Sbk Aragon, Che Ducati! E che Davies! Rea e Kawasaki costretti in... "difesa"

Sbarcata in Europa dopo le prime due trasferte stagionali in Australia e Thailandia dominate da Jonathan Rea la Sbk riporta sugli altari la Ducati, dominatrice di gara 1 ad Aragon con un eccelso Chaz Davies.

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Sbarcata in Europa dopo le prime due trasferte stagionali in Australia e Thailandia dominate da Jonathan Rea la Sbk riporta sugli altari la Ducati, dominatrice di gara 1 ad Aragon con un eccelso Chaz Davies.

E’ la regola del motociclismo: nessuno è imbattibile! Non è ovviamente questione di giocare in casa, anzi. Questa è la pista dei test Kawasaki, un po’ come per Ducati il Mugello. Quindi l’exploit della “Rossa” – che bissa magnificamente il risultato del 2015 - acquista ancor più valore, tenendo anche conto delle caratteristiche velocistiche del lungo tracciato spagnolo, specie con quel rettilineo infinito che sembra fatto apposta per scaricare tutta la potenza delle quattro cilindri, specificatamente liberando tutta la cavalleria dei propulsori delle “verdone”.

Allora? Allora il grande ininterrotto certosino lavoro di sviluppo prodotto a Borgo Panigale ha pagato, mettendo in pista una moto capace non solo di battersi per il podio ma finalmente in grado di vincere, addirittura dominando.

Poi, Chaz ci ha messo (molto) del suo, con una tattica di gara superba e, una volta al comando, con una cavalcata in testa senza sbavature di alcun tipo, diventata una vera e propria ininterrotta e possente marcia trionfale.

In altre parole, la Panigale – già moto di gran livello - ha fatto un altro salto in avanti: ottimo il nuovo pacchetto del doppio scarico, ma non è solo questo a fare la differenza. C’è un netto miglioramento di elettronica che permette una gestione più fluida in basso del grosso bicilindrico senza perdere potenza in alto, spingendo eccezionalmente forte in uscita di curva e sul dritto. Tant’è che oggi, neppure nel lungo rettilineo di Aragon, le Kawasaki non sono mai riuscite a prendere la scia della Rossa di Davies.

Ducati sugli scudi, dunque. Gran festa che poteva addirittura trasformarsi in un vero e proprio cappotto. E’ in parte mancato all’appello Davide Giugliano. Il campione romano è uscito a testa bassa, non solo incapace di fare i tempi del vincitore e di inserirsi nella lotta per il podio – appannaggio del binomio Kawasaki Rea-Sykes – ma soccombente anche nel braccio di ferro finale con Xavi Fores in sella alla Ducati (non factory), cui è andata meritatamente la quarta piazza.

Forse Davide ha ancora bisogno di tempo per tornare ad esprimersi ai livelli del passato: così porta a casa bei punti ma fa un’altra corsa rispetto a quella del ben più arrembante compagno di squadra Chaz Davies.

Con la Ducati che ha alzato di forza l’asticella alla Kawasaki non è restata che la carta della difesa: sfumata la (solita) fuga del pur brillante Sykes e resi vani gli attacchi (troppo tardi?) da metà gara in avanti del sempre eccelso Rea la scelta è stata quella di “accontentarsi” di quel che restava, il secondo e il terzo posto. Poco? Meglio di niente e – comunque un patrimonio – in ottica Campionato.

Già, il campionato. Aspettiamo gara due di domani per verificare se gara uno è stata solo una prima rondine di primavera o l’anticipo di una … invasione … “rossa”, con Ducati lepre al posto delle Kawasaki e con Davies “cannibale” al posto di Rea. Fuoco di paglia per Guintoly la cui attesa Yamaha (super motore annunciato) ha deluso le aspettative dopo la bella sfuriata iniziale. Gli altri? Un’altra corsa, come spiegato in dettaglio nella cronaca di Motoblog.

A proposito, dov’è finito il gran pubblico “spagnolo”?

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