Honda è sinonimo di scooter di successo, a partire dal Super Cub fino ai recenti SH. Honda sembra tenerci molto a questo settore, e presenta il nuovissimo Vision, un nuovo ruote medio/alte studiato per la mobilità urbana, che associa le classiche caratteristiche di praticità e agilità alla qualità e alla sicurezza, grazie al sistema di frenata combinata Honda CBS.
L’obbiettivo degli ingegneri Honda è stato molto difficile da raggiungere, perchè si tratta di un progetto mondiale, un vero e proprio world scooter in grado di unire target e culture motociclistiche differenti in un unico prodotto da vendere nei 5 continenti. Se dal punto di vista della qualità e della praticità, sono d’accordo più o meno tutti, non è facile creare un prodotto che piaccia esteticamente a tutto il mondo. Vision sembra essere il giusto compromesso.
Un punto di forza è senza dubbio il motore 4 tempi da 110cc, con iniezione elettronica PGM-FI, omologazione Euro3, consente percorrenze di 52km/l a velocità costante. Ampio vano sotto la sella, strumentazione moderna e perfettamente leggibile, design ergonomico e rapporto qualità/prezzo elevato sono altre caratteristiche che lo rendo appetibile in qualsiasi angolo del globo.
Generalmente dedicato al solo mercato delle quattro ruote, il Salone di Shangai ha offerto, a sorpresa, uno spunto futuristico per la mobilità urbana, con il Volkswagen E-Scooter. Come è capitato un annetto fa con Mini e Smart, anche il marchio tedesco del popolo si vuole immergere nel mondo dell’elettrico a due ruote per l’utilizzo cittadino. Questo è un primo esperimento.
A primo acchito, sembra di trovarsi di fronte ad un frigo da campeggio con le ruote, ma poi scopriamo che sotto la bianca sella non ci sono birre e panini (purtroppo) ma un pacco di batterie all’idruro di nickel, che forniscono una potenza di 350 Watt al motore elettrico, per un range di circa 25 miglia (40km). I risultati di potenza e autonomia, allo stato attuale, sono scarsini, ma si prevede un update con batterie agli ioni di litio, come conferma Simon Loasby, direttore del design per VW China.
La presentazione ad un salone d’auto cinese, con visibilità mondiale, è ovviamente strategica. VW punta alla grande distribuzione nelle metropoli asiatiche come Shangai, dove il traffico è sempre congestionato e c’è bisogno di un mezzo efficiente nella piccola mobilità. Non sarà facile, però, sviluppare un prodotto economico quanto efficiente. Solo le batterie, allo stato attuale, costano 500 Dollari, e sarà un’impresa ardua limitare il prezzo a 1000$ come si spera. E’ prevista la messa su strada dei primi esemplari entro la fine del 2012.
via | Autobloggreen
Abbiamo più volte parlato di propulsioni alternative, ma veramente poco dell’aria compressa. Questa tecnologia è in fase di sviluppo già da parecchi anni, a fine ‘90 abbiamo visto i primi prototipi di auto alimentati dall’aria, ma ad oggi ancora nessun grande marchio dell’automotive ha deciso di investire sullo sviluppo di questa tecnologia per la produzione di serie.
Il mondo delle moto, più ristretto di quello auto, presenta ancora meno esempi di motori ad aria, ma dalla Francia arriva questo interessante progetto, sviluppato da cinque famosi designer nazionali e pronto alla realizzazione per partecipare alla Speed Week di Bonneville, dove potrebbe agguantare qualche record nelle categorie per moto dalla propulsione alternativa.
Un telaio in traliccio di tubi, basso e lungo, conferisce alla Saline Airstream un’estetica da vera streamliner, necessaria anche ad aloggiare le due grosse bombole per la riserva d’aria e il compressore posizionato alle loro spalle. Curioso il sistema che cambia l’assetto della moto alzando il telaio tramite una ghiera sulla parte anteriore, per una guida più disinvolta quando non si cerca il record assoluto. Bello anche lo schema della sospensione anteriore, con sterzo nel mozzo come la Vyrus ma on doppio braccio in tubi davvero scenico. Al posteriore invece troviamo un forcellone bibraccio con monoammortizzatore ad aria, ovviamente.
Continua a leggere: Saline Airstream: moto da record ad aria compressa
Aldo Drudi è uno dei designer più quotati nel mondo del motociclismo, e dall’anno scorso segue anche le livree delle edizioni speciali Arai dedicate al Tourist Trophy. Per l’edizione 2011 l’italiano ha creato una nuova livrea dell’RX7-GP, ovviamente in tiratura limitata a 500 esemplari per rendere l’oggetto un vero e proprio pezzo da collezione.
Inoltre, un accordo fra la casa e i venditori prevede che parte del ricavato dalla vendita venga dato agli organizzatori del TT, come contributo alle spese per la realizzazione della gara. Se vi siete persi quello dell’anno scorso, e quest’anno non volete perdervelo, correte presso un rivenditore e provate a farvelo spedire al di qua della manica. Il casco è disponibile solo per il mercato inglese al prezzo di 699,99£, circa 794€.
L’arte cerca sempre altra arte. Il corpo sinuoso di una donna è sempre uno dei soggetti più rappresentati dagli scultori proprio per queste sue naturali forme artistiche, la dolcezza delle curve e la sensualità sono stati d’ispirazione per chissà quanti geni dell’arte. Così come una modella in carne e ossa, la CR&S Duu presta e sue linee all’occhio dello scultore Umberto Cavenago. Arte che crea arte.
Umberto ha voluto reinterpretare le linee della Duu “alla maniera di Fortunato Depero per guidarla nell’astrazione destabilizzandone la percezione”. Non abbiamo minimamente idea di cosa significhi, ma i vocaboli complicati degli artisti sono sempre affascianti. La rappresentazione stilizzata è di stampo futurista, e potrà essere ammirata alla mostra “Il Futuro nelle mani. Artieri domani” allestita alle Officine Grandi Riparazioni di Torino fino al 20 novembre per celebrare l’eccellenza dell’artigianato italiano in occasione dei 150 anni dell’Unità d’Italia.
L’autore parla di colpo di fulmine con la bella donzella milanese: “Quasi per caso ho incontrato la DUU, in una semplice illustrazione. Fantastica! Ho voluto vederla e naturalmente ho conosciuto anche la CR&S: coinvolgenti, visionari e non omologati, mi hanno entusiasmato.” Non è la prima volta che questa moto riceve apprezzamenti dal punto di vista artistico, l’abbiamo vista protagonista in varie esposizioni di arte e design. Il pubblico l’ha premiata con una lista d’attesa che arriva al 2012 per avere un pezzo unico fatto su misura come un abito sartoriale.
Continua a leggere: La CR&S Duu posa come modella per lo scultore Umberto Cavenago
Questa volta siamo tornati 16enni. Abbiamo fatto qualche passo indietro negli anni per rituffarci nelle atmosfere spensierate della nostra adoescenza, per inserirci nel giusto contesto e valutare al meglio la nuova KTM 125 Duke, l’arma di Mattighofen per entrare prepotentemente nel mondo delle 125 a 4 tempi. Con questa moto, c’è anche la volintà di imporsi nel mercato mondiale come vera e propria world bike, perciò nulla e stato lasciato al caso, dal motore, alla ciclistica, all’estetica.
Non abbiamo trovato un solo elemento riciclato dalla produzione KTM degli scorsi anni, la piccola Duke è un progetto totalmente nuovo, prodotto in India ma nato in Austria, una paternità che si nota per la qualità costruttiva e per il largo utilizzo di componenti europei, oltre che per un’estetica molto occidentale, curata in ogni dettaglio.
La nostra giornata in sella, è cominciata fra i banchi di scuola. Una classe dell’Istituto Torricelli, nel cuore di Milano, è stata allestita per una informale conferenza stampa, con i vertici del progetto a fare da professori, e noi “poveri studenti” a sorbirci una lezione di tecnica motoristica in inglese… l’incubo delle spiegazioni del prof più odiato sono riaffiorate, ma è stata una semplice illusione, perchè è stato interessante conoscere la posizione della casa madre riguardo al progetto, e come questo si è sviluppato.
Ieri sera, l’happy hour milanese ha trovato il suo salotto d’eccezione presso l’antica Fonderia Napoleonica Eugenia. Qui, lontano dai rumori e dal caos del traffico cittadino, si è entrati in un luogo dall’atmosfera unica, che ha conservato intatto il fascino di un antico passato. Protagonista indiscussa della serata, la casa che storia fascino e stile da vendere: la Harley Davidson.
In questo antico edificio, un tempo dedicato alla produzione di campane e monumenti in bronzo, l’arte di fondere, di scolpire, modellare, immaginare e costruire si è sposata con l’ingegno, il design e lo stile. Sullo sfondo, le Harley sono opere d’arte, insiemi armoniosi di sogni e concentrati pura emozione. 6 i modelli esposti, ognuno di una diversa famiglia di moto, che hanno messo in mostra i muscoli provenienti dal nutrito catalogo accessori della Casa di Milwaukee.
Capi della nuova collezione sono stati gentilmente esposti agli occhi dei curiosi deliziando i presenti con il connubio di materiali tecnici e design d’avanguardia. Alla serata sono poi intervenuti volti noti e personaggi dello spettacolo, in veste di appassionati di due ruote che, non appena concluse riprese e foto, si sono concessi al pubblico con battute e aneddoti…
L’eclettismo è una particolare filosofia che sitentizza in un’unica forma concetti e idee artistiche differenti. Nel caso della Agility Saietta, il mondo della tecnica motociclistica sembra incontrare quello dell’arte aliena di H.R. Giger, ma il risultato finale sintetizza in modo un po goffo questa unione. Il progetto nasce a Londra, ed è stato svelato al London Motorcycle Show. E’ totalmente elettrica.
Il nome evoca dinamismo: sia “agility” che “Saietta” (letteralmente ripreso dall’italiano “saetta”) fanno pensare ad un mezzo veloce e maneggevole, sarà disponibile in due versioni, la S e la R, differenti per step di autonomia e prestazioni. La prima garantisce 80km di autonomia e uno scatto 0-100 km/h in 5 secondi, mentre la R raddoppia la durata della batteria, 160km, e diminuisce di un secondo il valore di accelerazione.
Se i dati tecnici non sono poi così stupefacenti, l’estetica è tutta da osservare: il grande arco che raccorda in una sola forma il cupolino e il serbatoio si ispira alla testa di un ariete, ma come già detto, evoca anche creature di estrazione più fantascientifica. Sotto la vistosa struttura, fino alla parte più bassa della carena, è alloggiato il pacco di batterie, decisamente ingombranti, visto il risultato finale.
Continua a leggere: Agility Saietta: un nuovo progetto nel mondo delle elettriche
Queste foto arrivano direttamente da Montecarlo, dove il Gruppo Piaggio ha svolto il dealer meeting, e ritraggono due nuove Moto Guzzi su cui si vocifera da tempo. La V7 Scrambler appare a sorpresa, spesso citata da appassionati e cultori dello stile vintage di Mandello, ma mai confermata dalla stessa casa. La California di nuova generazione, invece, è da anni sulla bocca di tutti i guzzisti, e solo ora si mostra nella più moderna delle interpretazioni.
Soffermandoci sullo stile di quest’ultima, notiamo dalle poche foto disponibili una netta evoluzione che richiama i vecchi modelli cruiser di Guzzi, reinterpretandoli in salsa moderna. Un remake che sembra ben riuscito, a partire dal massiccio anteriore, passando per l’inedito motore (si parla da qualche tempo di un nuovissimo 3 valvole) fino ad arrivare al codino corto e accattivante, figlio del design delle 850 T3 California e delle Custom serie piccola degli anni 70/80.
La V7 Scrambler è una novità, ma sa di già visto. Un nuovo serbatoio, un bel manubrione e due scarichi alti, non possono di certo portare una ventata di freschezza al vetusto bicilindrico di 750cc, che anche in questa versione non sembra cambiare. Il look appare comunque molto grintoso e decisamente evocativo, come del resto tutte le piccole vintage denominate V7.
Continua a leggere: Foto Spia delle nuove Moto Guzzi California e V7 Scrambler
“La collezione ‘Desmo’ è composta da 16 fotografie d’autore, dove l’artista affianca le qualità astratte delle forme organiche e meccaniche, evidenziando sia la complessità del design che l’emozione delle moto Ducati più rappresentative.” E’ questa la descrizione che Ducati Art da alla sua ultima iniziativa, curata dall’artista Elizabeth Raab, fotografa specializzata in motori e ritratti.
La descrizione è molto chiara, ed è un elemento spesso considerato dagli artisti, fin dalla nascita dei primi mezzi a motore: affiancare l’uomo e la macchina unendoli nell’armonia delle forme. Più precisamente, si incrociano le linee di una donna e di vari modelli storici Ducati, per ricercare le relazioni fra il design artificiale e quello naturale.
Elizabeth Raab è un’artista giovane (1981), che ha sempre incluso nelle sue opere sensualità ed emozioni nell’incrocio di forme fra i soggetti e gli oggetti. Con una palette di colori molto personali, Elizabeth crea degli esempi di bellezza e realismo. La sua carriera è cominciata con il suo trasferimento a Roma nel 1999, dove ha vissuto per due anni lavorando su ritratti artistici, prima di tornare nel suo paese natale, il Nord Ovest degli Stati uniti. I suoi lavori sono stati oggetto di molte mostre in USA e Italia, e alcune collaborazioni con David Lynch, e Joseph Kosuth. Tutte le tavole, comprese le modalità di acquisto e ordine, sono consultabili sul sito Ducati Art.
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