Yamaha TT600R 2-Trac: il nostro test all'Hardalpitour 2016

Negli anni '90 la casa di Iwata sperimentò con ottimi risultati il sistema di trazione integrale "2-Trac": all'Hardalpitour 2016 abbiamo messo alla frusta la Yamaha TT600R a due ruote motrici

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Yamaha TT600R 2-Trac - Al giorno d'oggi siamo abituati a un motociclismo piuttosto standardizzato, nel quale le soluzioni tecniche utilizzate sono, alla fine, sempre le stesse: nonostante i listini siano sempre più diversificati e le case siano sempre pronte ad esplorare nuove nicchie di mercato, le configurazioni utilizzate dai costruttori per i loro prodotti sono più o meno le medesime, e raramente assistiamo a impostazioni telaistiche stravaganti, frazionamenti "improbabili" e ciclistiche fuori dal comune.

Lo sviluppo tecnologico ha permesso il consolidamento di alcune soluzioni considerate "vincenti", che comprensibilmente le case produttrici sono restie ad abbandonare in favore di esperimenti più o meno azzardati: i programmi di simulazione virtuale, le gallerie del vento, la progettazione effettuata con modernissimi computer hanno reso sostanzialmente inutile sperimentare "sul campo", permettendo di promuovere o bocciare una nuova idea prima ancora che essa si trasformi in qualcosa di concreto e tangibile.

Certamente esistono ancora moto particolari e anticonformiste, che fanno di caratteristiche tecniche poco comuni una loro bandiera: pensiamo ad esempio alla BMW K1600, con il suo imponente sei cilindri in linea, alle Bimota Tesi o alle Vyrus con il loro singolare forcellone anteriore, oppure alla Kawasaki Ninja H2 dotata di compressore meccanico azionato a ingranaggi.

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Si tratta però per lo più casi isolati, modelli in genere molto costosi e pensati per una clientela esigente e interessata a possedere un oggetto esclusivo. Anche le case che hanno fatto di alcune particolarità tecniche un vessillo, finiscono poi quasi sempre per adeguarsi a soluzioni più standardizzate: pensiamo ad esempio a BMW, che dopo decenni di configurazioni motoristiche singolari e ciclistiche tutt'altro che convenzionali, quando si è trattato di sfidare i competitors giapponesi e italiani in Superbike è scesa in campo con la ottima ma tradizionalissima S1000RR.

Non è però sempre stato così: ci sono stati anni -in cui Autocad e altri programmi di progettazione non esistevano- in cui per testare una nuova idea bisognava almeno prototipizzarla e metterla alla frusta sul campo: gli anni '80 sono stati certamente un periodo florido da questo punto di vista, ed è proprio in quel decennio che hanno preso forma alcune delle più interessanti -e bisogna dirlo, talvolta strampalate- soluzioni tecniche mai sperimentate.

Anche in campo automobilistico, e in particolare nei Rally, in quel periodo si assiste all'introduzione di uno schema tecnico nuovo, che finirà per rappresentare una vera e propria rivoluzione nel mondo delle quattro ruote: sono gli anni in cui Audi stravolge le gerarchie del Campionato del Mondo Rally mettendo in campo un'auto a trazione integrale, la mitica Sport Quattro. Da quel momento il sistema a 4 ruote motrici -denominato appunto "quattro" dalla casa di Ingolstadt- diventerà un vero e proprio must sia nelle corse sterrate sia nella produzione di serie.

1983: Audi Quattro driver Stig Blomqvist in action with co-driver Bjorn Cederberg during the Longleat Stage of the RAC Rally in England. Mandatory Credit: Mike Powell /Allsport

E' proprio alla fine di quel decennio, quando ormai appare chiaro il vantaggio che le auto 4WD hanno su fondi dissestati, che anche nel mondo motociclistico si inizia a guardare con interesse alla vincente soluzione all-wheel-drive: il costruttore che più di ogni altro crede nella possibilità di portare la trazione AWD anche sulle moto è Yamaha, che nella seconda metà degli anni '80 inizia a studiare questa possibilità.

A Iwata hanno un'idea tanto ambiziosa quanto interessante: se nelle auto la trazione integrale ha così successo, perchè non adottarla anche sui veicoli a due ruote?

Yamaha e la trazione integrale: un po' di storia


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All'inizio degli anni '90 la casa dei Tre Diapason, impegnata allora nei grandi rally africani, inizia a lavorare seriamente a questo progetto: i primi prototipi risalgono al 1992, ma il percorso per una soluzione soddisfacente appare tortuoso e irto di incognite: su un mezzo "tridimensionale" come un'automobile non si presentano quella lunga serie di problematiche che invece si riscontrano su una motocicletta, un veicolo "bidimensionale" in cui le ruote sono entrambe sullo stesso piano.

I primi studi dei tecnici di Iwata prendono in esame una trasmissione di tipo meccanico per il trasferimento del moto alla ruota anteriore, ma non hanno esiti soddisfacenti: componenti come alberi cardanici o meccanismi a catena finiscono per risultare ingombranti, pesanti e poco occultabili dietro alle sovrastrutture. Essi richiedevano infatti una disposizione piuttosto complessa e il ricorso a un layout affatto ortodosso, oltre a soffrire di perdite d'attrito e influire negativamente sulle caratteristiche di guida: parti specifiche come forcella e telaio avrebbero dovuto quindi essere riprogettate ad hoc, con un incremento notevole di peso, complessità e costi.

Accantonata l'opportunità di adottare uno schema meccanico, in Giappone si è iniziò a valutare l'eventualità di percorrere la strada di un sistema idraulico: riuscire a muovere la ruota anteriore sfruttando la pressione dell'olio avrebbe significato una decisiva semplificazione grazie alla possibilità di adottare componenti tradizionali con un conseguente aggravio minimo in termini di peso. Si decise di andare proprio in questa direzione.

Yamaha decise pertanto di rivolgersi ad Öhlins, l'azienda svedese leader nel campo delle sospensioni già allora nell'orbita del marchio dei Tre Diapason: considerato l'invidiabile know-how degli scandinavi nel campo dell'idraulica, si commissionò loro la preparazione di un prototipo di trasmissione idraulica.

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Una soluzione compatta e convincente venne presto approntata dai tecnici di Stoccolma e nel 1998, dopo un primo prototipo di TT600 presto accantonato, venne presentata la prima vera e propria Yamaha a due ruote motrici: si trattava della YZ250 2WD, che al National Gotland Rally risultò vincitrice di classe con in sella il collaudatore Torleif Hansen.

Yamaha 2-Trac: la carriera agonistica


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Un anno dopo, nel 1999, fu la volta di un altro successo per l'innovativo sistema AWD di casa Yamaha, applicato però questa volta a una monocilindrica 4T: Antonio Colombo si portò a casa la vittoria di classe al Rally di Sardegna, corso su una Yamaha TT600R a due ruote motrici del team italiano Yamaha Belgarda. Ormai la trazione integrale sulle moto non era più solo un sogno, ma una vincente realtà.

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Nel settembre del 2000 Yamaha presenta ad Intermot un altro prototipo dotato di tecnologia Two Wheels Drive, ormai noto con il nome commerciale 2-Trac: è la WR426F 2-Trac, con la quale un anno più tardi il boss di Yamaha Motor France Jean Claude Olivier avrebbe chiuso al 5° posto allo Shamrock Rally.

Nel 2001 arrivò però anche un'altra soddisfazione: David Frétigné concluse al settimo posto l'estenuante Enduro du Touquet e portò a casa una vittoria di manche al Trophée Andros.

L'anno seguente (2002) Olivier e Frétigné migliorarono ulteriormente le loro prestazioni in sella alla WR426F 2-Trac, realizzando una straordinaria doppietta (1° e 2° rispettivamente) allo Shamrock Rally.

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Nel 2003 Yamaha mise in campo la sua nuova arma a due ruote motrici, la WR450F 2-Trac. Il torrido deserto del Marocco è il banco prova ideale per la nuova nata, che con Frétigné al manubrio riesce subito a bissare la vittoria allo Shamrock Rally di un anno prima.

"Alla guida della WR450F 2-Trac sorprende il suo comportamento nelle condizioni più difficili" avrà a dire in merito Jean Claude Olivier "come la marcia su uno spesso strato di sabbia e fango. La moto è in grado di accelerare quando le moto normali scavano buche fino a rimanere bloccate".

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A metà anni 2000 la casa dei Tre Diapason dà finalmente un seguito produttivo alla sua pazza e geniale idea: nel 2004 viene finalmente commercializzata, in soli 250 esemplari, la WR450F 2-Trac, strettamente derivata dalla moto portata alla vittoria da Frétigné un anno prima.

Gli exploit di questo ambizioso progetto non sono tuttavia finiti qui: durante il The Reunion 2016, raduno dedicato a tutti gli appassionati di motociclette cafe racer e special, è stato allestito a Monza un piccolo anello da flat track su cui si sono sfidate moto vintage approntate per le gare su terra battuta. A mettere tutti dietro è stata proprio la Yamaha TT600R 2-Trac portata in pista da Luca Viglio e Filippo Bassoli di Deus Ex Machina, che dopo 17 anni dal successo di Alberto Colombo è tornata a salire sul gradino più alto del podio.

Ma questa è un'altra storia, che vi racconteremo nelle prossime righe.

Yamaha 2-Trac: oltre il fuoristrada?

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Sulla scia dei successi ottenuti con le enduro a trazione integrale, Yamaha pensò che tale sistema potesse essere implementato anche sulle moto stradali. Nei primi anni 2000 infatti la casa di Iwata sperimentò questa soluzione anche sulla sua ammiraglia sportiva, la YZF-R1: sempre in collaborazione con Öhlins, gli ingegneri dei Tre Diapason realizzarono nel 2001 due esemplari della 1000 supersportiva dotata per l'occasione di trazione su entrambe le ruote.

Equipaggiata con il medesimo quattro cilindri da 150 cv e con la stessa ciclistica della R1 prima serie, la YZF-R1 2-Trac adottava soluzioni analoghe a quelle già viste sulle fuoristrada vittoriose nei rally africani: i collaudi diedero buoni risultati, con un surplus di trazione soprattutto su asfalto viscido.

L'incremento di peso, grazie al sistema idraulico di trasmissione anteriore, era inferiore ai 10 kg, e l'assorbimento di potenza limitato a una trascurabile manciata di cv (circa 3): nonostante ciò la R1 a due ruote motrici rimase niente più che un interessante esperimento, probabilmente a causa delle comuni perplessità riguardo alla reale efficacia su asfalto del 2-Trac e dei costi di sviluppo che la rendevano una soluzione forse insensata per l'uso sportivo-stradale.

Nella pagina successiva, le nostra prova della TT600R 2-Trac

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Yamaha TT600R 2-Trac: la due ruote motrici all'Hardalpitour 2016

L'idea di riportare, dopo anni di riposo, la gloriosa TT600R 2-Trac nel suo ambiente naturale -la terra- è venuta a Filippo Bassoli, padre fondatore di Motoblog e ora marketing and communication manager di Deus Ex Machina Italy.

"Ogni volta che andavo a Lesmo (sede di Yamaha Motor Italia, ndr) per lavoro, vedevo sempre questa moto parcheggiata in esposizione. Da endurista piuttosto esperto, sono sempre stato molto curioso di provarla: sono un grande appassionato di fuoristrada, che pratico abitualmente, e avevo un gran voglia di vedere come va questa moto molto particolare". Detto, fatto: Yamaha ha accettato di buon grado la proposta di Filippo e ha rimesso completamente a nuovo uno dei tre esemplari esistenti prodotti in partnership con Öhlins: "Sembrava nuova, appena uscita dal concessionario!"

Il primo approccio con la moto è avvenuto al The Reunion di Monza, dove la TT600R 2-Trac ha vinto la gara sul piccolo anello di terra battuta. Appena un paio di settimane dopo la moto ha partecipato alla Vintage Ride, evento dedicato alle enduro e scrambler vintage organizzato da Deus Ex Machina: si è trattato di un piccolo tour di due giorni da Milano a Sanremo, il cui percorso era per il 70% circa composto da tratti in fuoristrada piuttosto soft.

Ben più impegnativa -per l'uomo e per il mezzo- è stata la partecipazione all'Hardalpitour 2016 svoltosi dal 9 all'11 Settembre, sulle Alpi Occidentali: si tratta di una maratona non competitiva che contempla anche tratti di fuoristrada davvero duro, a cui Filippo ha preso parte in squadra con Alex Botturi (ufficiale Yamaha) e il giornalista Roberto Ungaro. A questa edizione, che ha visto ben 415 partecipanti, hanno preso parte anche anche vere e proprie leggende della Dakar come Bruno Birbes e Roberto Boano, affiancati da campioni odierni quali Paolo Ceci, Jacopo Cerutti e lo stesso Botturi.

L'HAT ha costituito il banco di prova ideale per la TT600R 2-Trac: un percorso tosto anche per gli enduristi più esperti, che però l'ormai "vecchietta" a due ruote motrici di Iwata ha mostrato di non temere affatto.

Yamaha TT600R 2-Trac, la tecnica: come funziona la trazione integrale

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Quella provata da noi, in particolare, è l'esemplare portato alla vittoria da Alberto Colombo al Rally di Sardegna 1999: si tratta quindi di una versione pronto gara, che al di là delle modifiche rally e ovviamente del sistema di trazione integrale è identica a qualunque TT600R in circolazione.

Il propulsore è quindi il monocilindrico 4T da 595 cc dotato di raffreddamento ad aria, che in configurazione stock eroga circa 50 cv a 6500 giri. La coppia massima è di 50 Nm a 5000 rpm, trasmessa alle ruote grazie a un cambio a 5 rapporti. Il peso a secco dichiarato si attesta invece sui 131 kg.

Ma passiamo alla parte più succulenta, cioè al sistema di trazione integrale. La soluzione adottata da Yamaha è tanto semplice quanto efficace, come la maggior parte delle soluzioni geniali: una pompa idraulica prende il moto dal pignone della trasmissione secondaria (a valle del cambio) e genera una pressione che, grazie ai due tubi di carico e scarico dell'olio che convergono verso l'avantreno, viene sfruttata da un piccolo motore inserito nel mozzo ruota anteriore, generandone quindi il moto.

Così, si ottiene una rotazione dello pneumatico anteriore di 0.45 giri rispetto a quello posteriore: il risultato strabiliante dal punto di vista tecnico di questo sistema sta nella leggerezza e nell'estrema compattezza: parliamo di un surplus di peso davvero minimo, con un ingombro praticamente inesistente che lo rende quasi invisibile agli occhi degli osservatori meno attenti.

All'epoca Yamaha assicurava, grazie al 2-Trac, un'aderenza superiore rispetto alle fuoristrada convenzionali, sopratutto in condizioni particolarmente difficili come fango, sabbia, ghiaia e fondi umidi: una guida più precisa quindi, fatta di traiettorie più pulite e una gestione della potenza praticamente totale.

Niente più pattinamenti della ruota posteriore, e derapate ridotte all'osso: il prezzo da pagare per l'adozione del compattissimo sistema idraulico è la minore efficienza rispetto ad uno meccanico, ma la piccola perdita di potenza è nettamente compensata a livello generale dal guadagno complessivo che si ha in termini di trazione.

Lo slittamento dello pneumatico posteriore significa d'altra parte potenza non sfruttata: trasferendo la coppia in eccesso all'avantreno il giovamento non può che essere rilevante.

Yamaha TT600R 2-Trac: come va?

Nel valutare il comportamento dinamico della TT600 2-Trac bisogna partire da alcuni presupposti fondamentali, che è necessario considerare per darne un giudizio obbiettivo: si ha a che fare con una moto di quasi 20 anni, con pesi decisamente superiori alle enduro attuali.

I quasi due decenni che sono trascorsi dalla sua genesi si fanno sentire sul piano dinamico: la TT600 è nata negli anni '90 e nel frattempo la tecnologia ha fatto passi da gigante, per cui nell'approcciarsi a questa moto è opportuno tenere sempre in conto che è stata concepita in un periodo ormai lontano. Inutile quindi lanciarsi in azzardate comparative con le leggerissime e sportivissime enduro attuali: paragonarla alle moderne "quattroemezzo" sarebbe ingiusto e fuorviante.

Inoltre, bisogna considerare che la TT600R apparteneva a una categoria di motociclette molto in voga negli anni '80 e '90 ma che ormai non esiste quasi più: nemmeno allora si trattava di una enduro strettamente specialistica, più che altro di una fuoristrada multiuso pensata principalmente per un off-road non certo estremo. Se volessimo proprio trovarle delle eredi, potremmo citare moto come la 690 Enduro di KTM o la XT660R, sempre prodotta dalla casa dei Tre Diapason.

Come già sottolineato in precedenza, il nostro primo contatto con la TT600R 2-Trac è avvenuto durante gara di flat track alla The Reunion di Monza: già in quell'occasione ci siamo accorti di una particolare tendenza della moto al sottosterzo, una sensazione simile a quella che si prova quando si spinge un po' con automobili 4WD piuttosto potenti.

Abituati alla guida delle enduro moderne, fatta di derapate di potenza che aiutano il pilota a "far girare" il mezzo, è una sensazione che sulle prime è un po' spiazzante: è un comportamento particolare che risulta strano rilevare su una moto da fuoristrada, poichè in caso di perdita di trazione al posteriore, invece che scodare, ci si ritrova con un avantreno che porta verso verso l'esterno.

Nulla di grave: è questione di abitudine, e dopo aver preso un po' di confidenza con questa atipica tendenza del 2-Trac, la sorpresa iniziale lascia spazio solamente a una guida un po' diversa dal solito.

La Vintage Ride Milano-Sanremo si è rivelata una piacevole "passeggiata", in cui la moto si è comportata molto bene: tuttavia il tracciato non presentava punti particolarmente duri, e non si può certamente dire che la TT600R 2-Trac sia stata davvero messa alla frusta.

Per testare realmente le qualità di questa singolare motocicletta abbiamo dovuto attendere l'Hardalpitour e il suo percorso di 550 km molto stressante per moto e pilota: inizialmente c'era un po' di scetticismo nell'affrontare con una moto ferma da 17 anni un tour de force così massacrante, ma nelle 23 ore in cui siamo stati in sella la TT600R 2-Trac si è comportata egregiamente. Nessun cedimento meccanico, nessuna esistazione, nemmeno l'ombra di un problema tecnico: ci riesce difficile pensare che il progetto di trazione integrale sia stato abbandonato per mancanza di affidabilità.

Cominciamo con il dire che la moto, nonostante l'assetto "pronto-gara" e la componentistica sopraffina, si è rivelata piuttosto impegnativa: anche per un endurista esperto, i 20 anni di età del progetto si fanno sentire. Un peso non da libellula, un raggio di sterzata piuttosto ridotto e sospensioni Öhlins ottime per l'epoca ma ovviamente "datate" tradiscono un po' un'ottima moto che però risente inevitabilmente del tempo trascorso.

Questi fattori, uniti alla tendenza sottosterzante di cui prima (rilevabile anche alle basse velocità), costringono quindi a quella guida un po' "old school" tipica del fuoristrada di una volta, nella quale bisogna inclinare la moto in modo diverso e stare maggiormente seduti nelle curve strette.

Tutto ciò rende la TT600R un po' innaturale per chi è abituato a moto più moderne: siamo però convinti che questi nei siano da imputare all'età non trascurabile di questa moto, più che alla presenza della trasmissione sull'avantreno,

Anzi, a sorprendere in positivo è proprio la "discrezione" del sistema 2-Trac: la presenza della trazione anteriore non rappresenta mai un ostacolo nella guida, e quando non ci si trova invischiati in situazioni critiche come fango o sabbia, la TT600R 2-Trac si comporta a tutti gli effetti come una moto convenzionale.

In condizioni di guida normali (ad esempio, su asfalto o terra non friabile) l'unico comportamento particolare che essa ha è la tendenza a non soffrire di affondamenti del posteriore in accelerazione. In un certo senso, potremmo paragonarla alle BMW dotate di sospensione anteriore Telelever: grazie alla ruota anteriore traente questa Yamaha risulta quindi piuttosto "piatta", non soggetta oscillazioni o trasferimenti di carico.

Nella guida in fuoristrada invece, quando il posteriore perde aderenza e inizia a pattinare, si avverte che la ruota anteriore inizia a "lavorare" e lo scivolamento si smorza, poichè la trazione perduta viene dirottata sull'avantreno: le prime volte è una sensazione strana, ma nulla che possa mettere in crisi o in difficoltà il pilota.

Addio quindi a violente scodate del posteriore: tutto avviene in modo molto fluido e controllabile, e anche quando si esagera con il gas la moto si rimette dolcemente in carreggiata in maniera quasi automatica. Non si hanno mai reazioni brusche o imprevedibili, anche grazie all'erogazione pastosa e rotonda di un monocilindrico che non ha certo una potenza esagerata.

Su terreni impegnativi quali terra friabile, fango, sabbia, i benefici del 2-Trac sono notevoli, soprattutto a basse velocità: eventuali ripartenze sono enormemente facilitate dalla trazione integrale, poichè grazie a questo sistema si evita lo sprofondamento della ruota posteriore.

Alle alte velocità, invece, la TT600R 2-Trac si comporta a tutti gli effetti come una moto tradizionale: la trazione minima sull'anteriore praticamente non si avverte, pertanto non si hanno nè benefici nè handicap dovuti alla presenza di questo sistema. Per come è sembrato a noi, il 2WD di Yamaha è una soluzione decisamente improntata ad aiutare pilota a basse velocità, per poi lasciargli piena libertà quando invece il ritmo sale.

L'assorbimento di potenza che ci aspettavamo, dovuto alla necessità di muovere anche la ruota anteriore, non si è fatto sentire: probabilmente ciò è dovuto anche al fatto che la moto provata da noi fosse una pronto-gara, ottimizzata e preparata da Yamaha stessa per l'utilizzo agonistico.

Sarebbe interessante, a questo proposito, fare una comparativa con una TT600R standard: un test del genere risulterebbe utile anche ai fini di dare un giudizio più obbiettivo sui difetti rilevati (come la sensazione di pesantezza e l'insufficiente angolo di sterzo) e su quanto essi derivino dalla presenza della trazione integrale. Da questo punto di vista, l'esperienza con le moderne moto da fuoristrada non ci aiuta certamente a valutare con distacco i punti deboli di questa ormai datata TT.

Nonostante le peculiarità, stupisce comunque l'intuitività di questa moto: dopo il primo approccio che lascia un po' frastornati per il comportamento non comune, si fa presto a prendere confidenza ed abituarsi allo stile di guida che la TT600R 2-Trac richiede.

Più adatta al neofita o all'esperto? Sicuramente, i notevoli vantaggi dati dalla trazione integrale su fondi difficili aiutano maggiormente chi è alle prime armi e deve uscire da situazioni... complesse. Chi ha un po' più di maestria con il fuoristrada probabilmente riuscirebbe a cavarsela comunque, anche se la grossa mano data dal 2WD non può che giovare. D'altro canto, è piuttosto improbabile che un neofita si ritrovi ad affrontare situazioni così estreme da necessitare una soluzione simile per levarsi dagli impicci, e difficilmente riuscirebbe ad apprezzare appieno i vantaggi di questo sistema nella guida di ogni giorno.

Riguardo all'uso sportivo, il sistema 2-Trac risulta quasi più adatto a una moto "tuttofare", più che a una enduro estrema: quando si spinge molto e si aumenta la velocità, assieme alle sensazioni particolari che la trazione integrale infonde nel pilota, spariscono come si è già detto anche vantaggi.

Insomma, promossa o bocciata? A noi è piaciuta moltissimo. La peculiarità della soluzione adottata, il modo geniale e "discreto" con cui gli ingeneri Yamaha hanno risolto un problema rilevante come quello della compattezza, non possono che farci apprezzare questa singolare motocicletta.

Interessante è stato soprattutto prendere contatto con una soluzione tecnica diversa e realizzata in modo esemplare, che fa di questa TT600R 2-Trac un mezzo davvero affascinante e unico.

Yamaha 2-Trac: perchè è stato abbandonato?

A distanza di 12 anni dall'ultima Yamaha dotata del sistema 2WD (la WR450F 2-Trac) e alla luce di quanto rilevato durante la nostra prova, possiamo tentare di fare delle ipotesi sui motivi che possono aver indotto il marchio dei Tre Diapason ad abbandonare questo interessante sistema.

Inanzitutto, la fredda accoglienza riservata dagli enduristi ai 250 esemplari commercializzati della WR450F 2-Trac ha forse indotto il brand di Iwata a rivedere i suoi piani. Prodotta probabilmente per sondare la reazione del pubblico, la quattroemmezzo a trazione integrale dei Tre Diapason non riscosse il successo sperato, a causa delle perplessità dell'utenza riguardo a caratteristica così inusuale.

Lo sviluppo tecnologico che ha portato alle enduro leggere e super-specialistiche come le conosciamo oggi, capaci di superare ostacoli in modo quasi trialistico, ha poi finito per rendere superfluo questo sistema, affossandolo definitivamente. La TT600R 2-Trac provata da noi è una moto ideale per affrontare dune, terreni sabbiosi o tratti in cui si sprofonda molto, ma risulta praticamente uguale a una "semplice" TT standard in tutte le altre condizioni: proseguire nella direzione della trazione integrale avrebbe significato dover sostenere costi di sviluppo eccessivi per quella che sarebbe poi stata una ristrettissima nicchia di mercato.

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Per quanto riguarda le applicazioni stradali della trazione integrale, poi, i vantaggi finiscono per assottigliarsi ulteriormente, a fronte di una ingiustificata maggiore complessità: se sulle sportive "da asfalto" l'obbiettivo è la velocità, non vediamo in quali situazioni un sistema del genere avrebbe potuto venire concretamente in aiuto al pilota.

Se è vero che, almeno come lo abbiamo interpretato noi, il 2-Trac fornice un grande vantaggio a basse velocità su fondi scivolosi, dubitiamo fortemente che a 100-200 all'ora una perdita di aderenza del posteriore possa essere risolta dalla trazione su entrambe le ruote. Probabilmente per questo motivo e per gli ingenti costi di sviluppo annessi, a nostro avviso la YZF-R1 a due ruote motrici non andò oltre la fase sperimentale.

Come giudicare quindi, complessivamente, il sistema di trazione integrale di Yamaha? Sicuramente un sistema intelligente, utilissimo in certe situazioni e sviluppato in modo sopraffino, reso però sostanzialmente inutile nel tempo da altre innovazioni, meno costose e più user-friendly.

Più di un semplice esperimento, il 2-Trac accusò forse anche la sostanziale scomparsa di quel segmento "soft enduro" che più di altri poteva trarre benefici dall'introduzione di questo interessante schema tecnico.

Pregi & Difetti


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Piace

- Sistema 2-Trac leggero e compatto
- Intuitività dopo un primo approccio "strano"
- Soluzione tecnica interessante e geniale
- Vantaggi su fondi scivolosi
- "Discrezione" del 2WD in condizioni di guida normali

Non Piace

- Sottosterzo che inizialmente spiazza
- Peso notevole della moto che risente il peso degli anni
- Ridotto angolo di sterzo

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Nella pagina successiva, le caratteristiche tecniche

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Yamaha TT600R 2-Trac: le caratteristiche tecniche

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Motore e Trasmissione
Numero cilindri: 1
Disposizione cilindri: Verticale
Cilindrata cc: 595
Tipologia motore: Ciclo Otto 4 tempi
Distribuzione: monoalbero in testa, 4 Valvole
Alimentazione: carburatore Teikei Y30 PV/2A (stock)
Potenza kW: 36.8 (stock)
Potenza cv: 50 (stock)
Potenza giri/min: 6500 (stock)
Coppia kgm: 5,0 (stock)
Coppia Nm: 50,0 (stock)
Coppia giri/min: 5000 (stock)
Cambio: meccanico a 5 rapporti
Frizione: dischi multipli in bagno d'olio
Trasmissione posteriore: a catena
Trasmissione anteriore: idraulica 2-Trac

Pesi e Dimensioni
Lunghezza mm: 2225
Larghezza mm: 845
Altezza minima sella mm: 945
Passo mm: 1480
Massa a secco kg: 131,00
Capacità serbatoio l: 10
Pneumatici: A - 90/90 21 pollici P - 130/90 18 pollici

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