Taiwan ha iniziato a pagare le persone per passare a scooter elettrici
Programma Taiwan: 124.798 veicoli sostituiti, incentivi per scooter e auto elettriche e quasi 50.000 stazioni di ricarica entro il 2022.
Taiwan accelera la sua corsa verso la neutralità climatica, puntando a trasformare radicalmente il proprio sistema di mobilità urbana. Con oltre 124.000 veicoli elettrici in circolazione e una stima di 529 milioni di tonnellate di CO₂ risparmiate, l’isola asiatica sta diventando un esempio concreto di transizione energetica nel settore dei trasporti. A rendere possibile questo cambiamento sono state politiche di incentivi mirati, investimenti infrastrutturali massicci e una sinergia tra governo centrale e amministrazioni locali, con l’obiettivo dichiarato di raggiungere la completa riduzione emissioni entro il 2050.
La spinta degli incentivi: una strategia su misura
Al centro della strategia di Taiwan c’è un articolato sistema di incentivi economici, pensato per favorire la conversione dei mezzi tradizionali in veicoli elettrici. Gli scooter elettrici, vera colonna portante della mobilità urbana locale, beneficiano di un contributo che parte da NT$3.300 (88,85 euro) per ogni veicolo, suddiviso tra riduzione delle emissioni di carbonio, premi per il riciclo e miglioramento della qualità dell’aria. Nel settore delle auto, i sussidi variano tra NT$13.000 (351 euro) e NT$16.000 (430 euro), a seconda della tipologia di motore sostituito, mentre chi passa da un veicolo ibrido riceve importi leggermente inferiori. Questa differenziazione ha permesso di incentivare sia la sostituzione dei mezzi più inquinanti sia la diffusione delle nuove tecnologie, coinvolgendo un ampio spettro di utenti.
Un modello di collaborazione multilivello
La politica degli incentivi si è rafforzata grazie all’impegno finanziario del governo centrale, che ha stanziato NT$5,885 miliardi (circa 158,5 milioni di euro) a fine 2022 per prolungare il sostegno al settore per altri quattro anni. A questa iniziativa si sono aggiunte le amministrazioni locali: città come Tainan e Kaohsiung hanno introdotto contributi propri, mentre New Taipei ha spinto ancora oltre, permettendo ai cittadini di cumulare fino a NT$39.600 (circa 1.100 euro) tra fondi nazionali e municipali per ogni nuovo acquisto. Questa sinergia ha dato vita a un ecosistema virtuoso, in cui il coordinamento tra diversi livelli di governo ha moltiplicato le opportunità per chi vuole scegliere la mobilità sostenibile.
La rivoluzione delle infrastrutture: la chiave della svolta
Uno degli elementi determinanti per il successo della transizione è stata la rapida espansione delle stazioni di ricarica. In appena cinque anni, la rete è passata da 8.400 a quasi 50.000 punti, coprendo capillarmente tutto il territorio. Questo salto ha eliminato la cosiddetta “ansia da autonomia”, rendendo l’adozione dei veicoli elettrici una scelta accessibile e sicura per tutti. Parallelamente, l’industria ha investito nello sviluppo di servizi complementari, come i sistemi di sostituzione rapida delle batterie e il riciclo dei componenti esausti, contribuendo a costruire una filiera sempre più orientata all’economia circolare.
Le sfide ancora aperte della transizione
Nonostante i risultati ottenuti, il modello taiwanese presenta ancora alcune criticità. La reale efficacia in termini di riduzione emissioni dipende dalla qualità dei veicoli elettrici, dalla durata delle batterie e, soprattutto, dalla fonte energetica utilizzata per la ricarica: se l’elettricità proviene da centrali fossili, il beneficio ambientale rischia di essere solo parziale. Un’altra questione riguarda l’accessibilità economica: le fasce di reddito più basse continuano a incontrare difficoltà nell’acquisto, anche in presenza di incentivi pubblici. Infine, la gestione del fine vita delle batterie rappresenta una sfida ancora aperta, richiedendo norme più severe e filiere di riciclo solide e trasparenti.