Bimota SB3: la sportiva italiana che toccò i 240 km/h a Nardò
Scopri la storia della Bimota SB3: caratteristiche tecniche, produzione limitata (402 esemplari), record a Nardò e il dibattito sul suo status di serie.
Nel panorama delle motociclette d’epoca, poche storie sono avvolte da un’aura di fascino e discussione come quella della Bimota SB3. Un modello che ha saputo ridefinire i confini tra artigianalità italiana e affidabilità tecnica, diventando nel tempo un autentico oggetto di culto per collezionisti e appassionati. Dietro a questo mito si celano numeri e curiosità che ancora oggi animano il dibattito tra puristi: la produzione limitata a 402 esemplari, la velocità massima raggiunta di 240 km/h sul celebre anello di Nardò, e una filosofia costruttiva in cui la leggerezza e la maneggevolezza erano poste al centro di ogni scelta progettuale.
Tra il 1979 e il 1982, la Bimota SB3 nacque dall’incontro di menti visionarie come Valerio Bianchi, Giuseppe Morri e Massimo Tamburini. In quegli anni, il marchio riminese consolidava la sua reputazione di laboratorio d’avanguardia, capace di sfidare i giganti nipponici grazie a soluzioni tecniche innovative. Il cuore pulsante della SB3 era il motore derivato dalla Suzuki GS1000, un quattro cilindri in linea che già di per sé rappresentava una garanzia di affidabilità e potenza. Tuttavia, il vero punto di svolta risiedeva nella ciclistica: il celebre telai traliccio in acciaio al cromo, una struttura pensata per garantire una rigidità torsionale superiore e un peso ridotto rispetto alle concorrenti.
Le scelte tecniche adottate sulla SB3 non si limitavano al telaio. A completare la piattaforma dinamica, spiccavano le forcelle Marzocchi da 38 mm e l’impianto frenante Brembo, elementi che assicuravano una risposta immediata e una sicurezza in frenata ai vertici della categoria. Il risultato era una moto dal peso complessivo di soli 202 kg, ben 28 kg in meno rispetto alla base giapponese. Questo alleggerimento non solo migliorava la maneggevolezza, ma consentiva anche di sfruttare appieno il potenziale del propulsore, rendendo la SB3 una vera regina delle curve e delle accelerazioni.
Il primato di velocità, raggiunto sul circuito di Nardò, consacrò definitivamente la SB3 nell’olimpo delle moto sportive: toccare i 240 kmh era un traguardo riservato a pochi mezzi dell’epoca, e contribuì a rafforzare il mito di una motocicletta nata per stupire. Tuttavia, un interrogativo accompagna ancora oggi la narrazione della SB3: si trattava davvero di una “moto di serie” oppure di un raffinato kit d’assemblaggio? La risposta si nasconde nei dati di produzione: dei 402 esemplari totali, soltanto 66 furono consegnati completamente assemblati dalla fabbrica bolognese, mentre la maggior parte venne venduta come telaio nudo, pronto ad accogliere il motore Suzuki scelto dall’acquirente.
Questa peculiarità ha alimentato nel tempo accesi dibattiti tra collezionisti, storici e puristi dell’ingegneria motociclistica. Le quotazioni di mercato riflettono questa dualità: nel 2022, una SB3 è stata battuta all’asta presso Silverstone Auctions per una cifra compresa tra 10.000 e 12.000 sterline, un valore che testimonia l’interesse collezionistico ma anche la variabilità dovuta alle diverse configurazioni e stati di conservazione dei modelli rimasti.
Dal punto di vista tecnico, la Bimota SB3 rappresenta l’essenza della filosofia del marchio: non una semplice reinterpretazione di modelli esistenti, ma una rielaborazione totale della ciclistica, pensata per offrire prestazioni dinamiche di livello superiore. L’utilizzo di componentistica di eccellenza come Marzocchi e Brembo contribuiva a creare una motocicletta capace di distinguersi per rigidezza e leggerezza, spesso determinanti nei confronti con rivali dotate dello stesso propulsore.
Oggi, la rarità dei 402 esemplari prodotti e il record di velocità ottenuto a Nardò rendono la SB3 un pezzo irrinunciabile per chiunque desideri comprendere a fondo la storia della cultura motociclistica contemporanea. Il modello resta una testimonianza vivente di un’epoca in cui la creatività dei piccoli costruttori italiani, guidati da pionieri come Valerio Bianchi, era in grado di sfidare l’industria globale sul terreno delle prestazioni pure e dell’innovazione tecnica. La Bimota SB3 continua così a ispirare, rappresentando un capitolo imprescindibile nel racconto dell’ingegneria su due ruote.