SBK, Redding: "In MotoGP sarei da Top 5"

L'asso inglese di Aruba.it Ducati non si pone limiti per il futuro: "Voglio vincere il titolo Superbike e un'offerta per il team ufficiale in MotoGP"

A fine 2018, quando Scott Redding disse addio alla MotoGP dopo una stagione obiettivamente disastrosa da pilota ufficiale Aprilia, l'inglese non ebbe problemi ad esternare pesanti critiche a quello che, fino ad allora, era stato il suo mondo, ma oggi, a oltre un anno di distanza, la sua opinione sulla Premier Class non è più così drastica.

Nel 2019 Redding ha corso nella British Superbike con la Panigale V4 R del team Be Wiser Ducati, aggiudicandosi il prestigioso titolo nazionale al primo tentativo e guadagnandosi così per quest'anno la "convocazione" del team Aruba.it Ducati - emanazione ufficiale di Borgo Panigale nel Mondiale Superbike - che lo ha chiamato in sostituzione del "fuggitivo" Alvaro Bautista.

Proprio lo spagnolo, l'anno scorso, aveva stupito tutti con il suo strepitoso inizio di stagione in SBK: balzato in sella alla quadricilindrica bolognese dopo una vita nel Motomondiale, l'ultra-trentenne rookie di Toledo inanellò una serie di 11 successi consecutivi che sembrarono proiettarlo "in carrozza" verso il titolo, poi soffiatogli dal campione in carica Jonathan Rea (Kawasaki Racing Team) grazie alla più clamorosa rimonta in classifica da quando Colin Edwards beffò Troy Bayliss nel 2002.

Redding quest'anno ha "ereditato" la moto vice-Campione di Bautista e nella prima uscita stagionale in Australia - unico round sin qui disputato prima dell'insorgere dell'emergenza Coronavirus - ha conquistato 3 terzi posti nelle altrettante gare disputate, piazzandosi secondo in classifica a -12 punti dal leader Alex Lowes (Kawasaki Racing Team).

All'età di 27 anni, Redding non ha comunque rinunciato all'idea di poter tornare, un giorno, in MotoGP, e in alcune dichiarazioni rilanciate dal tedesco Speedweek non ha fatto mistero di queste sue aspirazioni:

"Non corro per guadagnare un sacco di soldi e comprare cose carine, io voglio vincere! E se non riesco a vincere, mi fa molto male, soprattutto quando sono consapevole di poter ottenere buoni risultati. La MotoGP è una categoria molto difficile, ma so di essere abbastanza bravo per arrivare alla Top 5. Con la moto giusta potrei anche lottare per il podio, ma non ne ho mai avuta una con la quale fosse possibile arrivarci."

"La MotoGP è il top di questo sport, il meglio del meglio è lì, ma ci si rende conto di come vanno le cose solo quando si esce da quel circo. Questa è la differenza tra me e Bautista e altri: certi piloti, semplicemente, si divertono a guidare in MotoGP e sono sorridenti anche dopo un 20° posto mentre io, quando torno a casa dopo un simile piazzamento, vorrei uccidere tutti!"

Ad ogni modo, l'estroso asso britannico è ben consapevole del fatto che, per rientrare nella top class del Motomondiale, dovrà per forza centrare dei risultati estremamente convincenti in Superbike. In altre parole, conquistare il titolo iridato:

"Un anno fa avrei detto di no alla MotoGP, ma oggi la vedo così: voglio lottare per il titolo del Mondiale Superbike e vincerlo, poi vorrei un'offerta per il team ufficiale Ducati in MotoGP. Penso di poterci riuscire, anche perché è incredibilmente frustrante quando non sei nelle condizioni di dimostrare di che pasta sei fatto. Ma se ciò non fosse possibile, vorrei rimanere nel Mondiale Superbike, avere successo qui e vincere titoli."

"Tuttavia, questo non dovrebbe sembrare un "piano", per ora: sto solo dicendo ciò che mi piacerebbe ottenere in futuro. Se dovessi vincere un titolo Superbike per la Ducati, mi piacerebbe poter testare il prototipo MotoGP di tanto in tanto, per vedere a che punto sarei. Lo apprezzerei molto, hanno una delle moto migliori, ma prima di tutto questo devo comunque vincere un titolo!"

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