MotoGP, la "lezione" Yamaha-sponsoring. Chi comanda nel Circus?

Yamaha M1 2001 unveiling

Fra sette giorni, in occasione dei prossimi test della MotoGP a Sepang, la Yamaha svelerà la nuova livrea delle sue moto ufficiali affidate al campione del mondo in carica Jorge Lorenzo e al coequipier Ben Spies. Di fatto, a un mese dall’inizio del mondiale 2011, si saprà qual è il nuovo main sponsor abbinato al Team ufficiale della Casa di Iwata. Con la (brutta) aria che tira, il supporto economico dello sponsor principale sarà molto gradito alla Yamaha, portando indubbiamente un ulteriore spinta.

Nello sport, nel motorismo in primis, da alcuni decenni, di fatto dalla prima sponsorizzazione della Parmalat sulle tute di Nicky Lauda e Clay Regazzoni nella Ferrari di Formula uno, lo sponsor ha acquistato un “valore” ben oltre il portafoglio economico. I soldi delle aziende sponsor, si sa, contribuiscono a dare ossigeno alle Case e ai team. Ma, anno dopo anno, il main sponsor, oltre un sostanzioso portafoglio in dollari, ha portato a Case e Team, un enorme valore aggiunto per l’immagine, forse più importante degli stessi soldi erogati.

La popolarità del motomondiale è cresciuta anche grazie agli abbinamenti di sponsoring e alla spinta ricevuta dall’immagine delle grandi multinazionali, tabaccai in testa. Così le grandi corse, le moto, i campioni, fanno parte dell’immaginario collettivo, dispensatori di emozioni, sogni, modus vivendi. Non vogliamo entrare nello specifico, ma è fuori dubbio che via via c’è stata e c’è una identificazione, una immedesimazione, una saldatura, fra grande sponsor e grande moto, fra grande sponsor e grande campione. Oramai è così in tutti i grandi sport, non solo nel motociclismo.

Ciò detto, nel caso della Yamaha un chiarimento s’impone. Fino a poche ore fa, si è detto e scritto che la Casa dei tre diapason (pur avendo fatto il pieno nella MotoGP 2010) era rimasta a bocca asciutta (cioè senza sponsor) perché orfana di Valentino Rossi.

Il peso e l’appeal del nove volte campione del mondo è fuori discussione anche come calamita di sponsor. Ma Rossi, perno e volano di questa MotoGP, non è il valore “assoluto” del motociclismo, altrimenti le altre Case e gli altri Team, privi del fuoriclasse pesarese, rimarrebbero senza il becco di un quattrino e sarebbero fuori gioco. Gli sponsor (anche sulla Yamaha) c’erano anche prima di Valentino e ci saranno anche nel dopo Valentino.

Si dice e si scrive anche che, adesso che arriva il main sponsor, la Yamaha può “permettersi” di sviluppare le moto nel corso della stagione. I soldi non sono mai troppi, ma un colosso come la Marca di Iwata definisce una strategia (anche sul piano agonistico) pluriennale “autonoma” i cui programmi non subiscono variazioni significative in funzione della presenza o dell’assenza di uno sponsor. Ciò vale anche per le altre grandi Case.

Caso mai la questione è un’altra e riguarda la MotoGP (e non solo) in generale, il suo modo di essere, i suoi regolamenti ecc.: è lo sponsor al “servizio” delle corse o viceversa? Detto più semplicemente: chi è davvero il padrone del Circus?

  • shares
  • Mail
5 commenti Aggiorna
Ordina: