MotoGP, Casey Stoner "convitato di pietra" della stagione 2013?

Dal suo “buen retiro” australiano, Casey Stoner non sembra aver professato parola sul primo test ufficiale della MotoGP tenutosi per tre giorni a Sepang questa settimana. Dopo il forfait annunciato nel 2012, (e dopo le previste esibizioni in moto e auto nel 2013) il “Canguro” è stato il “convitato di pietra” nel circuito malese, comunque il punto di riferimento per tutti i suoi ex colleghi-avversari, con quel 1’59.605 fatto segnare nei test 2012, tutt’ora record ufficioso a Sepang con le 1000 cc.

Ora, come si sa, ogni prova o corsa fa storia a sé e gli assenti hanno sempre torto. Però quell’1’59.605 di Stoner 2012 pesa come un macigno: nessuno ha abbattuto il muro con il “2” davanti. 2’00.100 Pedrosa (2’00.3 nel 2012); 2’00.429 Lorenzo (2’00.1 nel 2012); 2’00.542 Rossi (2’00.8 Sepang 1); 200.636 Marquez (2’01.355 Sepang novembre 2012); 2’00.734 Crutchlow (2’00.2 Sepang 1); 2’02.184 Hayden (2’01.6 Sepang 2); 2’02.77 Dovizioso (2.00.8 Sepang 2).

Di fatto, Honda e Yamaha 2013 sono moto nuove rispetto a quelle della passata stagione, certamente da mettere ancora a punto, ma anche più performanti, in grado cioè di abbassare i tempi del 2012. Senza tirare conclusioni affrettate però, quanto meno, il dubbio viene: quando manca il gatto i topi ballano. Non si vuole qui dire che, assente Stoner, gli altri siano andati a spasso, certo è che l’assenza del “canguro” può aver tolto quello stimolo a limare quei decimini pesanti.

A parte il "guizzo" di Pedrosa, solo Valentino Rossi si è migliorato: non tanto perché ha ripreso la prima fila (virtuale), ma soprattutto perché ha dimostrato di aver ritrovato se stesso e il feeling con la ritrovata 4 cilindri della Casa dei tre diapason. La Yamaha 2013 non è la Ducati 2012, ma è evidente che Rossi ci ha messo del suo, è uscito dal suo punto più basso ed è in crescita, e questo fa ben sperare per l’avvio della stagione.

Nel prossimo test, i vecchi record devono saltare. Altrimenti l’ombra di Casey Stoner incomberà sulla stagione riaprendo interrogativi e polemiche. A fine anni ’60 Giacomo Agostini con la MV Agusta, più volte non aveva avversari: Mino non doveva però “solo” vincere (cosa scontata data la superiorità del suo mezzo) ma anche battere il proprio giro record dell’anno precedente ottenuto con la stessa moto. Come dire, il Conte Agusta lo teneva sveglio col … cronometro.

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