MotoGP Indy, Stoner all'attacco: per agganciare Lorenzo e superare ... Mike Hailwood


A Indy Casey Stoner vuole bissare il trionfo di Laguna Seca e accorciare il distacco che lo separa in classifica generale da Jorge Lorenzo. La vittoria al Brickyard permetterebbe al pilota australiano di raggiungere anche un traguardo storico, il sorpasso dell’inglese Mike Hailwood che vinse 37 GP nella classe regina (76 vinti in totale e 112 podi su 142 GP disputati!) .

Mike, nove volte campione del Mondo, chiuse con il motomondiale nel 1967 a soli 27 anni, - anche se nel 1968 partecipò alla mototemporada romagnola con una Honda recuperata e a Monza debuttò con la Benelli 500 4 ufficiale dopo aver abbandonato rocambolescamente la MV Agusta - passando con successo alle quattro ruote. Anche Casey, se manterrà fede all’annunciato ritiro, lascerà il motomondiale a 27 anni.

Due epoche molto lontane fra loro, due piloti dalle caratteristiche caratteriali e tecnico-agonistiche molto diverse, ma entrambi piloti di straordinaria levatura. Figlio di papà (miliardario) Mike e di famiglia tutt’altro che agiata Casey, entrambi con le corse nel sangue ma con una concezione diversa nel rapporto fra la pista, l’ambiente delle competizioni, la vita privata.

Per Mike le corse venivano prima di tutto e di tutti e a quel mondo, anche allora non tutto rosa e fiori, offriva tutto se stesso, mandando giù anche i rospi più indigesti. Per Casey le corse costituiscono la linfa vitale ma le regole dettate dal management della MotoGP e da chi tira i fili della comunicazione e dello sponsoring del circus sono un prezzo troppo alto da pagare, così alto da imporgli addirittura il forfait, all’apice della sua carriera.

L’inglese debutta 17enne con una modesta “Squalo” MV Agusta, poi meraviglia, specie al TT, nel ’58 e nel ’59 con le Norton, e a 21 anni, ingaggiato dalla Honda, vince il suo primo titolo iridato nel 1961 nella 250, quindi domina per quattro anni nelle 500 con la varesina MV Agusta e chiude la sua carriera di nuovo in Honda, con gli ultimi due titoli. L’australiano sbarca nel 2000 in Europa a 15 anni nel challenge Aprilia 125 spagnolo e l’anno successivo debutta nel mondiale con la Honda privat 125, poi nel 2002 il salto nella 250 con l’Aprilia privat e quindi dopo alterne esperienze nella massima cilindrata, vince nel 2007, 22enne, il suo primo titolo della classe regina con la bolognese Ducati e lo scorso anno il secondo titolo iridato con la Honda HRC.

Mike guidò Ducati, Mondial, Benelli, Paton, NSU, AJS, Norton, MZ, MV Agusta, Honda, Suzuki, BSA, vincendo praticamente con tutte e in tutte le cilindrate. Casey ha guidato Aprilia, Ktm, Ducati, Honda, unico fin qui a portare il titolo MotoGP a Borgo Panigale nonché sbalordendo con la Honda HRC nel 2011.

Hailwood ha lottato 10 anni pieni contro i giganti cha hanno fatto la storia di questo sport: Surtees, Hocking, Duke, Mc Intyre, Liberati, Hartle, Minter, Ubbiali, Provini, Phillis, Read, Ivy, Taveri, Bryans, Redman, Agostini, Saarinen, Pasolini ecc. Stoner si è misurato con Capirossi, Dovizioso, Gibernau, Melandri, Spies, Pedrosa, Simoncelli, Lorenzo e Rossi.

Hailwood domò moto scorbutiche come la MV 500 4 cl (mal digerita da Ago), le MZ 250 2 t bic., le 6 cilindri Honda 250-350 e fu l’unico a vincere con la impossibile Honda 500 (un po’ come Stoner con la rossa Desmo 16): era capace di imprese straordinarie, come quella del TT del 1965, quando dopo un volo disastroso a 200Kmh con la MV 500, si ributta all’inseguimento del battistrada Agostini (MV), vincendo sotto la bufera, dopo aver recuperato … 5 minuti! Duelli fra giganti: Ago batterà Mike 30 volte, ma l’inglese vincerà sull’italiano ben 42 volte!

Stoner, così come Mike, fa subito il tempo in prova ed è capace, in gara, di girare in testa sempre con lo stesso tempo. L’australiano predilige la corsa in solitaria: invece Mike dava il meglio di sé nella mischia, come cercasse sempre il duello alla baionetta: cuore e audacia saldati con la tecnica più raffinata e l’intelligenza più viva, un esempio di straordinaria volontà, di indomito coraggio, di voglia di vincere.

Questo era “Mike The bike”, il re della massima cilindrata, il fuoriclasse capace di meravigliare sempre e di vincere spesso in tutte le cilindrate, (50, 125, 250, 350, 500 GP e 900 F1, con motori a 2 e 4 tempi, monocilindrici, bicilindrici, tre, quattro, cinque, sei cilindri!), 9 volte campione del mondo in moto, un grande anche in auto, un vero gentleman. Forse, con Tazio Nuvolari, il più grande campione del motociclismo di tutti i tempi. Colto, anticonformista, più aperto e meno problematico di Casey, non s’incupiva, guidava sopra i problemi, aiutava i piloti meno fortunati, sempre disponibile al dialogo con tutti, tifosi compresi.

Dopo 10 anni di assenza, Hailwood rientrò nelle corse di moto nel 1978, con la Ducati 900 nel TT F1. Quel 2 giugno 1978 “Mike the Bike” e la Ducati misero a segno una storica impresa. Un trionfo tanto clamoroso quanto inatteso che costituì le basi per il grande lancio dei bicilindrici bolognesi in tutto il mondo. Solo un Phil Read in stato di grazia, in sella a una Honda preparata apposta per il Montain Circuit, tentò di resistere all’azione prepotente del nove volte campione del Mondo. Così scrivemmo su motoblog in un precedente Amarcord.

“Con la sua nuova tuta bianco-rossa, Mike guidava la straordinaria moto preparata in poco tempo e con pochi mezzi, come se “indossasse” un vestito tagliato su misura. La “cavalcatura” potente e agile, con i colori della bandiera italiana, bianco-rosso-verde, eseguiva perfettamente i comandi di un sapiente e implacabile fantino, che per un giorno tornava a far sognare e a dettare ancora la legge del più forte. E fu l’apoteosi: Davide batteva Golia! Persino un fuoriclasse “duro” come Phil Read alla fine abbracciò Mike e chiese di salire (da fermo) sul bolide italiano. Trecentomila persone si tolsero il cappello, in silenzio per ascoltare l’inno di Mameli. Il rombo del bicilindrico Made in Italy li aveva conquistati. Hailwood consegnava se stesso alla leggenda del grande sport”. Chissà se fra 10 anni Casey Stoner rientrerà e compirà la stessa impresa di Mike Hailwood?

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