Moto Guzzi ex Carabinieri con sirene attive: scatta il sequestro

Tre Moto Guzzi V35 Imola ex Carabinieri sono state sequestrate perché ancora dotate di livrea, scritte e dispositivi riconducibili all’Arma.

Moto Guzzi ex Carabinieri con sirene attive: scatta il sequestro
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Marianna Bortevi
Pubblicato il 15 mag 2026

Le moto storiche ex forze dell’ordine continuano ad affascinare collezionisti e appassionati, ma dietro il fascino dei mezzi d’epoca si nasconde un aspetto spesso sottovalutato: la corretta “demilitarizzazione” burocratica e tecnica.

Lo dimostra il recente sequestro amministrativo di tre Moto Guzzi V35 Imola originariamente appartenute ai Carabinieri, finite al centro di un controllo perché ancora troppo simili ai mezzi ufficiali dell’Arma.

Le motociclette, pur essendo regolarmente in mano a privati cittadini, conservavano infatti diversi elementi identificativi istituzionali, inclusi colori, scritte e in un caso persino dispositivi acustici e luminosi funzionanti. Una situazione che, secondo la normativa italiana, può comportare conseguenze molto pesanti.

Perché le Moto Guzzi ex Carabinieri sono state sequestrate

Le tre Moto Guzzi sequestrate erano ex mezzi di servizio dell’Arma dei Carabinieri e risultavano ancora caratterizzate dalla classica livrea blu istituzionale con scritte ufficiali ben visibili. Durante i controlli, gli agenti hanno inoltre verificato che almeno una delle moto fosse ancora dotata di sirene e lampeggianti funzionanti.

Ed è proprio questo il punto più delicato. Secondo il Codice della Strada e le norme sulla pubblica sicurezza, un veicolo privato non deve mai poter essere confuso con un mezzo in servizio appartenente alle forze dell’ordine.

La presenza di elementi ufficiali come stemmi, scritte “Carabinieri”, colorazioni istituzionali o dispositivi di emergenza può infatti indurre i cittadini in errore, creando potenziali problemi di sicurezza e ordine pubblico.

Per questo motivo, quando un mezzo ex ordinanza viene dismesso o venduto tramite asta pubblica, deve essere completamente privato di tutti i riferimenti riconducibili ai corpi dello Stato.

Cosa dice la legge sui veicoli ex militari

Il tema è regolato da diverse norme italiane, incluse disposizioni del Codice Penale e del Codice della Strada. Tra i riferimenti più citati c’è l’Articolo 497-ter del Codice Penale, relativo al possesso di segni distintivi contraffatti o utilizzati impropriamente.

In pratica, anche se il veicolo è stato acquistato legalmente, il proprietario non può mantenerlo in configurazione identica a quella originale di servizio. Questo vale non solo per le auto e le moto dei Carabinieri, ma anche per mezzi appartenuti a Polizia, Guardia di Finanza, Vigili del Fuoco o altri corpi istituzionali.

La normativa impone quindi la rimozione o la modifica di:

  • scritte ufficiali
  • stemmi istituzionali
  • colorazioni troppo riconoscibili
  • sirene e lampeggianti
  • dispositivi acustici di emergenza

Anche il semplice mantenimento della livrea originale può diventare un problema se il mezzo resta facilmente confondibile con uno operativo.

Nemmeno i registri storici salvano dalla normativa

Uno degli aspetti che sorprende molti collezionisti riguarda il fatto che neppure l’iscrizione ai registri storici come ASI o FMI consente automaticamente di circolare con configurazione originale completa.

La registrazione storica certifica il valore collezionistico del mezzo, ma non annulla le limitazioni previste dalla legge sulla circolazione stradale.

Esistono alcune deroghe specifiche, ad esempio per eventi autorizzati, rievocazioni storiche, set cinematografici o parate ufficiali, ma anche in questi casi vengono spesso richieste precauzioni particolari. In alcune manifestazioni i mezzi devono infatti essere trasportati su carrello oppure circolare con scritte e simboli coperti temporaneamente.

Rischi elevati per i collezionisti

Nel caso delle Moto Guzzi V35 Imola sequestrate, le conseguenze per i proprietari sono state piuttosto pesanti. Oltre al sequestro amministrativo dei mezzi, sono state elevate sanzioni economiche che possono variare da poche centinaia fino a diverse migliaia di euro, a seconda della situazione specifica.

In casi più gravi possono addirittura scattare ipotesi di reato legate all’usurpazione di titoli o all’utilizzo improprio di distintivi istituzionali. Per questo motivo chi acquista un veicolo ex militare o ex forze dell’ordine deve prestare massima attenzione prima di utilizzarlo su strada pubblica.

La soluzione più sicura consiste nel modificare chiaramente la livrea originale, eliminare ogni riferimento ufficiale e disattivare permanentemente eventuali dispositivi speciali.

Per molti appassionati queste moto rappresentano un pezzo importante della storia italiana, ma il fascino del collezionismo non può prescindere dal rispetto delle regole. Perché trasformare un veicolo storico in un perfetto “clone” operativo può trasformare rapidamente una passione in un problema legale molto serio.

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