manifesta in ogni dettaglio, a partire dal marchio “HONDA” fuso sui coperchi delle valvole, passando per l’emblema alato ovale impreziosito da quattro piccoli quadrati, fino ad arrivare alle soluzioni ergonomiche come il sellino ribaltabile. Ma ciò che rende questo prototipo ancora più straordinario sono i componenti motore realizzati con la tecnica della sabbia fusa, creati su misura per questa unica unità. Dal punto di vista tecnico, spiccano l’albero motore lavorato dal pieno con diaspansi ridotti e bielle più sottili, scelte progettuali pensate per ottimizzare lo spazio e migliorare la guidabilità, anticipando soluzioni che avrebbero poi caratterizzato la produzione di serie.

Un restauro filologico per un riconoscimento mondiale

La storia di questa CB750 si arricchisce ulteriormente grazie al suo ritrovamento, avvenuto circa trent’anni fa ad opera dello specialista Vic World. L’esperto ha dedicato anni a un restauro filologico, curando ogni minimo particolare: dalla ricostruzione delle sagome in legno dei carter motore, alle grafiche del serbatoio, fino alle diciture dei quadranti realizzate con serigrafia. Questo meticoloso lavoro di ricostruzione ha restituito alla moto la sua autenticità originaria, permettendole di conquistare il primo premio nella categoria Giapponesi e il titolo di Best of Show al celebre The Quail Motorcycle Gathering 2024. Questi riconoscimenti hanno acceso ulteriormente i riflettori su un pezzo che, già di per sé, rappresenta una rarità assoluta nel panorama mondiale delle due ruote.

Un simbolo che va oltre il valore economico

Per i collezionisti e gli appassionati, questa Honda non è soltanto un oggetto di grande valore economico, ma il simbolo di un momento epocale: l’inizio di una nuova era in cui l’industria motociclistica giapponese ha saputo imporsi come riferimento tecnico e stilistico a livello globale. L’asta di Las Vegas si annuncia come uno degli eventi più rilevanti dell’anno per il settore, con la presenza attesa di importanti musei e collezionisti internazionali. Tuttavia, in un mercato sempre più attento e selettivo, gli esperti sottolineano l’importanza di verifiche accurate sulla documentazione di provenienza e sulla storia dei restauri. Questi fattori risultano determinanti per la valutazione finale, in un contesto dove la trasparenza rappresenta un requisito imprescindibile.

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