MotoGP, “frittata” Ducati. I conti non tornano: perché?

La Ducati sta attraversando un momento difficile in MotoGP. Analizziamo quali potrebbero essere le cause

Crisi Ducati MotoGP 2016 – Da sempre nel motociclismo due “galletti” nel pollaio hanno portato guai alla propria Casa. Le eccezioni confermano la regola. Il problema non deriva solo dal fatto che, per un pilota, il primo avversario da battere è il proprio compagno di squadra. La situazione diventa ingestibile quando intervengono situazioni tecniche nuove (in questo caso le gomme) oppure quando è la stessa Casa – per motivi diversi – a mettere “l’uno contro l’altro” i propri piloti. E’ legittimo che la Casa faccia i propri interessi ma sono sempre i fatti a dimostrare se le decisioni prese e la gestione relativa portano davvero i frutti desiderati.

Quando la situazione si ingarbuglia, il potenziale a disposizione – moto, piloti, staff tecnico, ecc. – non riesce ad esprimersi al massimo, anzi, spesso si consuma piano come una candela o si brucia subito come un falò, mandando tutto a carte quarantotto. Non è quello che – più o meno – sta accadendo in Ducati? Va dato atto alla Casa di Borgo Panigale, interpretando anche nel miglior modo il vantaggio dei nuovi regolamenti, di essere riuscita già prima della stagione a mettere in campo un “pacchetto” da prima fila, con una Desmosedici davvero competitiva (come si è subito visto nei test pre campionato e dopo, in apertura di campionato) e con i due piloti ufficiali Dovizioso e Iannone molto motivati e determinati.

C’erano tutti i presupposti per puntare in alto, al podio in ogni gara e anche alla vittoria, tenendo anche conto dei problemi altrui (Honda in difficoltà con la nuova centralina e la nuova gomma; Yamaha invischiata nelle beghe interne Lorenzo-Rossi; Suzuki in crescita ma non ancora al top; Aprilia ai primi passi). Lo sbandierato ingaggio di Casey Stoner pareva la ciliegina sulla torta, l’ultima spinta per decollare. Poi, invece, proprio il rientro di Stoner in qualità di tester di lusso pronto a scendere nell’arena, invece di rappresentare il valore aggiunto, ha portato le prime nubi a Borgo Panigale, increspando l’ambiente della Rossa, mandando in “crisi” i due piloti ufficiali, con la Casa da una parte a rassicurare i due Andrea e dall’altra – in modo sempre più palese – impegnata a cercare la “prima guida”, fino all’epilogo dell’annuncio dell’arrivo di Jorge Lorenzo per il biennio 2017-2018.

Legittima anche questa scelta, anzi, una scelta opportuna e valida, di altissimo profilo, con grandi prospettive per la prossima stagione. Allora? Allora non basta avere una gran moto e avere, presto, anche un gran pilota se poi non si è in grado di gestire il “presente”, cioè la fase di passaggio dall’oggi al domani. Di fatto, Ducati ha messo i due Andrea l’un contro l’altro e le conseguenze sono quelle che sono, quasi un disastro, anzi un doppio disastro. Dopo cinque round e lo “zero più zero” di Le Mans, La Casa di Borgo Panigale sprofonda in classifica: Iannone e Dovizioso decimo e undicesimo rispettivamente con gap di 65 e 67 punti! Dagli altari (annunciati) alla polvere (reale). Tutta colpa dei due Andrea impepati oltre misura per dimostrare di essere l’uno migliore dell’altro e garantirsi il posto in Ducati? E il management che ha gestito le questioni dei rapporti interni (fra i piloti ecc.) con il tatto di un elefante dentro una cristalleria?

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E’ un fatto che le nuove gomme Michelin hanno complicato – e non poco – la vita ai due Andrea. Già di suo la Desmosedici, con un propulsore di grande potenza, è una moto non facile da domare e da gestire, specie su circuiti dalle caratteristiche “stop and go” come l’odierno Le Mans, circuito di frenate e accelerazioni. Se a questo aggiungiamo i continui cambi di mescola introdotti nelle ultime gare da Michelin (che rendono molto più difficile la ricerca del limite di aderenza dei pneumatici) si può capire le difficoltà maggiori dei piloti, “disarmati” di fronte a tanti ko e disorientati sul che fare. In altre parole i due Andrea giurano di non esagerare in pista e di non capire perché cadono. Come dire, dalla padella alla brace. Non si può non (ri)partire da un dato di fatto: le Michelin non avendo ancora trovato un buon equilibrio diventano ben più difficili da utilizzare – spesso traditrici – rispetto alle gomme giapponesi usate fino al 2015.

A soffrire non è solo Ducati, come dimostrano gli alti e bassi della Honda, con Marquez “costretto” a una tattica di gara ben meno aggressiva del 2014 e 2015, nella logica che un secondo e un terzo posto vale sempre di più di uno “zero” dovuto a caduta che però non …manca mai, come dimostra Le Mans. Qui sta, forse, la chiave di volta: la capacità di gestire una situazione di forte difficoltà tecnica (bilanciamento fra anteriore e posteriore) giocando “in difesa” e non andando avventatamente all’attacco. Le uniche due moto a non avere questi problemi pare – visti i risultati – siano le Yamaha: moto con motore meno “cattivo”, con curva di erogazione più dolce, quindi più gestibile, che mette meno in crisi le gomme e quindi non mandando in tilt i piloti, soprattutto nella fase della frenata e in ingresso curva.

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Lorenzo e Rossi sono i due piloti che corrono sopra i problemi, vuoi per la loro qualità di guida e per la loro esperienza, vuoi per le caratteristiche del motore Yamaha, vuoi per la capacità del Team di gestire queste nuove difficoltà, con una moto sempre molto bilanciata. Un esempio eclatante viene dalla gara di Jerez dove Rossi ha trionfato anche (o soprattutto?) per la capacità di gestione dell’usura delle gomme: durante la gara – su indicazione del box – ha cambiato più volte il settaggio elettronico in rapporto al consumo del carburante, questo per il costante bilanciamento della moto in funzione del modificarsi del suo peso dato dal carburante consumato via via. Vale deve andare a Loreto? No, deve dire bravo a se stesso per aver ingaggiato un coach come… Luca Cadalora!

Ducati ha oggi quindi due problemi di fondo: il primo tecnico (trovare il miglior bilanciamento della moto con queste gomme), il secondo “politico” (gestire l’andirivieni di piloti, tester in pista e in panchina ecc.). Non facile ma fattibile, soprattutto con il buon senso. Se il problema gomme tocca per primo a Michelin risolverlo e al Team (e ai piloti) agire di conseguenza con adeguate tattiche di gara facendo di necessità virtù, il problema interno deve risolverlo la Ducati. Al punto in cui si era giunti – dopo l’annuncio dell’ingaggio di Lorenzo – Ducati doveva (deve) scegliere liberando uno dei due Andrea e tenendosi stretto l’altro.

I mezzi sorrisi, le pacche sulle spalle, l’ambiguità prolungata, non pagano. Dimostrano solo una difficoltà – o peggio, una incapacità – da parte del management di tirare le fila … giuste. Oramai la frittata è fatta. Serve il colpo d’ala al Mugello, per salvare almeno la faccia. Serve portare serenità e sciogliere subito i nodi, anche con la … spada. Solo così si raddrizza una situazione che altrimenti getterebbe nel fango una stagione potenzialmente vincente con il rischio di creare anche le peggiori premesse per il 2017.

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