MotoGP Sepang Test: molte luci e qualche ombra

Marco SimoncelliCalma, quelli di Sepang sono “solo” test e i tempi sono da prendere con le molle. Ma questa prima uscita ufficiale stagionale è importante e conta per capire l’aria che tira e prendere subito le “misure” a una MotoGP rinnovata, alla sua ultima stagione con i motori di 800cc. Il test in terra malese è importante intanto sul piano tecnico (rispetto allo sviluppo e alla competitività delle nuove moto), sul piano agonistico (rispetto allo stato di forma dei piloti e al livello di adattamento e feeling dei piloti a nuove moto e a nuove squadre), sul piano psicologico (rispetto a una classifica non virtuale ma reale dove il cronometro emette il suo primo verdetto e chi sta davanti sta meglio di chi è dietro).

La MotoGP è la massima espressione motociclistica delle corse di velocità: non è una prova di regolarità e alla fine di un test ufficiale di tre giorni come quello appena concluso, la griglia dei tempi un valore ce l’ha: è indicativa dei valori attuali in questa fase. C’è sempre un motivo perché un pilota è davanti e gli altri sono dietro. Poi tutto può sempre cambiare, ma Sepang parla un linguaggio chiaro.

Primo: la Honda è oggi la moto più competitiva e piazza quattro sue moto nei primi sei posti (prima, seconda, quarta, sesta). Secondo: la Yamaha regge l’urto della Casa dell’Ala dorata e fa il terzo (Lorenzo) e quinto (Spies) tempo. Terzo: la Ducati è in … “difesa” con le due ufficiali in ottavo tempo (Hayden) e decimo (Rossi) e con le altre Desmosedici in affanno.

Veniamo ai piloti. La novità (graditissima) è data dai due italiani ... “juniores”: Simoncelli (alle stelle) primo e Dovizioso (non più comprimario di lusso) secondo. Una rondine non fa primavera ma queste sono performances che fanno sicuramente ben sperare.

Quindi c’è la conferma al top di Stoner, secondo tempo (subito a postissimo con la nuova cavalcatura) e dell’iridato Lorenzo (una certezza, pronto anche per il bis). Poi l’altro giovane Ben Spies (quinto) certamente anticipatore di una grande stagione.

E Rossi? Buttargli la croce addosso, oltre che stupido, non ha senso. L’asso pesarese è ancora fisicamente “malconcio”, la pista dimostra che nessun è superman e che per recuperare la condizione ottimale bisogna dare tempo al tempo. Valentino ha dimostrato di possedere un (altro) merito: di accettare la situazione di difficoltà, di procedere per gradi, di non cercare inutili rischi.

Ora, spente da tempo le luminarie promozionali di Madonna di Campiglio, il sole di Sepang ha riportato tutti coi piedi per terra: il binomio Rossi-Ducati c’è. Ma ha bisogno di tempo e soprattutto di umiltà. E non è detto che basteranno.

foto | @birtymotogp

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