Vietnam, il bando alle moto termiche rischia già di saltare

Il Vietnam rallenta sullo stop alle moto termiche dopo proteste pubbliche e pressioni dei produttori come Honda.

Vietnam, il bando alle moto termiche rischia già di saltare
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Marianna Bortevi
Pubblicato il 21 mag 2026

Il Vietnam sembra fare marcia indietro sul discusso piano che prevedeva il divieto delle moto a benzina nella capitale Hanoi a partire dal 2026. Dopo mesi di proteste pubbliche e forti pressioni da parte dell’industria motociclistica, il progetto iniziale appare oggi molto più ridimensionato rispetto alle intenzioni annunciate un anno fa.

La proposta originaria era estremamente ambiziosa: eliminare progressivamente le motociclette con motore termico dalla città per migliorare la qualità dell’aria, da tempo considerata una delle criticità principali della capitale vietnamita. Il problema, però, è che il Vietnam è uno dei Paesi più dipendenti dalle moto al mondo.

Secondo diverse stime, circa l’80% della popolazione utilizza abitualmente motocicli come mezzo principale di trasporto. E proprio questa realtà ha reso il piano molto più complicato da attuare rispetto alle previsioni iniziali.

Da maxi divieto a piccola zona a basse emissioni

Quando il governo cittadino di Hanoi annunciò il progetto, l’idea era quella di vietare la circolazione delle moto alimentate a benzina già da luglio 2026.

Una decisione che aveva immediatamente generato polemiche, soprattutto per i tempi considerati troppo stretti per una transizione di massa verso i veicoli elettrici. Negli ultimi mesi, però, il piano è stato progressivamente ridimensionato.

Secondo le ultime indiscrezioni, il divieto riguarderebbe ora soltanto:

  • 11 strade
  • un’area di circa 0,5 chilometri quadrati
  • esclusivamente nei weekend
  • principalmente dal venerdì sera

In pratica, più che un vero bando cittadino, il progetto si starebbe trasformando in una sorta di zona a basse emissioni, molto simile a quelle già presenti in alcune città europee. Una soluzione decisamente meno drastica rispetto all’idea iniziale.

Honda tra i principali oppositori

A complicare ulteriormente il piano ci sarebbe stata anche l’opposizione di alcuni grandi costruttori motociclistici. Tra questi spicca soprattutto Honda, marchio dominante nel mercato vietnamita delle due ruote.

Secondo diverse fonti, l’azienda giapponese avrebbe espresso apertamente dubbi sulla rapidità della transizione proposta dal governo locale, sottolineando le difficoltà economiche e infrastrutturali di un cambiamento così veloce.

Ed è facile capire il motivo.

In Vietnam le motociclette non rappresentano soltanto un mezzo di trasporto, ma una componente fondamentale della vita quotidiana e dell’economia urbana. Cambiare milioni di veicoli in pochi anni richiederebbe:

  • incentivi economici enormi
  • infrastrutture di ricarica diffuse
  • rete elettrica adeguata
  • costi accessibili per la popolazione

Elementi che oggi non sembrano ancora sufficientemente sviluppati.

Il problema non è solo ambientale

Il tema dell’inquinamento ad Hanoi resta comunque molto serio. La qualità dell’aria nella capitale vietnamita è spesso considerata critica, soprattutto durante alcuni periodi dell’anno. Le moto a combustione contribuiscono inevitabilmente alle emissioni urbane, ma rappresentano solo una parte del problema complessivo.

Ed è qui che emerge il vero nodo della questione: come migliorare rapidamente l’aria senza paralizzare la mobilità di milioni di persone.

Per molti osservatori, imporre un divieto totale in tempi così stretti rischiava di diventare una misura impossibile da applicare concretamente.

Anche perché il mercato delle moto elettriche in Vietnam è ancora in fase di crescita e non dispone di una rete di supporto paragonabile a quella necessaria per sostituire completamente i veicoli termici.

Il progetto potrebbe slittare ancora

Al momento non esiste ancora un piano definitivo approvato ufficialmente. Secondo le ultime informazioni, la decisione finale sarebbe stata rinviata a giugno, rendendo ormai molto improbabile un’applicazione concreta già dal 1° luglio 2026. Questo significa che il progetto potrebbe subire ulteriori modifiche oppure essere posticipato ancora.

La vicenda mostra bene quanto sia complesso imporre transizioni radicali nel settore della mobilità, soprattutto in Paesi dove le due ruote rappresentano il cuore del trasporto quotidiano.

Il Vietnam vuole ridurre l’inquinamento e spingere verso l’elettrico, ma farlo troppo rapidamente rischia di creare problemi economici e sociali enormi. Ecco perché Hanoi sembra ora orientata verso un approccio molto più graduale rispetto alle intenzioni iniziali.

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