CCM 500 Four Valve: rinata la leggenda da cross degli anni '70
La rara CCM 500 Four Valve Works Replica (29 esemplari) è stata restaurata in Australia da Peter Kendall. Tecnica, interventi e il valore storico di una motocross britannica.
Una delle motociclette più affascinanti e rare degli anni Settanta, la CCM 500 Four Valve Works Replica del 1979, ha vissuto una seconda giovinezza grazie a un meticoloso restauro avvenuto in Australia. Nata come pura macchina da competizione britannica, questa moto è oggi una vera e propria icona per appassionati e collezionisti, non solo per la sua esclusività – con soli 29 esemplari prodotti – ma anche per la sua storia fatta di sfide tecniche e sportive che hanno lasciato un segno indelebile nel panorama delle due ruote.
La storia di questa Four Valve comincia in Italia, dove l’esemplare era stato dimenticato, prima di essere recuperato e riportato al suo splendore originale da un appassionato australiano. Il restauro, condotto con cura quasi maniacale da Peter Kendall insieme al tecnico David Sheppard, ha richiesto la ricostruzione completa della carrozzeria, dei sistemi di sospensione e, soprattutto, del propulsore, affrontando e risolvendo anche i difetti strutturali che avevano segnato la versione a quattro valvole.
Negli anni Settanta, il fondatore Alan Clews decise di sfidare il predominio delle moto a due tempi, portando sulle piste internazionali una quattro tempi dal carattere deciso e dalle soluzioni tecniche d’avanguardia. La Four Valve, massima espressione di questa filosofia, era equipaggiata con un monocilindrico da 500cc in grado di erogare oltre 50 cavalli, abbinato a un telaio realizzato in tubi Reynolds 531 con circuito di olio in telaio integrato, forcelle in magnesio e sofisticati ammortizzatori Öhlins racing. Il peso contenuto in circa 107 kg la rendeva una vera antagonista anche per le moderne Honda CRF450R, dimostrando quanto fosse avanzata per l’epoca.
L’esemplare australiano, però, si presentava in condizioni ben peggiori rispetto alle aspettative iniziali. Il lavoro di Kendall e Sheppard ha richiesto il coinvolgimento di specialisti di altissimo livello: il telaio e il forcellone sono stati affidati a Geoff Morris Concepts per riparazioni strutturali, mentre gli ammortizzatori Öhlins sono passati nelle mani esperte di MPE Suspension. Il cuore della moto, il motore, è stato ricostruito grazie alla collaborazione con Performance Engineering Services nel Regno Unito, che ha fornito cuscinetti, un albero a camme rollerizzato, pistone, valvole e guide completamente nuove. La scatola del cambio è stata ridisegnata in versione competition e, dove i ricambi originali erano introvabili, sono state adottate soluzioni moderne come l’accensione PVL.
Una delle modifiche più significative ha riguardato l’usura cronica delle camme e dei bilancieri, un difetto noto di questi motori: per prevenire guasti e garantire la massima affidabilità, è stato introdotto un nuovo circuito di olio dotato di filtro, oggi considerato un intervento imprescindibile per chi desidera utilizzare queste moto con regolarità e sicurezza.
Per Peter Kendall, questo restauro rappresenta il coronamento di un sogno coltivato per oltre trent’anni, nato dall’ammirazione per la storia della marca e alimentato fin dall’infanzia dalla curiosità e da una vecchia brochure dell’importatore australiano Lester Rowley. Il progetto, che unisce memoria personale e altissima competenza tecnica, testimonia come i quattro tempi britannici, pur richiedendo maggiore manutenzione rispetto ai due tempi e presentando una maggiore complessità costruttiva, potessero competere ad armi pari sui campi di gara grazie all’ingegno e alla passione di chi li ha costruiti e portati in pista.
Oggi, la rarità di questo esemplare e la difficoltà nel reperire ricambi originali continuano a richiedere interventi specialistici e un impegno costante per mantenerlo operativo. Eppure, la CCM 500 Four Valve australiana non è solo un oggetto da collezione, ma un vero capitolo vivente della storia motociclistica: il simbolo di come passione, risorse e competenze possano trasformare un relitto in un’opera d’ingegneria che merita di essere ammirata e raccontata, mantenendo viva la memoria di un’epoca in cui la sfida tecnologica e sportiva era al centro di ogni progetto.