Moto3, il “valore” dei promoter di … lusso come Rossi, Biaggi, Simoncelli. I giovani leoni della Moto Italia

La categoria cadetta in forte crescita anche sul piano mediatico


Anche un test come quello ufficiale Irta della Moto3 tenutosi per tre giorni a Jerez fa notizia a dimostrazione di come la classe cadetta sia “maturata” sul piano tecnico e agonistico e goda sempre più dell’interesse dei media e degli appassionati.

Certo, qui siamo ancora a un interesse “ristretto”, nel perimetro di chi conosce il motociclismo, non in quella area ben più vasta composta anche dalla … massaia o da zie e nonne davanti alla tv per seguire la MotoGP “marcata” da quasi un ventennio da Valentino Rossi.

Piaccia o no è così è non è vero che il motociclismo con una più restretta base di aficionados, dei “puri e duri”, sarebbe migliore. E piaccia o no, in una Moto3 rovente per le battaglie a baionetta in pista e tecnicamente raffinata per le “motine” di tanta potenza (ricordiamo sempre che la “nonna” della Moto3, la Morini 250 bialbero monocilindrica più veloce del mondo non toccava i 40 CV mentre oggi toccano i … 60 CV!) e velocità pur con regolamenti “museruola” , l’interesse è aumentato e aumenterà ancora grazie anche (o soprattutto?) a piloti-boy come ad esempio Nicolò Bulega, il 17enne figlio d’arte che associa talento e risultati (dominatore dei test di Jerez con il tempone di 1’46.264) a una indubbia capacità carismatica, se pur ancora da affinare e collocare in una precisa e autonoma identità.

Ci sono anche altri italiani di spessore: Bastianini, Fenati, Di Giannantonio, Dalla Porta, ben 10 nel mondiale quest’anno, e altri leoncini che premono nel Cev e nel Civ. Ma Bulega, almeno potenzialmente, può fare la differenza.

Un pilota come Nicolò non va esaltato perché è il corridore di Rossi e al contempo non va messo in croce per lo stesso motivo. Oggi Bulega ripercorre – pur mettendoci del suo, pur in tempi diversi e in un contesto diverso (più difficile di quello del passato?) – i primi passi del suo “mentore-patron”, capace di marcare la scena in pista e fuori.

Ieri come oggi la capacità di bucare lo schermo e il carisma sarebbero addirittura un boomerang senza i “fatti”, senza la dimostrazione di essere capaci in pista, facendo i “numeri” e i risultati. Ovvio che quest’anno Bulega deve ulteriormente fare il salto di qualità che papale papale significa salire spesso sul podio, vincere gare e tentare il colpaccio di conquistare il titolo mondiale a 17 anni.

L’altro elemento che fa crescere la Moto3 è proprio quello del nome del “patron” ex pilota dei Team promotori della categoria nella logica di far fare e fare esperienze per le classi maggiori. C’era già il grande esempio di Alzamora (e non solo) – che guarda caso in Spagna ha fatto da traino per tirar su una covata di pulcini diventati poi leoni – c’era e c’è quello di Cecchinello e di Gresini e c’è oggi – appunto - in Italia il VR46 di Rossi che rappresenta una spinta qualitativa (anche quantitativa) per tutti e per tutto il motociclismo, italiano e internazionale, un mix di un progetto corposo sul piano tecnico e agonistico e di grande portata qualitativa su quello della comunicazione.

Nessuna esaltazione aprioristica, ma di questo bisogna oggettivamente prendere atto. Tant’è che poi tutta la Moto3 (e non solo) ci guadagna e stimola nuovi ingressi di prestigio quali ad esempio quelli di Paolo Simoncelli, di Max Biaggi, di Michel Fabrizio ecc.

Da qui esce parte fondamentale della linfa per il motociclismo di domani, riportando gli italiani al vertice, ovunque, con l’obiettivo di tornare number one in MotoGP. I limiti? Le esagerazioni? La voglia di una emulazione scimmiottesca, a carta-carbone? Il passo più lungo della gamba? Si può fare un lungo elenco di ciò che ancora non va. Ma non si può guardare la realtà per quello che è, con il motociclismo “tricolore” competitivo e proiettato verso un futuro ricco di soddisfazioni.

  • shares
  • Mail