SBK, la "lezione" di Aragon Vale anche per la MotoGP

Chaz Davies ha rotto il filotto di vittorie di Jonathan Rea in Superbike che da grande pilota ha fatto i complimenti ai rivale

Superbike Aragon 2017 - Perdere l’imbattibilità non significa perdere aplomb e signorilità, come dimostra Jonathan Rea dopo essere stato battuto ieri in volata in Gara-2 ad Aragon da un Chaz Davies col diavolo addosso.

Alla sua prima sconfitta stagionale - per altro dopo uno spettacolare e furente duello alla baionetta - il campione del Mondo in carica si è tolto il cappello, pardon il casco, davanti al gallese della Ducati, complimentandosi con lui: “Perché vincere oggi dopo la brutta caduta di ieri è stato davvero impressionante”. Ecco, anche questa è SBK, un mondiale che dopo i fasti del passato cerca ancora una propria identità e un proprio spazio autonomo, non parente povera della MotoGP gallina dalle uova d’oro per il promoter Dorna. La SBK esprime tutt’ora un alto valore tecnico-agonistico e mantiene, anche attraverso un rapporto dei suoi protagonisti da botte in pista ma di gran rispetto fuori, le caratteristiche “old time” che dimostrano che il motociclismo show-business non significa solo gossip e bla-bla, riflettori puntati esclusivamente su un unico pilota-star, aggressione personale, psicologica, mediatica.

Le zuffe fra campioni, scadenti replay di scadenti reality-show, non servono al motociclismo ma solo a chi butta benzina sul fuoco per aizzare fan da curva sud, per mezzo punto in più di audience televisiva, abbindolando sponsor che puntano solo alla quantità degli ascolti, per tenersi stretto il proprio dorato microfono. Rea ha dimostrato ieri che chi perde può restare a testa alta, può avere l’umiltà e la saggezza di riconoscere la propria sconfitta omaggiando l’avversario perché solo così la propria vittoria ha più valore. E ha anche dimostrato che il filotto delle vittorie consecutive non deve indurre all’arroganza, sia perché le ruote girano e tutto può succedere sia perché chi vince sempre alla fine stanca e se non rende merito ai propri avversari rende quelle stesse vittorie prive di valore e di senso.

Nel bon ton di Rea, oggi il pilota più completo del mondiale delle derivate, c’è la dimostrazione che la sconfitta non è certo disonorevole, specie se viene dopo aver lottato per il primo posto strenuamente fin sotto la bandiera a scacchi, se è “solo” una battuta d’arresto dopo le prime cinque vittorie consecutive stagionali, se fa scendere di un gradino del podio, con un brillante secondo posto che consente il consolidamento del grande vantaggio in classifica generale: 145 punti, 50 più di Davies, 54 più del compagno di Marca Tom Sykes. Messa così, la sconfitta di Rea può essere letta come una “liberazione” per il fuoriclasse della superba Kawasaki, ora non più... costretto a rispettare un ruolino di marcia che fino alla Gara 2 di Aragon non ammetteva deroghe imponendo solo una regola, quella della vittoria sempre e comunque.

In un campionato del Mondo l’obiettivo finale è vincere il titolo iridato, vittoria che si consegue portando a casa primi posti in gara ma anche piazzamenti e cercando di evitare i ko, cioè gli “zero punti”, come invece hanno già subito i ducatisti (e non solo loro) Davies e Melandri. Ecco. Il Mondiale Sbk non cambia il proprio binomio favorito, che era e resta Rea-Kawaeaki. Fatto sta che dopo Gara 2 di Aragon si è aperto uno spiraglio che, se il miracolo della Ducati (con Davies ma anche con Melandri) dovesse ripetersi al prossimo round di Assen, può riaccendere la lotta per il titolo e i sogni per la Rossa.

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