Moto3: Dalla Porta, l’iride “guadagnato”. Canet e Arbolino super

Finalmente un italiano "mondiale" nella classe cadetta? Senza fuochi d’artificio e senza fanfara mediatica, quasi in punta di piedi, Lorenzo Dalla Porta fila diritto verso la conquista del mondiale Moto3


Senza fuochi d’artificio e senza fanfara mediatica, quasi in punta di piedi, dopo il trionfale round di Motegi Lorenzo Dalla Porta fila diritto verso la conquista del mondiale Moto3. Prima corona iridata per il 22enne pilota pratese di Montemurlo, pacato con tratti di mestizia fuori pista quanto determinato e battagliero in corsa e, finalmente!, “prima volta” per un “giovane leone” italiano nella categoria cadetta del Motomondiale. Fatti gli scongiuri, con tre round alla fine e con Dalla Porta in vantaggio di 47 punti sul secondo Canet e di 68 punti sul terzo Arbolino, il risultato finale è… scontato. Chi vince ha sempre ragione e, di solito, a chi perde restano le giustificazioni, con i “ma” e i “se”. L’arma vincente di Dalla Porta è stata (è) la concretezza, il rimanere con i piedi per terra, non illudersi nelle giornate radiose e non abbattersi in quelle buie, battere sempre inesorabilmente sul chiodo, in altre parole, la “continuità”. Ovviamente, supportato magnificamente e di più da un super Team abituato a vincere, qual è lo spagnolo Leopard con una Honda-missile.

La stagione di Dalla Porta, partita nel complesso soft, è poi cresciuta alla distanza: nelle prime sedici gare di campionato, Lorenzo ha infatti centrato la sua prima vittoria solo al nono round nel GP di Germania e la seconda vittoria – decisiva anche per il concomitante doppio ko dei suoi due principali avversari – al sedicesimo round di domenica scorsa nel GP del Giappone. In questo 2019, comunque, l’asso toscano aveva debuttato con un chiaro secondo posto in Qatar, cui si abbonerà, ripetendosi ben altre cinque volte, oltre a un terzo posto, con un solo “zero”. Un passista? Forse, senza sembrare irriverenti per l’accostamento, l’altra faccia della medaglia rispetto a un Marquez “cannibale” che in MotoGP (per ora) vince 10 gare su 16 e arriva anche cinque volte secondo!

Ben tre vittorie, un secondo posto, tre terzi, (oltre le due pole), invece, per Aron Canet, il pilota più veloce del lotto (a questo punto dire anche il più completo suona male…) ma anche con la zavorra di tre “zeri” e, per altre quattro volte, raccogliendo solamente miseri punticini: 3, 4, 6 punti. Al tostissimo pilota spagnolo del debuttante Team di Max Biaggi (tanto di cappello!) va anche la corona mondiale per il più… sfigato dell’anno. Falciato in bagarre a Silverstone, out a Misano per guai tecnici, falciato di nuovo dal kamikaze di turno in Thailandia, infine ancora ko per caduta a Motegi, “impiccato” nel tentare l’impossibile con una moto di gran valore ma palesemente inferiore sul piano velocistico. Aron, il “corsaro” Biaggi, tutto lo Sterilgarda Max Racing Team meritano il plauso.

Idem per l’altro grande protagonista, Tony Arbolino, la diamantina rivelazione 2019, sempre con la baionetta in canna all’assalto di ogni trincea, un osso duro, un puledro di razza, di grande talento e risorse, una delle principali punte di diamante del motociclismo italiano nei prossimi mondiali. Il pilota lombardo del Team Snipers di Mirco e Giancarlo Cecchini – squadra d’alto lignaggio – ha iniziato la stagione 2019 con uno zero in Qatar recuperando subito con un terzo posto in Argentina ed esplodendo al Mugello e poi ripetendosi luminoso ad Assen con due trionfi meritati quanto indicativi del proprio potenziale anche perché ottenuti su circuiti “da pelo”, simboli del Motomondiale. Ancora due secondi posti e due terzi, purtroppo inficiati da una serie di “zero”, con il ko a Motegi che ha reciso l’ultima speranza per il titolo 2019. Partito dalla 27esimo posizione per le pessime qualifiche, con una rimonta-monstre Tony ha superato 27 avversari, pronto a 10 giri dal termine, all’aggancio dei fuggitivi. Nella Moto3-Viet-Nam la caduta “per foga” ci sta e Arbolino saprà far tesoro di questo eccesso di zelo che in motociclismo equivale a un errore.

Qui siamo. Dalla Porta è chiamato a un forcing finale rimanendo quello che è, il “modesto” passista con la zampata vincente, orgoglioso di vincere un mondiale davanti a “manici” quale Canet e Arbolino in una Moto3 piena di piloti … “assassini”. Quello che si appresta a conquistare è per Lorenzo un titolo meritato che premia anche la costanza di una carriera costruita con sacrifici anche da tutta la sua famiglia. Lorenzo non ha rubato niente e va in Moto2 nel miglior modo possibile, non come “imperatore” ma con in testa la corona di “Re”. A Canet e ad Arbolino va l’onore delle armi, con la consapevolezza del loro valore. A questo punto, Aron e Toby non hanno niente da perdere e i prossimi tre GP sono “affare loro”. Poi nel motociclismo, si sa, mai dire mai. Ma qui si va oltre la fantasia.

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