Doriano Romboni, "Rombo di tuono" oggi /video

Doriano Romboni fa parte di quella categoria di piloti che hanno tentato la scalata all’Olimpo ma che, vuoi chiamarlo “fato avverso”, o semplicemente sfiga, non sono riusciti a vincere quello che avrebbero meritato. Il pilota ligure corse ben 10 stagioni nel Motomondiale, sette in sella alla Honda tra 125 e 250, prima di passare in 500 e all’Aprilia poi alla Muz Weber e infine in Superbike per tre anni con Ducati e Yamaha: 6 GP conquistati nelle classi minori e un solo podio nella classe regina, eppure “Rombo” divenne un’idolo dei tifosi che lo ricordano come un pilota coraggioso, spericolato e tenace: quasi a dire che se dai il cuore, entri nei cuori.

Un guerriero che ci ha emozionato per le sue battaglie contro Max Biaggi e Capirossi in 250. Uno di quelli che faceva divertire il pubblico e che avrebbe potuto avere di più: lui come Loris Reggiani, o lo sfortunato Giancarlo Falappa (Superbike), che porta tuttora sul corpo i segni del suo coraggio.

Gente cui, se mi permettete di citare una famosa targa dedicata ai bersaglieri, “mancò la fortuna, non certo il valore”. Come quell'anno ad Assen, quando dopo un contatto con Biaggi la carena della sua Honda si spostò, incastrandosi nello sterzo e provocando una caduta rovinosa che gli provocò la rottura di tibia e perone, incrinando la sua carriera. Peccato.

Doriano Romboni
Doriano Romboni
Doriano Romboni
Doriano Romboni
Doriano Romboni
Doriano Romboni

Sangue bollente, pronto a dare la zampata in pista ma anche fuori, come quando ad Hockenheim aprì il suo motorhome al pubblico per festeggiare una vittoria e cacciò a schiaffoni qualche tifoso tedesco troppo pressante con la sua compagna.

Cadute, fratture, mondiali persi per un soffio: queste le regole del gioco, dove con i “se” non si sale sul podio, ma solo con il talento, la grinta, la costanza e, ovviamente, un pizzico d’aiuto dalla dea bendata.

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