Amarcord: Enrico Lorenzetti, “aristocratico” e geniale campione della Moto Guzzi

“Filaper” è stato l’unico pilota capitolino – insieme a Max Biaggi – a vincere il mondiale

Nel 1994, A 23 anni, Max Biaggi ha vinto il suo primo titolo mondiale con l’Aprilia 250 e prima di lui solo un altro corridore capitolino, Enrico Lorenzetti, era riuscito nell’impresa conquistando a 41 anni l’iride nel 1952, sempre nella quarto di litro, con la Moto Guzzi. Altri tempi, altri personaggi. Oltre un secolo addietro – esattamente 106 anni fa, il 4 gennaio 1911 – nasceva a Roma Enrico Lorenzetti, pilota “aristocratico” dal passo… “felpato”, insuperabile sul bagnato e su tracciati impossibili come l’Ulster, tecnico superbo e di grandi intuizioni, persona umile e di grande umanità, morto nel 1989 a Milano a 78 anni, sepolto a Cesena, nella sua amata Romagna.

Filaper” (Filaccia in meneghino perché lungo e secco come una pertica), rimasto sin da piccolo orfano di madre e con i suoi cinque fratelli tirati su con decoro del padre tramviere, armeggiò su bici e motorini per le garette di quartiere. Riuscì a studiare diventando provetto radiotecnico, mestiere grazie al quale mise da parte i primi soldi per la sua passione, le corse, fino al debutto del 1934 su una moto vera, la Simplex 500.

La stoffa c’era e pochi mesi dopo ecco la prima vittoria in una gara titolata, il circuito di Bergamo, e nel 1936 il trionfo nella mitica Milano-Napoli (la gran fondo su strade sterrate o rappezzate e piene di buche) con una Triumph 250 alla media di 79,224 Kmh! Gran titoli sui giornali nazionali ed esteri e l’attenzione delle grandi Case. E’ l’inizio di una grande carriera su moto diverse: Benelli, Sertum, Miller, Taurus e infine la Guzzi con la quale nel 1939 debutta senza fortuna sempre nella Milano-Taranto con l’Albatros 250 ottenendo poi a Losanna una grande vittoria con la Condor 500.

Pur col tuono del cannone che già imperversa in Europa Lorenzetti, nel 1940, riesce a far suo il titolo tricolore di seconda categoria ma è costretto ad abbandonare il casco da corridore per indossare l’elmetto del soldato tornando in pista solo nel 1948, pilota ufficiale dello squadrone Guzzi, e mietendo grandi risultati a livello nazionale e internazionale. Vince il Campionato d’Europa della 500, poi ben cinque campionati italiani (uno nella 500 e quattro nella 250) e il titolo di campione del Mondo 250 nel 1952 dopo aver dato un contributo notevole alla Casa di Mandello nel trasformare l’Albatros nella mitica Gambalunghino, una super moto iridata nel 1949 e nel 1951 con il grandissimo veronese Bruno Ruffo e, appunto, nel 1952 con lo stesso Lorenzetti.

Fu proprio Lorenzetti a spingere lo staff del reparto corse Guzzi a entrare nella 350, categoria gloriosa per la Casa lombarda. Pilota versatile, fu anche recordman mondiale su Guzzi, insieme a Ruffo e Anderson. Nelle gare del motomondiale giunse sette volte primo, sette volte secondo, sette volte terzo oltre a numerosi piazzamenti dato che raramente cadeva e ancor più raramente rompeva il motore.

“Cosa farei io – diceva ironico Enrico – senza il motore? Se io lo tratto bene certamente lui mi ricompenserà, come mi ricompenserà la Guzzi”. Ma non fu proprio così perché Enrico, fedelissimo della Guzzi, fu da questa lasciato a piedi al pari di tutti gli altri suoi piloti. Infatti, a fine ’57 la Casa dell’Aquila abbandonò le competizioni e Lorenzetti, pur centrando da “privat” ancora risultati importanti in Italia e fuori grazie anche alla sua perizia tecnica, dovette alla fine dare forfait.

Chi scrive queste note, negli anni ’60, ha avuto l’occasione di incontrare Lorenzetti nei circuiti della Mototemporada emiliano-romagnola e a Monza, Filaper, con il suo cronometro-cipolla in mano, accovacciato in curva, prendeva i tempi esprimendosi sui piloti: sempre valutazioni a tono basso, mai sentenze. Personalmente ricordo cosa disse di Giacomo Agostini – eravamo a Monza sulla vecchia tribuna in legno della straordinaria curva di Lesmo – in occasione del suo debutto iridato a settembre del 1963 con la Morini 250: “Ecco un futuro campione del Mondo”. Già.

Enrico Lorenzetti è stato uno degli esponenti illustri di due epoche fantastiche e irripetibili, quella del “Motociclismo degli eroi” diventata poi quella del motociclismo de: “I giorni del coraggio”.

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