Italia Reale


Lungi da me evocare nostalgie monarchiche, non sono proprio nelle mie corde, ma questa smargiassata ha ragione d'essere, dal momento che se al nostro posto ci fossero gli Inglesi, gli Spagnoli, o i Giapponesi, le rispettive case reali avrebbero già dovuto abdicare in favore dei loro piloti.

Noi invece, che i reali li abbiamo mandati via, ci ritroviamo con un Re e ben due Principi al vertice di quella che è la più formidabile affermazione sportiva del nostro paese, probabilmente da sempre.

14 vittorie su 16 gare disputate, divise tra tre piloti e tre team gestiti da manager Italiani, una moto Italiana che si mette alla pari con le invincibili giapponesi, vagonate di sorrisi, sportività vissuta e non solo promessa: uno strapotere felice, mai avido, raccontato in quella lingua melodiosa e allegra che è l'emiliano/romagnolo, italiano impuro, ma puramente e veramente nostro.


Diciamolo adesso, perché l'Italia che vince (l'unica di recente...) sta fin troppo in silenzio rispetto ai clamori delle avventure da soap-opera dei divetti del pallone e le disavventure da Will il Coyote dei connazionali che stringono i volanti più veloci del pianeta, senza però mai dimostrare di divertirsi e divertire nessuno.

Che spettacolo è andato in scena quasi ogni week-end quest'anno e che onore, sentire sempre e solo le note di Mameli diffondersi da quei podi.

Diciamolo adesso, prima che qualcuno torni a dire che l'Italia vincente è quella dei 90.000.000 di telefonini, del Milan e dei playboy, no: l'Italia che vince è quella di Rossi, Capirossi e Melandri, con 2 ruote sotto al sedere e una passione infinita nella tuta.

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